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EP5 – Mannaggia al coronavirus

Nota bene: tocca fare una premessa anziché un post scriptum, perché la situazione è delicata e il rischio di essere fuori luogo è altissimo. Posto che:

 

  • i problemi gravi sono altri, e mai come ora abbiamo cognizione di questa frase retorica;
  • il pensiero va a tutti gli ammalati, a chi lavora notte e giorno negli ospedali, a chi offre servizi e assistenza 24 ore su 24;
  • ne usciremo in qualche modo, anche se non si vede la luce in fondo al tunnel;
  • parlo in prima persona (a volte anche in terza persona, perché mio marito è nella stessa situazione), il che potrebbe risultare stucchevole

Spero che questa riflessione possa essere uno spunto su cui lavorare, per trovare soluzioni come comunità di freelance e lavorare a eventuali piani di auto-aiuto in caso di future situazioni emergenziali.

Fino a poco tempo fa – hai anche tu la sensazione che questa situazione duri da sempre? – mi sentivo una privilegiata in pace col mondo. Intendiamoci: non siamo nemmeno lontanamente ricchi. Mio marito e io siamo entrambi freelance. Però abbiamo fatto una scelta di vita e sacrifici e ci siamo accollati un mutuo per provare ad avere un posto al mare dove stare. Mio marito ci si vorrebbe trasferire definitivamente. Molto prima che iniziasse tutto questo e con tutte le precauzioni del caso, mi sono spostata con la famiglia nella casa al mare. Appresso, oltre ai figli e al marito, mi sono portata i nonni (essenziali per badare ai bimbi mentre si lavora), il cane e il gatto dei miei. L’idea era quella di stare una settimana, perché all’epoca si credeva ingenuamente che sarebbe passato tutto in poco tempo.

Le mie giornate erano scandite dal sole, il rumore del mare e un lavoro da giornalista freelance che si divideva tra un tavolo in una spiaggia deserta e un bar di amici con vista mare. L’unico fastidio era rappresentato dall’atteggiamento inquisitorio degli abitanti del paese, che sempre più ci vedevano come gli untori invasori provenienti dal nord.

Poi è arrivato per tutti, anche per me privilegiata, il D.P.C.M. dell’8 marzo (quello della bozza diffusa prima come fosse uno scoop, per capirci), che ha imposto misure restrittive a chiunque.

Morale: niente più lavoro da spiagge e bar, condivisione degli spazi di una casa di 90 metri quadrati tra quattro adulti e due bambini (gli animali, in questo caso, sono ignari spettatori di una nevrosi collettiva e se ne stanno nel loro: come sempre sono più lungimiranti di noi).


Su indicazione del vademecum diffuso da Slow-News, utile per non sbroccare, mi sono presa del tempo e ho fatto una lista delle difficoltà riscontrate in soli due giorni di quarantena forzata. Perché è importante condividerle? Perché sono convinta che tutti, in modi diversi e con intensità differente, si sia ritrovato a vivere suo malgrado queste condizioni.

  • Fatica a riorganizzare le idee. Essendo l’incaricata della spesa e delle varie commissioni, devo barcamenarmi per gestiere al meglio, in poco tempo e con pochissime uscite, farmacie e negozi. Poi c’è l’acqua da prendere alla casetta comunale dedicata, i corrieri da gestire, il medico da chiamare per farsi mandare le ricette via mail, il toner della stampante che finisce improvvisamente e robe così. Il che sottintende anche il carico mentale di dover pensare a cosa cucinare per 6 persone e a fare provviste di conseguenza, con la spesa online che non aiuta e i servizi di spesa a domicilio che ti viene da lasciare a chi ne ha davvero bisogno. Per fortuna, questo carico mentale posso dividerlo con mia mamma, anche se lei proprio non la facciamo andare a fare la spesa. Conseguenza: piano lavorativo quotidiano da riadattare ai tempi e ai bisogni contingenti.
  • Claustrofobia. Girare tutto il tempo delle commissioni (di cui sopra) con la mascherina (sì, lo so che alcuni non sono d’accordo, ma è anche un modo per proteggere gli altri) mi sta rendendo claustrofobica. Me ne accorgo quando sono nei luoghi chiusi o dopo dieci minuti che indosso la protezione naso-bocca: mi manca il fiato. Il che non aiuta il mio problema d’ansia. Inizia la sudorazione, la tachicardia e gli imprechi al mondo. Inizio a essere claustrofobica anche dopo qualche ora consecutiva passata in casa con troppi umani vicini tra di loro. Per fortuna la mia psycho si è resa disponibile al telefono e ho un cane che mi segue rassegnato quando non ce la faccio e devo evadere. Perché forse non si capisce, come quando ci si è messi a dare la caccia ai runner, ma ci sono casi in cui è una necessità.
  • Senso di smarrimento. Mai come in questi giorni siamo bombardati dalle notizie e dalla necessità di avere aggiornamenti. Inevitabilmente, si entra in un loop infernale e il cervello si fa carico di una serie di informazioni che fatica a processare. A ciò si aggiunge il tempo maggiore che si passa davanti ai device e alla tv, fino a che arriva il burn-out. Lo smarrimento è solo uno dei sintomi di questa situazione di incertezza. Nel mio caso, c’è anche il mal di testa cronico.
  • Trovare il posto ideale per lavorare. Questo è un problema che accomuna molti freelance in situazione di normalità, figuriamoci in una situazione d’emergenza come questa. Mentre scrivo questo pezzo sto scrivendo dalla cameretta dei bimbi e sto usando un comodino come scrivania. Al di là della porta ci sono i miei figli e mio marito che giocano a calcio. Il numero di interruzioni da parte dei componenti della famiglia? Ennemila. Il numero di volte in cui nell’aere si sente chiamare «mamma!»? impossibile da conteggiare. L’alternativa è il balcone.
  • Tante idee confuse e aggrovigliate. Quando finalmente si riesce a trovare un luogo consono, e c’è una parvenza di silenzio in casa, le idee su cosa fare affastellano la mente: articoli? Video tutorial? Campagne social? Corsi online? E si inizia con le liste. Che vengono puntualmente disattese, perché tutto sembra una priorità. Se può essere una condizione normale e diffusa in situazioni di normalità, ancora una volta, figuriamoci in questi giorni.
  • Paura di non fatturare. L’abbiamo pensato tutti: e se quel cliente mi blocca il lavoro e non mi paga più? Se perdo quella consulenza? Come faccio a pagare l’affitto dei prossimi due mesi? La paura fa compiere imprudenze, tipo riempire l’agenda di aprile e maggio all’inverosimile, prendere lavori sotto pagati o clienti spiacevoli e inconcludenti. Ne so qualcosa.
  • Tendenza a spendere. Mai come in questi giorni sono portata a fare acquisti online. Fatto salvo per quelli necessari (per dire, non mi ero portata abbastanza vestiti per me e mio marito), mi sono resa conto che come antidoto antistress tendo a desiderare di fare acquisti compulsivi: un libro, il biglietto di un concerto a ottobre, una crema. Sarà il desiderio inconscio di tornare alla normalità, sta di fatto che devo fare un enorme lavoro di autocontrollo.
  • Creatività, questa sconosciuta. Il nostro è un lavoro creativo. Metodico, ma creativo. Vi lascio immaginare il mio livello di creatività in questo momento. Ho provato con i disegni, la meditazione, la mindfulness. Niente, ho bisogno di natura e solitudine, non ce n’è. In questo momento invidio molto le persone come mio marito, che in una situazione come quella emergenziale tira fuori il meglio di sé e il massimo della produttività.
  • Mancanza di sazietà. In questi giorni potrei mangiare e bere prosecco all’infinito. E non è il pre-ciclo. I tempi dilatati, i momenti di noia, di ansia e i prodotti liguri mi danno alla testa. Letteralmente. Compensa il fatto che faccio lunghe passeggiate al mare traversate dal divano alla sedia.
  • Meteoropatia. C’è chi sottovaluta la meteoropatia, chi ne soffre e lo patisce molto (alzo la mano). Se col sole è un disturbo gestibile, col brutto tempo peggiora a dismisura. Ora, pensate alla prima giornata di sole quasi primaverile e al primo cielo terso. Voi in casa. Gli imprechi a pioggia. Stavolta ho un consiglio: mettersi davanti alla finestra e farsi baciare dal sole.

(AC)

[Questo pezzo fa parte della serie giornalistica “Emergenza” di Slow News. Abbiamo ritenuto di renderlo disponibile liberamente, anche a chi non fa parte della comunità di lettrici e lettori di Slow News. Se vuoi sostenerci, puoi decidere tu quanto pagare. Questo pezzo è in aggiornamento grazie ai vostri contributi]

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