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PNRR - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Missione 1: Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo

Connettività e digitalizzazione sono i due principi sulla base dei quali vengono declinati gli interventi che rientrano nel primo capitolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una voce che assorbirà 40,32 miliardi dei 191 totali che compongono il piano e che impatterà su diversi settori, come le infrastrutture energetiche e logistiche, la scuola e la sanità, la cultura ed il turismo, la pubblica amministrazione.

Il punto di partenza è molto basso, se si pensa che l’Italia si trova al 25simo posto (su 28) nell’indice Desi, un indicatore elaborato annualmente dalla Commissione europea per misurare il livello di digitalizzazione dei paesi membri. Una scalata nella classifica ovviamente non fine a sé stessa, ma importante perché si traduce in una riduzione del divario esistente con il resto d’Europa e in un aumento della competitività del sistema paese.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​ ​​​​​​​​​​​​​​

La missione si articola in tre componenti:

C1. Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pa
C2. Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo
C3. Turismo e cultura 4.0

Componente 1. Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pa

Questa componente, per la quale sono stati stanziati 9,75 miliardi di euro, si pone come obiettivo principale quello di digitalizzare la pubblica amministrazione, supportando la migrazione verso il cloud e garantendo l’interoperabilità tra le banche dati in possesso delle singole amministrazioni. Questa transizione verso il digitale dovrebbe ridurre tempi e costi dei procedimenti amministrativi e sostenere gli interventi di riforma nel settore della giustizia per ridurre il carico pregresso di procedimenti civili e penali.

La componente si articola, a sua volta, in tre ambiti di intervento:

1. Digitalizzazione PA
2. Innovazione PA
3. Innovazione organizzativa del sistema giudiziario

Qui puoi vedere come sono divisi gli investimenti per la Componente 1

Ambito di intervento 1. Digitalizzazione PA

Questo ambito assorbirà risorse per 6,14 miliardi di euro. Si articola in sette investimenti e tre riforme.

Investimento 1.1. Infrastrutture digitali

La digitalizzazione della pubblica amministrazione dovrà seguire un approccio cloud first. In altre parole, i dati non dovranno più essere conservati negli 11mila data center attualmente distribuiti su tutto il territorio italiano. Un’operazione da 900 milioni di euro, che porrà le pubbliche amministrazioni di fronte a un’alternativa: migrare sul Polo strategico nazionale, una nuova infrastruttura, oppure sul cloud di uno degli operatori di mercato che verranno certificati.


Investimento 1.2. Abilitazione e facilitazione migrazione al cloud

Il PNRR stanzia 1 miliardo di euro per finanziare un programma di supporto nella transizione al cloud rivolto alle amministrazioni locali. Queste ultime saranno seguite in tutta la fase di migrazione verso il cloud. Per le amministrazioni minori (il piano non specifica le dimensioni ma è ipotizzabile il riferimento ai piccoli comuni) sarà obbligatoria l’aggregazione in raggruppamenti dedicati. Obiettivo collaterale, ma non meno importante, di questo passaggio è lo sviluppo di un ecosistema di imprese e startup che possano integrare e migliorare l’offerta e la qualità dei software dedicati alla pubblica amministrazione.


Investimento 1.3. Dati e interoperabilità

Ulteriore obiettivo obiettivo della digitalizzazione della Pubblica amministrazione è quello di garantire l’interoperabilità delle banche dati della Pa. Questo dovrebbe innanzitutto riflettersi su una piena applicazione del principio once only​​​​​​​. Significa che le informazioni relative ai cittadini dovranno essere a disposizione di tutte le amministrazioni, senza che sia necessario ribadirle in ogni occasione. Le singole amministrazioni avranno accesso a una Piattaforma nazionale dati, da sviluppare con una parte dei 650 milioni destinati a questo investimento, che fornirà loro accesso ad una serie di cataloghi di dati, così che non abbiano più necessità di richiederli ai cittadini.

Investimento 1.4. Servizi digitali e cittadinanza digitale

La transizione verso il digitale della pubblica amministrazione passa anche dall’aumento della diffusione dell’utilizzo di applicazioni come PagoPA, la piattaforma dedicata ai pagamenti, e IO, l’app attraverso la quale sono stati erogati i bonus durante la pandemia, per esempio, e sulla quale viene rilasciato il pass vaccinale. I 2,01 miliardi stanziati per questo investimento serviranno però anche a lanciare nuovi servizi. Ad esempio una piattaforma unica di notifiche digitali che abbiano lo stesso valore legale di quelle cartacee ma costi decisamente inferiori. Si punta anche a sperimentazioni nell’ambito della mobilità per rendere più efficiente il trasporto urbano. Infine sarà rafforzato il sistema di identità digitale a partire da Spid (il Sistema Pubblico d’Identità Digitale) e Cie (la Carta d’Identità elettronica), ma con l’obiettivo di convergere verso una soluzione integrata.

Investimento 1.5. Cybersecurity

Il passaggio al digitale pone ovviamente anche dei temi di sicurezza. Per questa ragione il PNRR stanzia 620 milioni di euro per il rafforzamento della cyber security, a loro volta articolati in quattro filoni di azione. Il primo è un rafforzamento dei presidi di front-line per la gestione degli alert e degli eventi a rischio. Il secondo è un rafforzamento delle capacità di tecniche di valutazione della sicurezza degli hardware e dei software utilizzati. Necessaria anche l’immissione di nuovo personale, sia nella Pa che nei corpi di polizia giudiziaria, formato su queste tematiche. Infine, si punta a irrobustire le unità incaricate di proteggere la sicurezza nazionale e a rispondere alle minacce di natura informatica.


Investimento 1.6. Digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali

Il PNRR stanzia 610 milioni dedicati alla digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali. Si tratta, ad esempio, del ministero della Giustizia, con la digitalizzazione dei fascicoli cartacei e la creazione di archivi (data lake) per la giustizia ordinaria e il Consiglio di Stato, o di quello del Lavoro, per cui si pensa alla digitalizzazione degli applicativi di Inps e Inail. Ci sono poi la Difesa e la Guardia di Finanza e infine il ministero degli Interni, che potrebbe digitalizzare alcuni servizi al cittadino.


Investimento 1.7: Competenze digitali di base

Tutti gli interventi precedenti, per essere pienamente efficaci, dovranno essere accompagnati da uno sforzo nella piena diffusione di competenze digitali di base. Misure più tradizionali, come la creazione di piattaforme educative o la formazione per l’inserimento nel mondo del lavoro, saranno affiancata da attività inedite, come il coinvolgimento dei giovani che partecipano al Servizio civile nazionale affinché aiutino un milione di persone ad acquisire competenze digitali di base. Per raggiungere questi obiettivi, il PNRR stanzia 200 milioni.

Riforma 1.1. Processo di acquisto ICT

L’obiettivo è quello di velocizzare le procedure di acquisto ICT (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione). A questo scopo sarà creata una white list di fornitori certificati, quindi sarà definito un percorso velocizzato per gli acquisti di forniture ICT che rientrano nel PNRR, infine sarà sviluppata un’interfaccia che consenta una selezione dei prodotti veloce ed intuitiva.


Riforma 1.2. Supporto alla trasformazione della PA locale

Il piano prevede la creazione di una struttura composta da un team centrale con competenze di project management affiancato da unità di realizzazione che si dovranno interfacciare con i fornitori locali delle pubbliche amministrazioni per gestire il passaggio al cloud. Quindi verrà creata una nuova società che si occuperà di software development & operations management per le amministrazioni centrali. Questa riforma impegnerà risorse per 160 milioni di euro.

Riforma 1.3. Introduzione linee guida “cloud first” e interoperabilità

Questa riforma contiene un pacchetto di provvedimenti che vogliono rendere più semplice il contesto normativo allo scopo di velocizzare il processo di digitalizzazione. Il primo passo riguarda l’integrazione del domicilio digitale e dell’anagrafe nazionale. Per sollecitare le amministrazioni a migrare verso il cloud, saranno introdotti dei disincentivi (che per il momento il piano non circostanzia) per le realtà che non effettueranno il trasferimento. L’ultimo obiettivo riguarda la piena interoperabilità dei dati in possesso delle pubbliche amministrazioni, che potranno così scambiarli senza dover richiedere continue autorizzazioni.

Ambito di intervento 2. Innovazione PA

Per questo ambito, che si articola in tre investimenti e altrettante riforme, saranno impegnati 1 miliardo e 270 milioni di euro.


Investimento 2.1. Portale unico del reclutamento

L’obiettivo, per il quale vengono impegnati 20 milioni di euro, è quello di implementare una piattaforma digitale sulla quale le amministrazioni potranno consultare i profili dei candidati, velocizzando così la preselezione dei potenziali assunti. Contestualmente, saranno riscritte le regole di assunzione con l’obiettivo di facilitare l’ingresso di figure tecniche e specializzate, che saranno assunte a tempo determinato grazie ai fondi dello stesso PNRR. L’eventuale assunzione a tempo indeterminato di queste figure dovrà essere sostenuta invece con risorse proprie da parte delle singole amministrazioni.

Investimenti 2.2. Task force digitalizzazione, monitoraggio e performance

Si tratta di un organismo composto da mille professionisti, che opererà per un periodo di tre anni a supporto delle amministrazioni nella transizione al digitale. Il loro compito sarà quello di realizzare un catalogo di tutte le procedure amministrative, semplificarle e, dove possibile, estendere i meccanismi di silenzio-assenso. L’obiettivo in termini numerici è quello di semplificare circa 200 procedure entro il 2023, 600 entro la fine del piano nazionale di ripresa e resilienza. Per rendere questo procedimento trasparente, sarà attivato un sistema di monitoraggio dei tempi per tutte le amministrazioni pubbliche. Tutto questo impegnerà 730 milioni di euro.


Investimento 2.3. Competenze e capacità amministrativa

Il piano impegna 490 milioni per la formazione del personale della pubblica amministrazione. Sono tre le linee di intervento previste. La prima riguarda il ricorso ai MOOC (Massive open online courses), ovvero corsi on line. L’obiettivo è di attivarne un centinaio e di aggiornarli nel corso degli anni, che possano essere fruiti da un ampio numero di persone. Tra i temi affrontati, ovviamente, ci saranno innanzitutto quelli legati al PNRR. Il secondo passaggio consiste nell’introduzione delle comunità di pratica, ovvero gruppi di persone che si occupano delle medesime tematiche all’interno di diverse amministrazioni che in questi contesti possono condividere conoscenze e buone pratiche. L’obiettivo è di attivare una ventina di queste comunità, ognuna con un tema verticale, che coinvolgano tra i 100 e i 150 soggetti ciascuna. Infine, anche con un parziale ricorso ai Fondi strutturali 2021-2027, 480 amministrazioni locali di medie e piccole dimensioni saranno coinvolte in processi di trasformazione dei modelli operativi che vadano nella direzione del lavoro da remoto, della digitalizzazione e della semplificazione delle procedure.

Riforma 2.1. Accesso e reclutamento

Per rendere più efficiente la selezione del personale pubblico, si punta a rivedere gli strumenti per l’analisi dei fabbisogni di competenze e a modificare i meccanismi di preselezione valorizzando non solo le conoscenze, ma anche le competenze. Inoltre, ai canali ordinari di reclutamento saranno previsti programmi dedicati agli alti profili, ad esempio giovani con qualifiche elevate, e quelli specialistici.

Riforma 2.2. Buona Amministrazione e semplificazione

L’obiettivo di questa riforma è quello di ridurre i tempi per la gestione delle procedure, specialmente quelle che richiedono l’intervento di più soggetti. Una riforma che viene presentata come il presupposto per ulteriori liberalizzazioni e semplificazioni.


Riforma 2.3. Competenze e carriere

Questa riforma mira a rimuovere alcune norme che impediscono l’apertura della mobilità dei dipendenti pubblici tra diverse amministrazioni. L’obiettivo di fondo è quello di rendere maggiormente attrattivi i ruoli non dirigenziali non solo per le posizioni di ingresso, ma anche a metà carriera. Allo stesso tempo, vuole offrire ai funzionari migliori delle prospettive di carriera alternative alla dirigenza. Questa operazione avrà un costo di 20 milioni di euro.

Ambito di intervento 3. Innovazione organizzativa del sistema giudiziario


Questo ambito è finanziato con 2,34 miliardi di euro e si articola in due investimenti.


Investimento 3.1. Investimento in capitale umano per rafforzare l’Ufficio del processo e superare le disparità tra tribunali

Questo investimento assorbirà la quasi totalità dei fondi destinati a questo ambito di intervento (2,3 miliardi) e consisterà nell’assunzione a tempo determinato di personale che dovrà assistere i giudici nello smaltimento delle processi pendenti. Nello specifico:

  • assunzione con contratto triennale di 1.600 neo laureati, 750 diplomati specializzati e 3mila diplomati che costituiranno lo staff amministrativo e tecnico di supporto agli uffici giudiziari.
  • assunzione con contratto a tempo determinato, la cui durata non viene specificata, di circa 16.500 laureati in legge, economia e commercio e scienze politiche che formeranno lo staff dell’Ufficio del processo. Ovvero dovranno collaborare allo studio dei casi e della giurisprudenza pertinente, predisporre le bozze dei provvedimenti e alla raccolta della prova dichiarativa nel processo civile. Circa 400 di questi nuovi assunti saranno assegnati al progetto di innovazione organizzativa della Corte di Cassazione che prevede la revisione delle sezioni civili, in particolare quella tributaria e quella che si occupa di immigrazione e diritto di asilo.
  • creazione di 1.500 posizioni di coordinatori tra il personale già in forza al ministero della Giustizia, che dovranno gestire le nuove risorse.

Tutto questo percorso sarà accompagnato da un piano di formazione dei neo assunti promosso in collaborazione con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione e la Scuola Superiore della Magistratura.


Investimento 3.2. Rafforzamento dell’Ufficio del processo per la Giustizia amministrativa

I restanti 40 milioni serviranno a finanziare un piano straordinario di assunzioni a tempo determinato. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di contribuire alla riduzione dei procedimenti pendenti. Nello specifico saranno assunti con un contratto a tempo determinato della durata di 30 mesi 250 funzionari e 90 assistenti informatici. Questi soggetti saranno impiegati nelle sedi che oggi presentano il numero maggiore di arretrati, ovvero il Consiglio di Stato, la sede romana del Tar del Lazio e quella milanese del Tar della Lombardia, le sedi napoletana e salernitana del Tar della Campania, quelle di Palermo e di Catania del Tar della Sicilia, il Tar del Veneto. Anche in questo caso, il personale inserito sarà coinvolto in corsi di formazione.

Componente 2. Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo


Questa componente ha l’obiettivo di aumentare la competitività del sistema produttivo nazionale. Il primo passo in questa direzione sarà compiuto rafforzando la politica di incentivi fiscali per chi investe sul digitale e sull’industria 4.0. Sono inoltre previste misure di sostegno per i settori ad alto contenuto tecnologico. L’implementazione di queste politiche non può inoltre prescindere dallo sviluppo di una rete fissa e mobile ad altissima capacità. Sono inoltre previsti interventi per le Pmi sul piano dell’internazionalizzazione e del rafforzamento delle filiere produttive più innovative e strategiche.

Questa componente si articola in un unico ambito di intervento da 23,89 miliardi di euro, suddivisi in 5 investimenti e una riforma.

Investimento 1. Transizione 4.0

Con 13,38 miliardi di euro dedicati è l’investimento che assorbe la quota più alta di risorse nell’ambito di questa componente. Si tratta di un’evoluzione del programma Industria 4.0 introdotto nel 2017, rispetto al quale sono tre le differenze principali. Intanto si conferma l’ampliamento dei potenziali beneficiari, già introdotto nel 2020, grazie alla sostituzione dell’iper-ammortamento con appositi crediti fiscali. Inoltre è previsto che il riconoscimento del credito non si limiti più all’orizzonte annuale, ma tenga conto di tutti gli investimenti effettuati tra il 2021 ed il 2022. Infine vengono estesi gli investimenti immateriali agevolabili e vengono aumentate le percentuali di credito e l’ammontare massimo degli investimenti incentivati.

La misura prevede il riconoscimento di tre tipologie di crediti alle imprese che investono in beni capitali, ricerca, sviluppo e innovazione e in attività di formazione alla digitalizzazione. La stima è che nel triennio 2020-2022 possa essere utilizzato da 15mila imprese per la digitalizzazione e da 10mila imprese per la circa ogni anno.

Previsti anche interventi dedicati alla formazione alla competenze digitali, rivolti sia ai dirigenti che ai dipendenti in cassa integrazione.

Investimento 2. Investimenti ad alto contenuto tecnologico

I 340 milioni destinati a questo capitolo serviranno a garantire un contributo pari al 40% delle spese sostenute dalle aziende che investono in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia.

Investimento 3. Reti ultraveloci (banda ultra-larga e 5G)

L’Italia vuole portare connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026, anticipando di quattro anni il termine fissato dalla strategia europea Digital Compass. Anche in questo caso, oltre ad un cospicuo investimento quantificato in 6,71 miliardi, il percorso prevede anche una semplificazione dei processi autorizzativi. Le risorse stanziate serviranno innanzitutto a realizzare il piano “Italia a 1 Giga”, che prevede la connessione a 8,5 milioni di famiglie ed imprese nelle aree nere e grigie a fallimento di mercato. Questo percorso prevede di connettere anche 450mila unità immobiliari in aree remote, le cosiddette case sparse. Previsto anche il completamento del piano “Scuola connessa”, per portare la fibra a 1 Gbps nei 9mila edifici scolastici che ancora ne sono sprovvisti. Tra gli obiettivi anche la connettività a 1 Gbps per 12mila edifici che fanno riferimento al sistema sanitario nazionale.

Il piano prevede inoltre di connettere con cavi in fibra ottica sottomarina 12 isole minori, oltre che di incentivare la diffusione della rete mobile 5G nelle zone a fallimento di mercato. Previsti anche interventi per accelerare la diffusione della copertura 5G lungo oltre 2mila chilometri di corridoi di trasporto europei e 10mila chilometri di strade extra-urbane.

Investimento 4. Tecnologie satellitari ed economia spaziale

Grazie a risorse per 1,49 miliardi sarà data attuazione al piano nazionale dedicato al potenziamento dei sistemi di osservazione della terra per il monitoraggio dei territori e dello spazio extra-atmosferico e a rafforzare le competenze nazionali nella space economy. Le risorse stanziate dal PNRR copriranno solo una quota degli investimenti definiti per queste linee di intervento.

Investimento 5. Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione

Questo investimento assorbe 1,95 miliardi di euro e si articola in due sub-misure. La prima vede un rifinanziamento del Fondo introdotto dalla legge 394/81 e gestito da Simest, società controllata dalla Cassa depositi e prestiti che fornisce prestiti agevolati a imprese italiane che operano sui mercati esteri. I fondi andranno alle Pmi con lo scopo di favorirne la competitività in termini di innovazione e sostenibilità.

La seconda sub-misura si concentra invece sulle filiere produttive e vuole supportare gli investimenti, sia attraverso contributi che con prestiti agevolati, mediante i Contratti di sviluppo. La stima è che si possano implementare circa 40 contratti, in particolare nel Mezzogiorno.

Riforma 1. Riforma del sistema della proprietà industriale

Il 2021 vedrà lo svolgimento di un processo di consultazione pubblica che dovrà portare ad una riforma del sistema della proprietà industriale, nell’ambito di una strategia pluriennale che conferisca valore all’innovazione e incentivi gli investimenti.

Componente 3. Turismo e cultura 4.0

Questa componente mira ad investire su turismo e cultura come elementi centrali sia della transizione ecologica che della digitalizzazione. L’obiettivo è il rilancio economico di due dei settori tra i più duramente colpiti dalla pandemia da Sars-CoV-2. Gli interventi riguarderanno tutti i luoghi della cultura, compresi i parchi, dalle grandi città ai piccoli borghi.

Questa componente si articola in quattro ambiti di intervento:

1. Patrimonio culturale per la prossima generazione

2. Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale

3. Industria culturale e creativa 4.0

4. Turismo 4.0

Ambito di intervento 1. Patrimonio culturale per la prossima generazione


Questo ambito di intervento si articola in tre investimenti e potrà contare su fondi per 1,1 miliardi di euro.

Investimento 1.1. Strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale

La digitalizzazione riguarderà anche il patrimonio culturale custodito all’interno di musei, archivi e biblioteche. Grazie a fondi per 500 milioni sarà creata un’infrastruttura digitale nazionale, che le renderà disponibili per la fruizione pubblica.

Investimento 1.2. Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi

per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura

Uno stanziamento da 300 milioni che dovrà servire ad eliminare le barriere senso-percettive architettoniche, culturali e cognitive nei luoghi della cultura, oltre che a formare il personale rispetto a queste tematiche.

Investimento 1.3. Migliorare l’efficienza energetica nei cinema, nei teatri e nei musei

Uno stanziamento da 300 milioni di euro che finanzierà interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica di cinema, teatri e musei.

Ambito di intervento 2. Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale


Per questo ambito di intervento i fondi a disposizione ammontano a 2,72 miliardi di euro, distribuiti su quattro investimenti.

Investimento 2.1: Attrattività dei borghi

Uno stanziamento di 1 miliardo e 20 milioni che saranno distribuiti attraverso il Piano nazionale borghi con l’obiettivo di rilanciare il turismo nei borghi, specie in zone svantaggiate. Gli interventi riguarderanno il recupero del patrimonio storico e la riqualificazione degli spazi pubblici, la creazione di servizi culturali e la promozione di nuovi itinerari. Previsti anche sostegni finanziari per le piccole attività per il rilancio delle economie locali. 

Investimento 2.2. Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale

I 600 milioni inseriti in questo investimento verranno impiegati per la valorizzazione di edifici storici rurali di proprietà di privati, con l’obiettivo di favorire il turismo sostenibile in queste aree, così come di valorizzare la produzione legata al mondo agricolo e all’artigianato tradizionale.

Investimento 2.3. Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici

Uno stanziamento da 300 milioni di euro destinato alla rigenerazione di parchi e giardini storici.

Investimento 2.4. Sicurezza sismica nei luoghi di culto, restauro del patrimonio culturale delFondo Edifici di Culto (FEC) e siti di ricovero per le opere d’arte (Recovery Art)

Uno stanziamento da 800 milioni di euro per ridurre il rischio sismico nei luoghi di culto, per restaurare il patrimonio Fondo edifici di culto (FEC) e per realizzare depositi per il ricovero di opere d’arte coinvolte in calamità naturali.

L’investimento prevede inoltre la realizzazione del Centro Funzionale Nazionale per la salvaguardia dei beni culturali da rischi di natura antropica e naturale.

Ambito di intervento 3. Industria culturale e creativa 4.0


Questo ambito di intervento assorbirà risorse per 460 milioni di euro. Si articola in una riforma e due investimenti.

Riforma 3.1: Adozione di criteri ambientali minimi per eventi culturali

L’obiettivo è quello di includere elementi di natura sociale e ambientale negli appalti pubblici legati all’organizzazione di eventi culturali.

Investimento 3.1. Sviluppo industria cinematografica (Progetto Cinecittà)

Serviranno 300 milioni di euro per rilanciare l’industria cinematografica italiana. Il progetto vuole innanzitutto potenziare gli studi cinematografici di Cinecittà, così che possa attirare grandi produzioni internazionali. Quindi rilanciare le attività della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia e più in generale rafforzare le capacità e le competenze degli operatori del settore nell’ambito della transizione digitale.

Investimento 3.2. Capacity building per gli operatori della cultura per gestire la transizione digitale e verde

Questo investimento, pari a 160 milioni di euro, si pone l’obiettivo di promuovere l’adozione delle tecnologie digitali lungo tutta la filiera turistica e di incentivare un approccio sostenibile da parte degli operatori.

Ambito di intervento 4. Turismo 4.0

Questo ambito di intervento potrà contare su 2,4 miliardi di euro. Si articola in 3 investimenti e una riforma.

Investimento 4.1. Hub del turismo digitale

Grazie a uno stanziamento pari a 110 milioni di euro, verrà creata una piattaforma digitale che faccia da hub dell’intera offerta turistica nazionale. Un progetto che parte da una revisione del portale Italia.it, ampliando il portafoglio dei servizi offerti e sviluppando contenuti editoriali rivolti a specifici gruppi di turisti. L’esempio citato nel PNRR è quello relativo a contenuti per i turisti provenienti dall’Asia. Il passo successivo è quello della costruzione di un database e dell’implementazione di algoritmi di machine learning che analizzino i dati relativi ai comportamenti online dei turisti e ai flussi turistici. Infine sarà sviluppato un “Kit di supporto per servizi digitali di base” destinato ai gestori delle attività turistiche per aiutarli a migliorare la qualità dei servizi digitali erogati.

Investimento 4.2. Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche

Gli 1,79 miliardi di euro che compongono questo investimento verranno suddivisi in diverse attività: 530 milioni saranno utilizzati come credito fiscale per le imprese turistiche che investono per migliorare la sostenibilità ambientale degli edifici ricettivi, 748 milioni finanzieranno il fondo di fondi BEI con l’obiettivo di generare investimenti per oltre 2 miliardi di euro nel turismo di montagna, nel settore business e nel turismo sostenibile. Altri 150 milioni serviranno per riqualificare immobili ad alto potenziale turistico. Ancora, 358 milioni andranno alla sezione speciale Turismo del Fondo centrale di garanzia per facilitare l’accesso al credito delle imprese turistiche e dei giovani che vogliono avviare una propria attività in questo settore.

Investimento 4.3: Caput Mundi-Next Generation EU per grandi eventi turistici

I 500 milioni legati a questo investimento vogliono creare un itinerario turistico che valorizzi i luoghi meno noti della capitale. L’idea di fondo è quella di decongestionare le grandi attrazioni turistiche, deviando una parte dei visitatori verso realtà ugualmente interessanti ma meno conosciute. Il tutto anche sfruttando un’app appositamente sviluppata.

Riforma 4.1. Ordinamento delle professioni delle guide turistiche

L’obiettivo è quello di dar vita all’ordine professionale delle guide turistiche, allo scopo di regolamentare i principi fondamentali della professione e di standardizzare i livelli di prestazione. In aggiunta, saranno previsti interventi di formazione e di aggiornamento professionale rivolti agli iscritti all’albo.