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PNRR - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Missione 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica

Questo capitolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza si apre ribadendo la necessità di uno sforzo per contenere il riscaldamento climatico e per mitigarne gli effetti, ricordando gli impegni assunti dall’Italia con gli accordi di Parigi, tra i quali c’è la riduzione del 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. Oltre, ovviamente, al Green New Deal lanciato nel 2019 dalla presidentessa della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, che punta ad arrivare entro il 2050 all’azzeramento delle emissioni nette di gas serra. Il che implica un equilibrio tra le quantità immesse in atmosfera e quella rimossa ad esempio, banale dirlo, piantando alberi.

Un quadro generale in cui lo sforzo italiano – questo un elemento di criticità evidenziato – si concentra in modo particolare sul settore elettrico, che pure rappresenta solo il 22% delle emissioni di CO2 equivalente (un’unità di misura che da conto degli effetti serra causati dai vari gas inquinanti come se fossero tutti anidride carbonica). C’è poi, sottolinea il governo, un problema di lentezza imputato alla burocrazia.


La missione si articola in quattro componenti:

C1. Economia circolare e agricoltura sostenibile

C2. Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile

C3. Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici

C4. Tutela del territorio e della risorsa idrica


Componente 1. Economia circolare e agricoltura sostenibile


Questa componente, che impegnerà risorse pari a 5,27 miliardi di euro, si muoverà secondo due direttrici. Da un lato un miglioramento della gestione dei rifiuti, che passi anche dalla soluzione del problema di quegli 1,3 milioni di tonnellate che ogni anno vengono smaltiti al di fuori della regione in cui sono prodotte e miri all’adesione al paradigma dell’economia circolare. Dall’altro lo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile.

La componente si articola in tre ambiti di intervento:

1. Migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’economia circolare

2. Sviluppare una filiera agroalimentare sostenibile

3. Sviluppare progetti integrati


Ambito di intervento 1. Migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’economia circolare


Questo ambito di intervento assorbirà risorse per 2,10 miliardi di euro. Si articola in due investimenti e tre riforme.


Investimento 1.1. Realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti

Uno stanziamento pari a 1,50 che finanzierà progetti che nel 60% dei casi interesseranno le regioni del centro e del Sud Italia. Uno degli obiettivi è quello di mettere in regola il sistema di gestione dei rifiuti con le direttive europee. Al momento sono cinque le procedure di infrazione aperte nei confronti del nostro paese, una delle quali ci è costata 275 milioni di euro nel solo 2020. Questo investimento servirà a potenziare i sistemi di gestione della raccolta differenziata, che dovrà raggiungere il 65% su scala nazionale entro il 2030. Nel 2019, afferma l’ultimo rapporto Ispra, l’Italia si è fermata al 61,3%. Si punta inoltre alla costruzione di nuovi impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti, con l’obiettivo di ridurre sotto il 10% la quota conferita in discarica entro la fine del decennio.


Investimento 1.2: Progetti “faro” di economia circolare

Questo intervento, per il quale vengono stanziati 600 milioni, si concentra sul riciclo di alcune categorie di rifiuti, ovvero RAEE (i rifiuti elettrici ed elettronici), la carta e il cartone, la plastica e il tessile. In particolare, l’obiettivo è quello di raggiungere la quota del 55% di RAEE riciclati, dell’85% per quanto riguarda carta e cartone, del 65% per la plastica e del 100% per il tessile.


Riforma 1.1: Strategia nazionale per l’economia circolare

Uno dei componenti del Green Deal europeo è il CEAP, sigla che sta per Circular economy action plan. Ovvero una revisione del piano di azione per l’economia circolare presentato dalla Commissione europea nel marzo del 2020 ed approvato dal Parlamento europeo a febbraio di quest’anno. Questa riforma prevede il recepimento delle prescrizioni contenute all’interno del documento redatto a Bruxelles.

Tra queste ci sono l’ecodesign, ovvero una progettazione che tenga conto e riduca l’impatto ambientale della produzione di oggetti, il riconoscimento del diritto alla riparazione degli oggetti, più sostenibile rispetto alla loro sostituzione, lo stop al greenwashing, ovvero quell’ecologismo di facciata che non si traduce però in una maggiore sostenibilità dei modelli produttivi.

Entro il giugno del 2022 il governo si è impegnato a definire la nuova strategia nazionale per l’economia circolare, della quale faranno parte anche un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti che dovrà facilitare il lavoro degli organi di controllo e delle forze dell’ordine.


Riforma 1.2: Programma nazionale per la gestione dei rifiuti

L’obiettivo di questa riforma, per la quale il PNRR non indica però scadenze, è quella di costituire appunto un programma per la gestione dei rifiuti, che miri innanzitutto a colmare le lacune legate alla carenza di impianti di raccolta e trattamento. Questo, nelle previsioni del governo, contribuirà ad aumentare le percentuali di raccolta differenziata e metterà al riparo dall’apertura di nuove procedure di infrazione da parte della Commissione europea.


Riforma 1.3: Supporto tecnico alle autorità locali

Il governo individua nella durata delle procedure autorizzative e di appalto uno dei principali ostacoli rispetto alla costruzione di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti. Ritardi dovuti alla mancanze di competenze tecniche ed amministrative nel personale degli enti locali. Per questo i ministeri per la Transizione ecologica e per lo Sviluppo economico affiancheranno questi ultimi attraverso società interne, fornendo una sorta di consulenza alle amministrazioni territoriali. Il MITE, inoltre, svilupperà un piano d’azione per supportare gli enti locali nell’applicazione dei Criteri ambientali minimi che la legge impone nelle procedure di appalto.


Ambito di intervento 2. Sviluppare una filiera agroalimentare sostenibile


Questo ambito di intervento assorbirà risorse per 2,8 miliardi di euro. Si articola in tre investimenti.


Investimento 2.1: Sviluppo logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo

Sono diversi gli obiettivi che si pone questo investimento, per il quale sono stanziati 800 milioni di euro. Si tratta innanzitutto di intervenire sulla logistica con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, digitalizzare i processi anche al fine di garantire la tracciabilità dei processi e di ridurre gli sprechi alimentari. Tutti obiettivi che mirano anche a potenziare le capacità di esportazione delle Pmi italiane attive in questi settori.


Investimento 2.2: Parco Agrisolare

Installare pannelli solari su una superficie pari a 4,3 chilometri quadrati, per una potenza pari a 0,43G W, intervenendo anche per riqualificare il tetto degli edifici sui quali saranno installati, rimuovendo eventualmente l’eternit e miglioramento la coibentazione. Uno stanziamento da 1,5 miliardi che vuole ridurre il peso dei costi energetici, che oggi rappresentano il 20% dei costi variabili che le imprese agricole devono sostenere.


Investimento 2.3: Innovazione e meccanizzazione nel settore agricolo ed alimentare

Uno stanziamento da 500 milioni di euro mirato ad erogare contributi in conto capitale alle aziende agricole, finalizzati all’ammodernamento dei macchinari. Tra gli obiettivi l’introduzione dell’agricoltura di precisione, che dovrebbe ridurre tra il 25 ed il 40% il ricorso ai pesticidi, e la riduzione delle emissioni inquinanti sostituendo i veicoli Euro 1, che oggi rappresentano l’80% dei mezzi agricoli, con più moderni veicoli Euro 5.

Si punta anche a ridurre la produzione di rifiuti e di favorire il riutilizzo di questi ultimi per la produzione di energia. Obiettivo, quest’ultimo, definito particolarmente strategico per il settore della produzione dell’olio di oliva.


Ambito di intervento 3. Sviluppare progetti integrati


Questo ambito di intervento assorbirà risorse per 370 milioni di euro e si articola in tre investimenti.


Investimento 3.1: Isole verdi

Si tratta di un progetto dedicato a 19 piccole isole italiane, che prevede un investimento pari a 200 milioni di euro. Risorse che serviranno a rendere autosufficienti le isole sotto il profilo della produzione energetica, integrando diverse fonti rinnovabili, dell’approvvigionamento idrico e della gestione dei rifiuti.


Investimento 3.2: Green communities

Questo progetto, cui saranno destinati 140 milioni di euro, impatterà 30 comunità montane e rurali, chiamate alla gestione integrata del patrimonio agro-forestale e delle risorse idriche, oltre che alla produzione di energia da fonti rinnovabile. Tra gli obiettivi anche lo sviluppo del turismo.


Investimento 3.3: Cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali

Questo investimento si pone l’obiettivo di rendere i cittadini consapevoli delle conseguenze del cambiamento climatico e di promuovere stili di vita sostenibili. Per realizzarlo sarà realizzata una piattaforma digitale che contenga informazioni su queste tematiche, saranno prodotti podcast, documentari e long forms dedicati e saranno coinvolti degli influencer. Il tutto per un investimento complessivo pari a 30 milioni di euro.


Componente 2. Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile


Questa voce, che impegnerà 23,79 miliardi di euro, si occuperà di aumentare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, di digitalizzare la rete elettrica per meglio gestire picchi di domanda ed emergenze che possono impattare sulla produzione energetica, promuovere la produzione e l’utilizzo dell’idrogeno, sviluppare un trasporto pubblico locale sostenibile. Il tutto nell’ottica di dare al paese un ruolo di leadership internazionale a livello industriale e di ricerca e sviluppo in questo settore.


La componente si articola in tre ambiti di intervento:

1. Incrementare la quota di energia prodotta da fonti di energia rinnovabile

2. Potenziare e digitalizzare le infrastrutture di rete

3. Promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali dell’idrogeno

4. Sviluppare un trasporto locale più sostenibile

5. Sviluppare una leadership nazionale industriale e di ricerca e sviluppo nelle principali filiere della transizione


Ambito di intervento 1. Incrementare la quota di energia prodotta da fonti di energia rinnovabile

Questo ambito riceverà fondi pari a 5,9 miliardi di euro. Si articola in quattro investimenti e due riforme.


Investimento 1.1: Sviluppo agro-voltaico

Nella consapevolezza che l’agricoltura è responsabile del 10% delle emissioni di gas serra a livello europeo, il PNRR stanzia 1,1 miliardi di euro per promuovere la coesistenza ibrida sugli stessi terreni di coltivazioni agricole e pannelli fotovoltaici. A regime, l’obiettivo è quello di installare una capacità produttiva pari a 1,04 GW, che si tradurrebbe nella produzione di 1.300 GWh l’anno e in una contestuale riduzione delle emissioni pari a 0,8 milioni di tonnellate di CO2. Ulteriore vantaggio la riduzione del costo dell’energia per le imprese agricole, per le quali rappresenta una quota pari al 20% dei costi variabili.

Investimento 1.2: Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo

Questo investimento, pari a 2,2 miliardi di euro, si rivolge a PA, famiglie e microimprese in comuni con meno di 5mila abitanti e mira ad installare impianti da fonti rinnovabili con una capacità produttiva pari a 2,5 GWh l’anno, che contribuirebbero a tagliare di 1,5 milioni di tonnellate la CO2 immessa in atmosfera.

Investimento 1.3: Promozione impianti innovativi (incluso off-shore)

Serviranno 680 milioni di euro per finanziare la costruzione di sistemi di generazione di energia rinnovabile off-shore, sulle quali dare spazio anche a tecnologie sperimentali, come quelle legate allo sfruttamento del moto ondoso per la produzione energetica. L’obiettivo è realizzare impianti capaci di produrre 490 GW l’anno.

Investimento 1.4: Sviluppo biometano

Parte integrante della più ampia strategia di conversione all’economia circolare, questo progetto impegnerà 1,92 miliardi di euro per convertire gli impianti biogas agricoli al biometano, che del primo è una versione raffinata ottenuta attraverso un procedimento di rimozione dell’anidride carbonica. Tra gli obiettivi anche la costruzione di nuovi impianti a biometano, sostenuta con un contributo pari al 40% dell’investimento necessario alla realizzazione.

Questi interventi porteranno alla produzione di una quantità di biometano compresa tra i 2,3 ed i 2,5 miliardi di metri cubi.

Riforma 1.1: Semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabilionshore e offshore, nuovo quadro giuridico per sostenere la produzione da fonti rinnovabili e proroga dei tempi e dell’ammissibilità degli attuali regimi di sostegno

L’obiettivo è quello di rendere le procedure autorizzative per l’installazione di impianti rinnovabili omogenee su tutto il territorio nazionale e più semplici, anche sotto il profilo dell’impatto ambientale. Si punta anche a definire, d’accordo con le Regioni, i criteri per individuare le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ultimo aspetto, l’introduzione di agevolazioni normative per chi investe nei sistemi di stoccaggio dell’energia.


Riforma 1.2: Nuova normativa per la promozione della produzione e del consumo di gas rinnovabile

Questa riforma consiste in una normativa che promuova la produzione e il consumo di gas rinnovabile, che dovrà essere emanata entro la metà del 2021. Entro la fine dello stesso anno, il Mite è chiamato ad emettere un decreto che definisca condizioni, criteri e modi di attuazione del sistema di promozione della produzione e del consumo di biometano nei settori industriale, terziario e residenziale, così che dal 2022 possano avviarsi i progetti di riconversione degli impianti esistenti.

Ambito di intervento 2. Potenziare e digitalizzare le infrastrutture di rete


Questo ambito di intervento riceverà fondi per 4,11 miliardi e si articola in due investimenti.


Investimento 2.1: Rafforzamento smart grid

Il progetto, che beneficerà di fondi per 3,61 miliardi di euro, si muove secondo due direttrici. La prima vuole migliorare la capacità della rete elettrica di integrare nuove quote di energia da fonti rinnovabili, la seconda vuole aumentare la potenza a disposizione delle utenze, così che da favorire l’elettrificazione dei consumi energetici. Ovvero favorire, ad esempio, il passaggio alla mobilità elettrica o il riscaldamento con pompe di calore, più semplice se si ha a disposizione un contatore più potente. Questa misura dovrebbe interessare 1 milione e 850mila utenze.

Investimento 2.2: Interventi su resilienza climatica delle reti

L’obiettivo è quello di aumentare la resilienza della rete elettrica nazionale, messa in crisi dagli eventi climatici estremi che stanno diventando più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, così da evitare interruzioni nella fornitura di corrente. Il progetto, finanziato per 500 milioni di euro, interesserà 4mila chilometri di rete.

Ambito di intervento 3. Promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali dell’idrogeno

Per questo ambito di intervento il PNRR mette a disposizione 3,19 miliardi. In tutto sono previsti 5 investimenti e 2 riforme.

Investimento 3.1: Produzione in aree industriali dismesse

Il progetto vuole promuovere la produzione e l’uso dell’idrogeno come fonte energetica per l’industria e il trasporto locale e punta alla creazione delle cosiddette hydrogen valleys, aree industriali con un’economia basata almeno in parte su questo elemento chimico. Lo stanziamento è pari a 500 milioni, ma per contenere i costi si punta ad utilizzare allo scopo aree industriali dismesse ma già collegate alla rete elettrica.

Investimento 3.2: Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate

L’idrogeno può aiutare a decarbonizzare i settori hard-to-abate, caratterizzati da alti consumi e per i quali non esistono al momento opzioni per l’elettrificazione. Si tratta di settori come la raffinazione del petrolio e della produzione di cemento, carta, vetro e acciaio. Aspetto, quest’ultimo, sul quale il governo punta molto, essendo l’Italia la seconda produttrice europea. Per questo obiettivo vengono stanziati 2 miliardi.

Investimento 3.3: Sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto stradale

Uno stanziamento di 300 milioni che mira ad installare 40 stazioni di rifornimento di idrogeno, concentrate lungo la direttrice del Brennero e quella che collega Torino a Trieste, le più interessate dal trasporto pesante su gomma. La stima è che questa infrastruttura possa stimolare le aziende a convertirsi a veicoli alimentati ad idrogeno, che nel 2030 potrebbero rappresentare quota compresa tra il 5 ed il 7% del totale del parco circolante.

Investimento 3.4: Sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto ferroviario

L’idrogeno può essere impiegato su quel dieci per cento di linea ferroviaria italiana non elettrificata, per sostituire quei treni oggi alimentati a gasolio. Grazie a uno stanziamento di 300 milioni di euro saranno convertite all’idrogeno linee in Lombardia, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Calabria, Umbria e Basilicata. I progetti più avanzati in Valcamonica (Brescia) e Salento (Lecce) prevedono la sperimentazione in modo integrato di produzione, distribuzione e acquisito di treni ad idrogeno.

Investimento 3.5: Ricerca e sviluppo sull’idrogeno

Uno stanziamento da 160 milioni di euro per la ricerca finalizzata alla produzione di idrogeno verde, ovvero prodotto dall’elettrolisi dell’acqua alimentata da fonti rinnovabili, lo studio di soluzioni tecnologiche per lo stoccaggio e il trasporto, lo sviluppo di celle a combustibile, ovvero dispositivi elettrochimici per la produzione di energia dall’idrogeno. Altro tema di ricerca riguarderà soluzioni per migliorare la resilienza della rete elettrica, che dovrà essere in grado di gestire un maggiore utilizzo dell’idrogeno per la produzione di energia.

Riforma 3.1: Semplificazione amministrativa e riduzione degli ostacoli normativi alla diffusione dell’idrogeno

Essendo una novità nel panorama energetico, l’idrogeno richiede anche la definizione di un quadro normativo dedicato. In particolare occorrono norme tecniche di sicurezza sulla produzione, il trasporto, lo stoccaggio e l’utilizzo di questo elemento. Prevista anche l’istituzione di uno sportello unico che si occupi di autorizzare la costruzione e la gestione degli impianti di produzione dell’idrogeno da fonti rinnovabili. Arera, l’autorità che tutela la concorrenza nel mercato energetico, sarà chiamata a regolamentare la partecipazione degli impianti ad idrogeno ai servizi di rete e, insieme al Gestore dei servizi energetici (Gse), dovrà fornire costanti indicazioni di prezzo ai consumatori. Serviranno infine norme che regolamentino la costruzione di stazioni di rifornimento di idrogeno.

Riforma 3.2: Misure volte a promuovere la competitività dell’idrogeno

Per diffondere l’utilizzo dell’idrogeno si punta ad incentivi fiscali che sostengano la produzione di idrogeno verde e a misure che ne diffondano l’uso nel settore dei trasporti.

Ambito di intervento 4. Sviluppare un trasporto locale più sostenibile

Questo ambito di intervento è finanziato con 8,59 miliardi di euro. Prevede quattro investimenti e una riforma.


Investimento 4.1: Rafforzamento mobilità ciclistica

Questa misura, finanziata con 600 milioni di euro, prevede la realizzazione di circa 570 km di piste ciclabili urbane e metropolitane e di circa 1.250 km di piste ciclabili turistiche. Il 50% di queste risorse saranno destinate a regioni del Sud.


Investimento 4.2: Sviluppo trasporto rapido di massa

Il progetto, finanziato con 3,6 miliardi di euro, prevede la costruzione di nuove linee di metropolitana (11 km), tram (85 km), filovie (120 km) e funivie (15 km), concentrate principalmente nelle grandi città. L’obiettivo è quello di spostare almeno il 10% del traffico su auto private si questi servizi di trasporto pubblico.


Investimento 4.3: Sviluppo infrastrutture di ricarica elettrica

Questo intervento è finalizzato allo sviluppo di 7.500 punti di ricarica rapida in autostrada e 13.755 all’interno dei centri urbani, oltre a 100 stazioni di ricarica sperimentali con tecnologie per lo stoccaggio dell’energia. A questo scopo sono stati stanziati 750 milioni di euro.

Investimento 4.4: Rinnovo flotte bus, treni verdi

Questa misura, sostenuta con 3,64 miliardi di euro, prevede l’acquisto di 3.360 bus a basse emissioni e 53 treni elettrici o a idrogeno entro il 2026. Previste anche 100 carrozze ferroviarie realizzate con materiali riciclabili e rivestite di pannelli fotovoltaici. Le risorse serviranno anche per rinnovare il parco automezzi dei Vigili del Fuoco, con l’acquisto di 3.600 veicoli elettrici o a gas e di 200 mezzi ibridi, quest’ultimi riservati all’utilizzo all’interno degli aeroporti.


Riforma 4.1: Procedure più rapide per la valutazione dei progetti nel settore dei sistemi di

trasporto pubblico locale con impianti fissi e nel settore del trasporto rapido di massa

Con l’obiettivo di accelerare le tempistiche di realizzazione e di semplificare la valutazione dei progetti legati al trasporto pubblico locale si prevede di eliminare le duplicazioni di competenze all’interno delle stesse amministrazioni.

Ambito di intervento 5. Sviluppare una leadership internazionale, industriale e di ricerca e sviluppo nelle principali filiere della transizione

Questo ambito di intervento beneficerà di stanziamenti per 2 miliardi di euro ed è suddiviso in quattro investimenti.

Investimento 5.1: Rinnovabili e batterie

In un settore destinato a conoscere un grande sviluppo nei prossimi anni e nel quale l’Italia può giocare un ruolo di primo piano, il governo ha scelto di investire un miliardo per potenziare la filiera del fotovoltaico, dell’eolico e della realizzazione di batterie per il settore dei trasporti e quello elettrico. Un investimento che avrà ricadute in termini di posti di lavoro, di formazione del capitale umano ma anche di innovazione, con investimenti in ricerca e sviluppo.

Investimento 5.2: Idrogeno

Con l’obiettivo di installare 5 GW di capacità di elettrolisi entro il 2030 per la produzione di idrogeno, questo stanziamento da 450 milioni vuole da un lato consolidare le competenze proprietarie, dall’altro creare una catena europea per la produzione e l’utilizzo di idrogeno.

Investimento 5.3: Bus elettrici

Questo intervento, pari a 300 milioni di euro, vuole sostenere la trasformazione della filiera produttiva italiana degli autobus nella direzione di veicoli meno inquinanti.

Investimento 5.4: Supporto a start-up e venture capital attivi nella transizione ecologica

Uno stanziamento da 250 milioni di euro che servirà a finanziare interventi di venture capital a sostegno di start-up innovative attive nel settore delle energie rinnovabili, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica, dell’economia circolare, del trattamento dei rifiuti, della realizzazione di batterie. A questo scopo sarà costituito il Green Transition Fund.


Componente 3. Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici

Questa componente assorbirà risorse per 15,22 miliardi di euro. Tra gli obiettivi da realizzare grazie a queste risorse ci sono una maggiore efficienza energetica degli edifici sia pubblici che privati, introdurre una detrazione fiscale temporanea che incentivi la riqualificazione energetica e l’adeguamento antisismico, promuovere lo sviluppo di sistemi di teleriscaldamento efficaci.


La componente si articola in quattro ambiti di intervento:

1. Efficientamento energetico edifici pubblici

2. Efficientamento energetico e sismico edilizia residenziale privata e pubblica 

3. Salvaguardare la qualità dell’aria e la biodiversità del territorio attraverso la tutela delle aree verdi, del suolo e delle aree marine


Ambito di intervento 1. Efficientamento energetico edifici pubblici

Questa voce assorbe 1,21 miliardi di euro. Si articola in due investimenti e una riforma.

Investimento 1.1: Piano di sostituzione di edifici scolastici e di riqualificazione energetica

Il piano prevede interventi su 195 edifici scolastici, frequentati da 58mila studenti, che a lavori ultimati ridurranno i consumi energetici almeno del 50%. Gli 800 milioni stanziati serviranno a ridurre consumi ed emissioni e migliorare la sicurezza sismica. Il PNRR prescrive che tutti i soggetti che vivono la scuola siano coinvolti nella progettazione.

Investimento 1.2: Efficientamento degli edifici giudiziari

Il piano prevede di intervenire entro il 2026 su 48 edifici sede di uffici giudiziari. Lo stanziamento di 410 milioni sarà finalizzato a migliorare l’efficienza energetica di questi immobili, impiegando materiali sostenibili e utilizzando energia da fonti rinnovabili e a ridurre la vulnerabilità sismica.

Riforma 1.1: Semplificazione e accelerazione delle procedure per la realizzazione di interventi per l’efficientamento energetico

Il processo di riqualificazione del patrimonio edilizio italiano non passa solo attraverso gli incentivi di natura economica, ma richiede anche interventi normativi. In particolare il governo segnala la necessità di rendere operativo il Portale nazionale per l’efficienza energetica degli edifici, potenziare il Piano d’informazione e formazione rivolte al settore civile, aggiornare e potenziare il Fondo nazionale per l’efficienza energetica, accelerare la fase realizzativa dei progetti finanziati dal programma Prepac, ovvero il programma di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici.

Ambito di intervento 2. Efficientamento energetico e sismico edilizia residenziale privata e pubblica 

Questo ambito di intervento assorbirà 13,81 miliardi di euro. Si articola in un unico investimento.

Investimento 2.1: Ecobonus e Sismabonus fino al 110 per cento per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici

I 13,81 miliardi di euro stanziati serviranno per estender dal 2021 al 2023 il Superbonus 110% introdotto con il decreto Rilancio (poi confermato dalla legge 17 luglio 2020, n. 77). Questa somma consentirà la ristrutturazione di oltre 100mila edifici per un risparmio di circa 191mila tonnellate di CO2 equivalente l’anno.

Ambito di intervento 3. Sistemi di teleriscaldamento

Questo ambito di intervento, articolato in un unico investimento, potrà contare su uno stanziamento pari a 200 milioni di euro.

Investimento 3.1: Sviluppo di sistemi di teleriscaldamento

Il 65% dei 200 milioni stanziati serviranno a sviluppare 330 chilometri di reti di teleriscaldamento, mentre il restante 35% servirà a realizzare nuovi impianti.

Componente 4. Tutela del territorio e della risorsa idrica

Questa componente del PNRR è finanziata con 15,06 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di rendere il nostro paese in grado di prevedere gli effetti del cambiamento climatico e intervenire su quei fenomeni di dissesto idrogeologico causati da quest’ultimo. Allo stesso tempo punta a salvaguardare la qualità dell’aria e della biodiversità e a garantire una gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche.

La componente si articola in quattro ambiti di intervento:

1. Rafforzare la capacità previsionale degli effetti del cambiamento climatico

2. Prevenire e contrastare gli effetti del cambiamento climatico sui fenomeni di dissesto idrogeologico e sulla vulnerabilità del territorio

3. Salvaguardare la qualità dell’aria e la biodiversità del territorio attraverso la tutela delle aree verdi, del suolo e delle aree marine

4. Garantire la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo e il miglioramento della qualità ambientale delle acque interne e marittime

Ambito di intervento 1. Rafforzare la capacità previsionale degli effetti del cambiamento climatico


Questo ambito di intervento, che prevede un unico investimento, avrà a disposizione risorse per 500 milioni di euro.

Investimento 1.1: Realizzazione di un sistema avanzato ed integrato di monitoraggio e previsione

L’obiettivo è quello di sviluppare un sistema che consenta di individuare e prevedere i rischi idrogeologici sul territorio. I 500 milioni stanziati serviranno a raccogliere ed omogeneizzare i dati territoriali, implementare una rete di telecomunicazione e sale di controllo centrali e regionali, oltre ad un sistema di cyber security che protegga questo sistema da eventuali attacchi informatici.

Ambito di intervento 2. Prevenire e contrastare gli effetti del cambiamento climatico sui fenomeni di dissesto idrogeologico e sulla vulnerabilità del territorio


A questo ambito di intervento, che si articola in due investimenti e una riforma, sono destinati 8,49 miliardi di euro.

Investimento 2.1: Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico

Questo intervento prevede il ripristino delle infrastrutture pubbliche danneggiate da calamità naturali oltre che di riduzione del rischio idrogeologico residuo. Con un investimento pari a 2,49 miliardi di euro si punta a mettere in sicurezza 1,5 milioni di persone.

Investimento 2.2: Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei Comuni

Questo stanziamento, pari a 6 miliardi di euro, mira a sostenere piccoli interventi di messa in sicurezza del territorio e degli edifici, di miglioramento dell’efficienza energetica e dell’illuminazione pubblica.

Riforma 2.1: Semplificazione e accelerazione delle procedure per l’attuazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico

Con l’obiettivo di contrastare il dissesto idrogeologico, il governo vuole semplificare e accelerare le procedure per il finanziamento e l’avvio degli interventi, rafforzare le strutture tecniche che supportano i commissari straordinari e delle capacità operative delle Autorità di bacino distrettuale e delle Province. In ottica di digitalizzazione, si prevedono anche la sistematizzazione dei flussi informativi e l’interoperabilità dei sistemi informatici. La nuova normativa dovrà essere approvata entro la metà del 2022.

Ambito di intervento 3. Salvaguardare la qualità dell’aria e la biodiversità del territorio attraverso la tutela delle aree verdi, del suolo e delle aree marine


Questo ambito di intervento impegna risorse per 1,69 miliardi e si articola in 5 investimenti e 3 riforme.

Investimento 3.1: Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano

Un intervento da 330 milioni di euro che mira alla piantumazione di 6,6 milioni di alberi per la creazione di foreste urbane per una superficie pari a 6.600 ettari all’interno delle 14 città metropolitane italiane.

Investimento 3.2: Digitalizzazione dei parchi nazionali

Una somma pari a 100 milioni di euro sarà destinata all’implementazione di procedure standardizzate e digitalizzate per la gestione dei 24 parchi nazionali e delle 31 aree marine protette esistenti nel nostro paese. Tre i filoni di intervento: monitoraggio delle minacce cui sono sottoposte specie animali e vegetali, offerta di servizi digitali ai visitatori, semplificazione amministrativa.

Investimento 3.3: Rinaturazione dell’area Po

Il progetto, finanziato per 360 milioni di euro, prevede una riqualificazione del corso del Po nella direzione di una rinaturazione del fiume, ovvero di ripristino dell’ecosistema. Un’iniziativa che interesserà un’area pari a 1.500 ettari.

Investimento 3.4: Bonifica dei siti orfani

Il piano stanzia 500 milioni per il recupero delle aree industriali dismesse, la loro bonifica e la loro immissione nel mercato immobiliare, così che il loro recupero costituisca una valida alternativa al consumo di suolo.

Investimento 3.5: Ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini

Gli obiettivi di protezione della biodiversità posti dall’Unione Europea impongono che entro il 2030 il 30% delle acque siano sottoposte a misure di conservazione. Oggi questo riguarda solo il 19,1% delle acque italiane. I 400 milioni stanziati dal PNRR serviranno a mappare il 90% degli habitat dei fondali marini, operazione preliminare alla loro tutela.

Riforma 3.1: Adozione di programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico

In applicazione della direttiva europea 2016/2284, entro il 2030 l’Italia deve ridurre le emissioni di Pm 2,5 del 40% rispetto al 2005, del 65% per quanto riguarda gli ossidi di azoto, del 71% il biossido di zolfo. La riforma vuole allineare la legislazione nazionale e regionale, introducendo misure che accompagnino verso il rispetto di questi obiettivi.

Ambito di intervento 4. Garantire la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo e il miglioramento della qualità ambientale delle acque interne e marittime

Questo ambito di intervento assorbirà 4,38 miliardi di euro e si articola in quattro interventi e due riforme.

Investimento 4.1: Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico

In risposta alle crisi idriche rese più frequenti dal cambiamento climatico, il governo ha scelto di destinare 2 miliardi di euro alla realizzazione di 75 interventi di manutenzione straordinaria, potenziamento e completamento di infrastrutture di derivazione, stoccaggio e fornitura primaria dell’acqua.

Investimento 4.2: Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti

In media il 41% dell’acqua immessa negli acquedotti italiani si disperde nell’ambiente prima di raggiungere i rubinetti, con punte del 51% al Sud. Questo progetto, finanziato con 900 milioni di euro, mira a ridurre del 15% queste perdite, anche attraverso la digitalizzazione delle reti.

Investimento 4.3: Investimenti nella resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche

Oggi solo l’8% delle aree agricole è dotata di sistemi irrigui efficienti, ovvero di contatori e sistemi di controllo a distanza che ne migliorino l’efficienza. Gli 880 milioni di questo investimento mirano a portare questa quota al 12%.

Investimento 4.4: Investimenti in fognatura e depurazione

L’Unione europea ha avviato nei confronti dell’Italia ben 4 procedure di infrazione legate alla rete fognaria e di depurazione italiana, obsoleta e non presente sull’intero territorio. Per questo il PNRR stanzia 600 milioni, destinati soprattutto al Mezzogiorno, per rendere più efficace la depurazione e trasformare i depuratori in “fabbriche verdi”, ovvero strutture che consentano il recupero di energia, dei fanghi di depurazione e il riutilizzo delle acque reflue depurate per l’irrigazione o l’uso industriale.

Riforma 4.1: Semplificazione normativa e rafforzamento della governance per la realizzazione degli investimenti nelle infrastrutture di approvvigionamento idrico

L’obiettivo è quello di rendere il Piano nazionale per gli interventi nel settore idrico, introdotto con la legge 205/2017, rendendolo lo strumento centrale di finanziamento pubblico per gli investimenti nel settore idrico.

Riforma 4.2: Misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati

Il 93% dei gestori dei servizi idrici nel mezzogiorno sono comuni che gestiscono il servizio in economia. L’obiettivo di questa riforma è quello di contrastare questa frammentazione e favorire la costituzione di operatori industriali, sia pubblici che privati.