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EP3 – Mozambo in the jungle

«Noi siamo il popolo che ha inventato il passaporto rosso perché non sapeva come dare da mangiare a tutti e perché si potesse andare a cercare fortuna altrove. Per questo dobbiamo essere disponibili a capire chi viene da noi e ha avuto un’educazione e una vita tanto diverse dalla nostra».
Enzo Biagi

Erano le 5 del mattino di domenica quando io e Joy ci lasciammo alle spalle una Harare ancora addormentata. La prima tappa era Marondera, 75 chilometri a sud-est della capitale dello Zimbabwe, dove ci saremmo incontrati con Luis.

Avevo bisogno di spazio, di quegli spazi pieni di colore, ondulati e immensi, che ti si aprono davanti senza che tu possa vederne la fine, quegli spazi gialli e verdi, marroni e rossi che solo l’Africa sa offrire agli occhi umani. Avevamo deciso di muoverci di domenica per evitare l’affollamento dei mezzi pesanti, che durante la settimana percorrono lentamente l’autostrada Mutare Road-A3, che da Harare porta a Mutare, capoluogo della provincia del Manicaland, al confine tra Zimbabwe e Mozambico. Estremo oriente. L’idea era di testare le infrastrutture autostradali del sud-est, godersi una giornata tra amici fuori dal caos cittadino, attraversare la frontiera e infine tornare ad Harare in serata. A Marondera, dopo un’ora di strada, Luis ci stava aspettando fumando sull’uscio di casa. Salito in auto ha fatto la sua proposta: «A Headlands c’è una stazione di servizio dove possiamo fare colazione, perché non andiamo lì?»

Sembrava un’ottima idea, anche perché sia io che Joy avevamo solo una tazza di caffè in corpo e la fame cominciava a farsi sentire. Si trattava di resistere per altri 60 chilometri, tutta autostrada. In Zimbabwe “autostrada” significa una lingua di asfalto a due corsie, una che sale e una che scende, ai cui margini spesso sciamano passanti o ciclisti, greggi di capre e buoi che si spostano tra un villaggio e l’altro, tra un mercato e l’altro, affianco la quale corrono la ferrovia e una condotta per idrocarburi dismessa. Sono i camion, colonne di decine e decine di autoarticolati, a trasportare la benzina in tutto il paese. Le condizioni della strada sono sorprendenti per gli standard africani: nessun ostacolo, nessun posto di blocco inaspettato, nessuna buca a rallentare la corsa della Mercedes di Joy, linee gialle ben disegnate e stazioni di servizio ogni 40 chilometri, l’equivalente di una buona strada statale italiana.

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