Numero

Wolf. 15

A cura di

Gruppi su Facebook, servire l'utente

Questo pezzo doveva idealmente essere un ampliamento del post-it di Pier Luca Santoro dedicato allo strumento che consente di misurare le metriche sui gruppi di Facebook che amministriamo o che sono pubblici. In realtà, la doppietta di novità di Google e Facebook ha portato via un bel po’ di tempo e di spazio. Quindi, consideriamo anche questo articolo come primo di una serie di puntate.

Si parla di Gruppi su Facebook.

Sappiamo bene che tutte le nostre condivisioni su Facebook sono condizionate dall’algoritmo. Se non facciamo engagement «a sufficienza» (secondo parametri determinati da Facebook), se le nostre pagine sono enormi e gli utenti progressivamente smettono (per forza di cose) di interagire con la stessa incidenza di quando le pagine erano più piccole, se non «promuoviamo» (pagando) i nostri contenuti, è difficile continuare a mantenere il medesimo traffico sui nostri siti.

Allora, può essere una buona idea creare un gruppo su Facebook. Per fare cosa? Per servire una comunità, naturalmente.

Quello di Wolf. per esempio sta diventando un bel gruppo di conversazione.

Algoritmi ovunque

C’è un problema: anche i gruppi hanno un funzionamento algoritmico. Per esempio: la mia condivisione di ieri in cui annunciavo le «reactions» è stata vista solamente da 46 sui 109 partecipanti del gruppo. Si noti che il gruppo è, al momento, molto ristretto. Composto da persone che ne fanno parte volontariamente. E dunque fa specie vedere che non si riesca a raggiungere tutta l’utenza. Eppure è così. Con Facebook è così. Sarà sempre più così.

Allora è una brutta idea avere un gruppo? Assolutamente no, se si usa per quel che serve agli utenti (e magari se poi lo si affianca a qualcos’altro di «tangibile» – tipo incontri dal vivo – o di alternativo e controllabile integralmente – tipo un forum).

Il pallone

Mi perdonerete per la questione di fede calcistica, ma l’esempio che sto per fare è molto calzante. C’è un gruppo di tifosi di calcio che sta utilizzando i gruppi su Facebook nel modo più intelligente e utile che si possa immaginare per uno strumento sociale. Si tratta del Gruppo Juventus Madunina. Sono tifosi della Juventus che vivono a Milano e provincia. Oltre che per commentare le partite (non sono quelli i post e le condivisioni che hanno alto engagement e che rappresentano il modello virtuoso), il gruppo viene utilizzato da anni per organizzare le attività del gruppo. In particolare, i pullman per andare a Torino a vedere le partite che la Juventus gioca in casa (si parte sempre e comunque da Milano) e quelli per andare in trasferta.

Servire gli utenti

1764 membri di questo gruppo si coordinano senza alcun tipo di problema (ovviamente, con la supervisione di alcune persone, ci mancherebbe altro. E il numero effettivo di chi poi fisicamente va alle partite sarà di qualche centinaio in tutto l’anno, a rotazione) e senza alcuna lite o disservizio per prenotare pullman (il cui numero varia nella pratica a ogni partita), riempirli, ritirare poi le quote di ciascun tifoso, fare scambi di posto con altri, organizzare «macchinate» in alternativa o per trasferte poco frequentate e scomode, organizzare viaggi in Europa per le partite internazionali e via dicendo. Il pullman, quando va a Torino, parte da Milano e fa anche alcune fermate lungo l’autostrada Milano-Torino per caricare chi sale da un paio di tappe intermedie, approfittando delle fermate dei pullman autostradali. Si paga meno del treno, il pullman scarica i tifosi davanti allo Stadio e poi li ricarica e riparte 15, 20 minuti dopo che è finita la partita.

Se ti sembra poco, pensa che questo migliora realmente la vita di un nutrito gruppo di persone che hanno un interesse comune e ne facilita l’organizzazione. È un servizio a una nicchia. Certo, il fan club si sarebbe organizzato comunque. Ma con fatica e raggiungendo meno persone. Non c’è nemmeno bisogno di uno strumento di misurazione dell’online, perché il successo di questa attività si può verificare con mano nella «vita vera».

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