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Wolf. 65 – Road to the DNI: come si compila il modulo

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Post-it Wolf. 65

Mediaset Premium fa il Pieno [di debiti]

Come scrive Milano Finanza, i soci di Premium hanno preso atto che dopo la perdita di fine 2015 [- 83.88 milioni] e quella del primo trimestre 2016 [- 63.65 milioni], era necessario intervenire sul patrimonio del gruppo. Anche perché per coprire il deficit [quasi 150 milioni di euro in 15 mesi targati champions league], la pay tv del Biscione, in procinto di passare a Vivendi, ha dovuto far ricorso all’utilizzo delle riserve [oltre 30 milioni] e poi azzerare il capitale sociale [30 mln]. I debiti commerciali nei confronti dei fornitori ammontano a 1.43 miliardi. Comunque vada sarà un successo, o no?

Gruppo Caltagirone

Pezzo molto interessante quello su Affari & Finanza dedicato a Caltagirone ed al suo percorso imprenditoriale non esattamente senza macchia, diciamo. Per quanto riguarda direttamente l’editoria, secondo quanto riportato, Per molti anni, dal 1996 al 2010, l’editoria [che, come noto, comprende Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino, il Corriere Adriatico e Leggo] ha dato all’imprenditore buone soddisfazioni e ha di fatto sostanzialmente ripagato l’investimento. Poi però sono arrivati i tempi duri per il settore ed è iniziata una ristrutturazione lacrime e sangue di cui poligrafici e i giornalisti del gruppo portano ancora i segni. Con il radicale taglio dei costi e la pulizia di bilancio [sono state svalutate le testate]. «Siamo di fronte a una profonda trasformazione tecnologica e di abitudini – ha dichiarato Caltagirone – non credo che oggi l’editoria sia un punto di accumulo di capitali» che per il futuro vede meno Italia e più estero. Siete avvisati.

Influencer Marketing De Noantri

Torniamo ancora una volta su quello che indubbiamente è uno dei temi caldi del 2016. Digiday al riguardo segnala che pare che degli account social incappino ogni tanto in disattenzioni imbarazzanti: Naomi Campbell, per esempio. Meraviglioso.

Internet Advertising

Gli investimenti sul mobile internet advertising supereranno quelli su internet per dispositivi desktop nel 2017. A rivelarlo è Zenith con il nuovo report Advertising Expenditure Forecasts, nel quale si prevede che gli inserzionisti in tutto il mondo spenderanno 99.3 miliardi di dollari USA su mobile internet advertising nel 2017, rispetto ai 97.4 miliardi di dollari sul desktop internet advertising. Il rapporto contiene anche l’elenco dei 10 mercati top per investimenti pubblicitari con il consuntivo 2015 e le previsioni per il 2018. Classifica nella quale non figura l’Italia al cui riguardo Zenit, nella sezione dedicata all’Europa Occidentale, scrive: «The only peripheral market that’s still weak is Italy, which is growing at 1%-2% a year». Tutto bene a casa, grazie.

Copia e Vantati

Quando ero [temporary] social media editor de la Stampa tra le diverse iniziative ho introdotto su Facebook il post quotidiano «il commento del giorno» in cui selezionavo il commento che aveva ricevuto più like e lo ripubblicavo con l’obiettivo di: valorizzare la community, di ampliare, riproponendolo, il dibattito, e, perché no nelle era dei selfie, rinforzare l’ego dei singoli selezionati. A oltre due anni di distanza Il Secolo XIX ripropone la stessa idea per il canale Instagram del quotidiano genovese, che come noto fa parte dello stesso gruppo de la Stampa, e l’agenzia se ne vanta. Bah!

Social Media Manager

Bella opportunità professionale offerta da Comin & Partners [se non sapete chi sono googlate] che ricerca un giovane professionista [Età inferiore ai 30 anni] con tre anni di esperienza nella gestione dei social media in ambito aziendale o istituzionale e ottima conoscenza della lingua inglese. La selezione dei curriculum termina il 24 giugno prossimo venturo, affrettatevi.

La Famiglia Cambia, [anche] la Pubblicità NON se ne Accorge

«L’equazione “famiglia con figli = famiglia” è sempre meno valida, con la conseguenza che sempre meno persone e famiglie si riconoscono con le immagini proiettate dalle pubblicità» spiega Federico Capeci, chief digital officer e Ceo Italia di TNS. A complicare ancora di più la vita di pubblicitari &Co, la responsabile d’acquisto, target primario di qualsiasi comunicazione dei beni di consumo, si è a sua volta moltiplicata in tanti e diversi modelli e non sempre al femminile. In più, chi sbaglia viene punito perché al consumatore non sfugge nulla: le distonicità dei messaggi tradizionali vengono colte dalla rete che, con un «ruggito 2.0», le ripudia in massa. Oggi non è più l’etichetta a contare ma la relazione: l’amore, così come la famiglia, ha tanti volti e non ha più un solo nome. È necessario che anche la pubblicità lo ricordi.

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