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Wolf. 7

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Post-it Wolf. 7

La Champions della vendita

A Mediaset Premium la scommessa dei diritti tv per la Champions pagati a peso d’oro serviva a mettere in difficoltà Sky. Finora, però, non è andata così e sono in molti ormai a prevedere una vendita di tutto il gruppo a un soggetto straniero entro i prossimi 24 mesi. Dopo i giornali, la prossima vittima del digitale pare davvero essere la TV.

NYTimes en Español

The New York Times lancia «en Español», mini-sito, per il momento, in castigliano con ogni giorno circa una quindicina di articoli del quotidiano statunitense tradotti ed anche contenuti originali dedicati all’America Latina. Per i big players dell’ex industria dell’informazione la salvezza passa dall’internazionalizzazione.

Social Media ROI

Il social media ROI è un po’ come la pietra filosofale, tutti lo cercano ma, apparentemente, nessuno lo trova. Molto probabilmente per venirne a capo bisognerebbe passare dal ROI inteso come return on investment ad una sua definizione in termini di return on influence, per «giocare» con gli acronimi.

Tema sul quale ci si confronta dall’avvento dei social ad oggi e che può trovare parziale risposta nelle cinque metriche proposte ricordandosi comunque che: «Not all of social media’s value can be measured, however, returns such as earning consumer trust, opening a channel for conversation, and improving your customer experience can be differentiators for your brand, as challenging as they might be to quantify».

Giornalismo & Social

I social, lo sappiamo, sono sempre più fonte per i giornali che però, ahimè, soprattutto nel nostro Paese, ma non solo, hanno un atteggiamento spesso predatorio con immagini e contenuti prelevati e indicati genericamente come «trovati sul web» senza l’opportuno riconoscimento dei credit.

Un fenomeno che diventa ancor più sgradevole, se possibile, quando in occasione di fatti di cronaca vengono letteralmente saccheggiati i profili social delle persone coinvolte. Al riguardo, forse pochi sono al corrente del fatto che sin dal 2009 il garante della privacy si è pronunciato su l’uso di immagini tratte dai social network con concrete sanzioni di cui è assolutamente informato anche l’Ordine dei Giornalisti. Sapevatelo!

Influence Map

Influencer marketing è una delle tante buzzword dell’ultimo periodo. La mappa concettuale, al di là dei facili entusiasmi [pour cause?], prova ad identificare i fattori correlati al processo di influenza. Obiettivo della mappa è di costituire, da un lato, elemento di confronto sugli item identificati nonché sulle relative correlazioni e, dall’altro, di proporre gli elementi sui quali contribuire attivamente, direttamente o indirettamente, per finalizzare gli output relativamente alle metriche per misurare non solo qualitativamente il processo di influenza. Work in progress [dal 2007!].

Social Media: distruttori o creatori?

L’editoriale di Thomas L. Friedman sul New York Times di giovedì 4 febbraio: «Social media: destroyer or creator?» dice con parole chiare e nette quello che è un pensiero ricorrente. Viene citata l’esperienza forse più significativa, quella di Wael Ghonim l’impiegato egiziano che nel 2010 creò la pagina anonima su Facebook che ebbe un clamoroso successo e lanciò i raduni di Piazza Tahir e, da lì, segnò la fine del regime di Mubarak.

Ora Ghonim è emigrato a Silicon Valley e di recente è di nuovo apparso su Internet dichiarando testualmente «Abbiamo fallito completamente a costruire il consenso necessario e i social media hanno solo amplificato la polarizzazione diventando terreno per odio e falsità di tutti i tipi», concludendo: «Cinque anni fa, dicevo se vuoi liberare la società tutto quello di cui hai bisogno è Internet. Oggi credo che se vogliamo liberare la società, dobbiamo prima liberarci di Internet». Idealizzare è sempre controproducente ma credere che Internet non sia, nel bene e nel male, lo specchio della società lo è, se possibile, ancora di più.

Buon giornalismo

Il buon giornalismo può resistere ai facoltosi imprenditori che lo mantengono? Se lo chiede Kathy Kiely, che si è appena licenziata da direttrice di Bloomberg Politics per la difficoltà di parlare del suo datore di lavoro, concludendo: «Anche se i nuovi magnati dell’informazione sono troppo pragmatici per considerare i media come beni pubblici, dovrebbero capire che non c’è niente che valorizzi un mezzo di informazione come la credibilità». Come diceva la réclame di storica memoria, la fiducia è una cosa seria.

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