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Wolf. 70

A cura di

Post-it Wolf. 70

Ipse Dixit

Nel soggiorno di Carlo De Benedetti. L’Ingegnere racconta a Il Foglio se stesso [e molti altri]. Tra le altre cose, parla della fusione tra Stampa e Repubblica che assicura avranno «Identità separate». «Se la Stampa diventasse Repubblica o se Repubblica diventasse la Stampa, sarebbero entrambi giornali morti», sentenzia. E allora non ci sarà mai una vera fusione, nessun giornale unico, non ci sarà un’identità a prevalere: il rigore [della Stampa] che sostituisce la battaglia [di Repubblica], o viceversa. «La Stampa è il giornale regionale con apertura e respiro internazionale, un’identità confermata dalla scelta di Maurizio Molinari alla direzione. La Stampa è “la bisarda”, la bugiarda, come la chiamano affettuosamente i torinesi, per i quali non comprarla è un’eccezione». Mentre Repubblica è «Il severo e talvolta impietoso “watch dog” del potere».  Mah! Anche se fosse vero mi sembra deboluccio, diciamo, come differenziale di posizionamento [e il Secolo XIX e tutti i quotidiani locali Finegil?].

Disegno di Legge Riforma Editoria

Mancano ormai, in teoria, pochi giorni all’approvazione del decreto legge 2271 sull’editoria che dovrebbe essere concluso nelle sedute del 12, 13 e 14 luglio. Sul tema ottimo riepilogo di Franco Abruzzo che ripercorre le principali tappe e fornisce i link necessari ad ogni approfondimento. Comunque vada sarà una schifezza.

RCS: Più Periodici per Tutti

L’ultimo rilancio da parte dei due contendenti, da una parte l’editore Urbano Cairo e dall’altra i soci storici di via Rizzoli, guidati dal finanziere Andrea Bonomi, potrà arrivare solo il prossimo venerdì, 8 luglio. Sarà però un’offerta dell’ultimo minuto, al buio e a carte coperte. Ma intanto Cairo ha già le idee chiare su come far ripartire la corazzata RCS e senza perdere tempo, già nel primo anno. «Conto di arrivare a uno sviluppo dei ricavi significativo e a un Ebitda di 140 milioni nel 2017 che poi salirà a 170 milioni nel 2018» dice l’imprenditore alessandrino. Ma come si arriva a un risultato del genere in un momento di crisi profonda dell’editoria? «Per esempio rimettendo mano ai periodici del gruppo – dice deciso – È un’area in cui ci sono grandi potenzialità anche perché i periodici del gruppo RCS sono caduti più di quanto è sprofondato il mercato in questi ultimi anni. Per esempio, il settimanale Sette, che è allegato al Corriere della Sera e quindi arriva a una diffusione molto ampia in tutto il Paese, con un rinnovo ben fatto potrebbe passare da 3 milioni di incassi pubblicitari a 10 milioni l’anno». Se lo dice lui…

App the Money

AppsFlyer, piattaforma di marketing analytics, ha condotto tra aprile e maggio di quest’anno una desk research: «The State of In-App Spending» sulla monetizzazione delle app analizzando oltre 100 milioni di utenti unici e 30 milioni di acquisti nel mondo nel periodo preso in considerazione. Il mercato è dominato dal modello freemium ed ha generato complessivamente 14 miliardi di dollari nel 2015 tra advertising, acquisti in-app e pagamento delle applicazioni non gratuite. L’ecosistema mobile in cui vengono effettuati più acquisti è quello iOS, sia per spesa media che per volumi totali. Interessante.

La Vittoria NON Passa dai Social

Socialbakers, celebre piattaforma di social analytics, ha creato un’area appositamente dedicata agli Europei di calcio sui social. In base alle analisi pubblicate, eccezion fatta per la partita Polonia_portogallo, non vi è mai corrispondenza tra il numero di mention a favore di una squadra ed il risultato in campo. Sapevatelo!

Recruiting Trends Italia 2016

LinkedIn ha pubblicato i risultati del suo annuale sondaggio «Talent Trends 2016» sulle esperienze e le impressioni dei professionisti che stanno cercando un lavoro, e sui fattori che possono determinare il loro maggiore o minore interesse per una nuova posizione. Lo studio, a cui hanno preso parte più di 32 mila professionisti da tutto il mondo, tra cui anche dall’Italia, offre importanti informazioni alle aziende che desiderano rendere più efficace e mirata la ricerca dei migliori talenti presenti sul mercato. La maggior parte dei professionisti lascerebbe la sua azienda attuale per fare carriera [40%], ma ciò che davvero stupisce è notare come nel Belpaese, a differenza di quanto accade nel resto del mondo, essere in disaccordo con le decisioni prese dal gruppo dirigente della propria società, soprattutto in termini di etica e sostenibilità ambientale, sia una delle motivazioni principali per cambiare occupazione, raggiungendo addirittura un valore pari al 24% e superando così nettamente le medie globali, ferme invece solo al 19%.Un’evidenza che sottolinea quanto l’attenzione ai valori e a una cultura aziendale positiva siano diventati sempre più importanti per i dipendenti che oggi sentono propria la necessità di riconoscersi e poter essere orgogliosi del brand per cui lavorano. Quanto si potrebbe fare lavorando di più di quanto avvenga sulla comunicazione interna per ottenere, anche, employee advocacy.

Comunicatori & Giornalisti nell’Era Digitale

La disintermediazione tra testate giornalistiche e grandi compagnie costituisce un rischio o garantisce maggiore trasparenza? E come lavora il comunicatore dell’era digitale? Se è vero che le aziende non possono fare giornalismo, ma sono diventate una fonte primaria e producono ormai informazione c’è bisogno di ridefinire professionalità e competenze, business plan delle testate tradizionali e forse l’idea stessa di giornalismo come la conoscevamo. A queste domande prova a dare una risposta l’ebook, scaricabile gratuitamente, realizzato da ENI«Comunicatori e giornalisti nell’era digitale». Il brand journalism salverà i giornalisti?»

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