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Wolf. 89 – Nuove forme di paywall poroso

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Piani editoriali

Ieri mi sono accorto di una cosa. Mi sono accorto del fatto che piano editoriale è diventato un concetto completamente slegato dalla competenza editoriale. Per convincertene, fai una prova: cercalo su Google. Scoprirai solo contenuti legati al web marketing, spesso nella forma degli n-trucchi-per-fare-il-piano-editoriale-vincente.

L’ho scoperto perché mi sono imbattuto in un articolo sui piani editoriali (che criticava gli altri) e che parlava di fare un piano editoriale per un e-commerce, con l’obiettivo dichiarato di provare a posizionarsi anche per la keyword piano editoriale su Google.

Così, ho deciso di provare a dire la mia e fare un esperimento dedicato al mondo di Wolf. Ecco come.

Pensare, scrivere, ottimizzare, pubblicare

Ho pensato ad un pezzo sul piano editoriale. L’ho scritto secondo tutti i crismi della mia «filosofia» SEO (e offrendo, credo, un contenuto concreto al lettore, seguendo sempre la cara vecchia regola dei due fattori di ranking svelati: il contenuto e la convenienza propria). Quindi ho strutturato il mio pezzo con un’introduzione e alcuni paragrafi, ho definito il concetto e inserito all’interno dell’articolo, in maniera assolutamente naturale, una quantità notevole di parole chiave che hanno a che fare con il concetto di «piano editoriale» alcune, come al solito, me le sono fatte suggerire da Google. Altre le ho messe per mia esperienza. Altre sono quelle usate dai concorrenti. E ora capiremo perché parlo di «concorrenti».

Perché è sul mio sito personale?

Perché il mio sito è già ben considerato da Google anche per keyword competitive (e pertinenti al tema dei contenuti, digitali e noi. Guarda, per esempio, il posizionamento che ha per ricerche relative all’algoritmo di Facebook) e visto che ho intenzioni bellicose dal punto di vista SEO, con quel pezzo, avevo bisogno di schierare l’artiglieria pesante. Non è che se l’avessi messo su Wolf non avrebbe avuto possibilità di posizionarsi. Ma ho «fretta» (relativa: in ambito SEO non si possono ottenere risultati rapidi).

Come lo misuriamo?

Molto semplice. Il pezzo è uscito ieri, 17 agosto 2016. Ne seguiremo sporadicamente (e senza ossessioni) l’andamento in SERP. In questo momento, alle 1.05 del 18 agosto, è in 25° posizione su Google (significa che è in terza pagina).

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Una nota a margine

Chiaramente per scoprire dove sono posizionato per una determinata keyword potrei andare a manina a cercarmi su Google. Da qualche tempo a questa parte ho scoperto SeoZoom, uno strumento progettato da alcuni SEO italiani, che ormai utilizzo con una certa regolarità per tutti i miei progetti SEO. Poco fa mi ha notificato che sono in 25° posizione.

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È uno strumento molto utile, che analizzeremo prossimamente.

Se vuoi provarlo, c’è una versione gratuita. Io utilizzo quella a pagamento, che mi consente una gestione più agevole. Lo trovi seguendo questo link (il link contiene il mio user-id per il programma di affiliazione. Significa, esattamente come il programma di affiliazione di Amazon, che se lo compri a Wolf arriva una piccola percentuale).

Qual è lo scopo?

Ce ne sono tanti. Il primo è provare a far sì che gli ambiti editoriali, di reale produzione dei contenuti, si possano riappropriare del termine piano editoriale. Il piano editoriale va fatto (anche) da persone che comprendano il mondo dell’editoria. Da persone con esperienza nel mondo della produzione di contenuti. E da persone che abbiano una visione d’insieme. Queste persone devono collaborare perché il piano abbia successo. Volendo, possiamo dirla così: spero che il mio pezzo sul piano editoriale si posizioni bene su Google e competa con le liste di trucchi e i tool e simili perché è un modo per restituire significato a due parole che sembrano averlo perso, a furia di venire ripetute. Perché? Perché trovo insopportabile la fuffa.

Il secondo è, chiaramente, content marketing. Nel pezzo faccio riferimento due volte – in maniera leggera – a Wolf. Più il pezzo si posiziona bene su Google, più lettori interessati attiva, più aumento la base di coloro che potrebbero volersi abbonare (è la stessa filosofia del WSJ, perdona il paragone incauto).

Il terzo è proseguire con le casistiche di studio SEO, per me stesso – le teorie vanno continuamente provate e messe sotto stress per cercarne le falle e fuggire dai percorsi pregiudiziali autoconfermativi – e per gli abbonati di Wolf.

Il quarto è quello di fornire elementi concreti per comprendere un piano editoriale e proporre una serie di «capitoli» che andranno poi sviscerati su Wolf, ad uso e consumo degli abbonati.

Parleremo dunque, ancora una volta e in maniera più approfondita, di piano editoriale SEO. Poi affronteremo il piano editoriale social. Quindi ci occuperemo del piano editoriale per un e-commerce. Come al solito, se sul tema hai richieste specifiche non devi fare altro che scrivermi.

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