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Wolf. 90 – Cos'è successo nel frattempo

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Vita da freelance parte seconda

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Nel numero 86 di Wolf avevo raccontato, sotto forma di breve aneddoto, un mio tentativo di piazzare un pezzo dedicato alle OTT (Google in primis, ma anche Facebook) che diventano produttori di contenuti e dunque concorrenti diretti degli editori. Il pretesto era lo speciale su Rio 2016 messo in piedi da Google, che avevo già analizzato brevemente nel numero 83 di Wolf.

Chiudevo il racconto con un po’ di amarezza, visto che non avevo più ricevuto alcuna informazione in merito e mi ero messo il cuore in pace.

Ma il 14 agosto, 11 giorni dopo la mia proposta (era domenica. Il giorno dopo era Ferragosto), ricevo una mail in cui mi si chiede se mi va di fare un pezzo-tesi sul tema. Consegna: martedì 16 agosto. Il pezzo deve essere di 1300 battute. Prima credo di aver letto male. Poi capisco: sono davvero 1300 battute. 1300 battute sono 9 Tweet. Che ti racconto in 9 Tweet. Comunque, in sostanza mi viene chiesto di fare il punto sullo speciale di Google su Rio e di prenderlo come «pretesto per dire cosa succederebbe se google decidesse davvero di fare concorrenza ai giornali». In 1300 battute, ripeto. Mi si raccomanda anche di fare un pezzo semplice, senza usare termini tecnici come OTT: «si parla ai lettori».

Va bene. Lo faccio, anche se istintivamente mi verrebbe da dire di no. Ma è una situazione in cui mi sono messo da solo.

Limando e aggiustando, ecco le 1300 battute. A me sembrano tipo un «pensierino» delle elementari. Un abstract, ecco. Lo consegno, in largo anticipo rispetto alla richiesta. Da quel momento ci siamo scambiati 25 mail (non è un eufemismo, è il numero esatto) per parlare del pezzo. Il problema era la chiusa, che non doveva essere «morale», non doveva dare alcun insegnamento.

Mi adeguo e sistemo, anche perché non si può perdere troppo tempo per 1300 battute, giusto? Il pezzo viene sostanzialmente approvato, ma seguono le mail per arrivare a 25: limature sulla frase finale. Ad un certo punto, però, dal desk mi propongono questo finale (totalmente riscritto): «Se il motore di ricerca più usato decide di produrre contenuti, i giornali devono rispondere. La sfida per conquistare il «tesoro» dell’informazione, cominciata da tempo, ha fatto un salto in avanti».

Ecco: sul «tesoro» dell’informazione non ho resistito e mi sono opposto. Alla fine, il pezzo è uscito domenica 21 agosto (ultimo giorno di olimpiadi) su La lettura, in un box grigio e inserito in una doppia pagina con la quale c’entra poco o niente.

Nell’ultima mail in cui ringrazio e do appuntamento a eventuali altre proposte chiedo lumi per il pagamento. Verrò contattato dall’ufficio amministrativo di RCS, mi si dice. Per un pezzo «così breve» la cifra dovrebbe essere di non più di 70 euro.

Cosa non va?

Come al solito l’aneddotica dovrebbe servirci per capire cose, oltre che per il gusto di raccontare o leggere. È chiaro che, tutto sommato, mi ha fatto piacere raggiungere lo scopo (ovvero: la pubblicazione di un’idea che secondo me merita di approdare su pubblicazioni un po’ più mainstream; la circolazione della firma fuori da circuiti abituali, ma anche il confrontarsi con realtà diverse per uscire dall’autoreferenzialità).

Nel mio personalissimo sunto analitico dell’evento, però,  rilevo le seguenti problematiche:

  • il tema proposto era ampio. Poteva non interessare, certo. Ma ridurlo a 1300 battute è un problema perché alla fine si banalizza e non si offre alcun servizio o spunto originale al lettore (che al massimo può essere incuriosito e voler approfondire);
  • lo sforzo profuso da entrambe le parti (il sottoscritto e l’interlocutore. 25 mail per parlare del pezzo e altre 6 prima, per la proposta) non è giustificato dal risultato finale che poi è un piccolo box in una pagina
  • i tempi di gestione sono biblici: è vero che siamo su carta e su un settimanale, è vero che io non sono un collaboratore di quel settimanale né di RCS e forse è addirittura un mezzo miracolo, in Italia, che il pezzo sia uscito e che sarà pagato. Ma, per come la vedo io, non possono passare 17 giorni dalla proposta di un pezzo (peraltro legato a un evento attuale) alla sua uscita in 1300 battute;
  • non ho alcuna difficoltà ad ammettere che il pezzo da 1300 battute non vale i 70 euro che mi verranno corrisposti

Qualsiasi realtà giornalistica strutturata, oggi, dovrebbe avere una propria policy per una gestione snella di questo tipo di proposte, anche solo per dire dei sonori e rapidi «no».

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