Numero

Wolf. 95

A cura di

Capisci internét tu?

User experience

L’esperienza utente online è una buzzword. Lo dimostra il web stesso, tutti i giorni. Un’importante (oserei dire enorme) servizio di biglietteria online come Ticketonline, a fronte di un’operazione delicata (il trasferimento di un abbonamento del valore di 500 euro) mostra al povero utente una finestra che contiene due messaggi contrastanti. Il punto esclamativo del messaggio d’errore e la scritta «operazione riuscita».

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Sembra una banalità, una piccolezza, ma è una cosa che illustra alla perfezione la sciatteria nella gestione del rapporto con l’utente di un sito. Volendo rivoltarla al positivo – che è quel che dobbiamo cercare di fare da queste parti – dà la misura di quante opportunità di lavoro ci siano per migliorare le nostre esperienze digitali. In tutti i campi.

Fertilityday: tsunami, irrilevanza, curricula e costi

Chissà cosa direbbe, di questi tempi, il nonno multimediale di Francesco Paolantoni. Forse il nuovo tormentone sarebbe «Capisci di fesibùc tu?». Eppure, ne avrebbe da divertirsi. Ieri, per esempio, c’è stata questa cosetta del #fertilityday.

Il Fertility Day sarebbe un’iniziativa lanciata dal Ministero della Salute. Risale allo scorso 10 agosto, ma sui social è «esplosa» proprio ieri, probabilmente perché sul sito ufficiale sono apparsi giochini e amenità.

L’ha commentata persino Roberto Saviano che, come da tradizione, parla anche di sé, mentre parla d’altro.

Questa volta mi ha fatto un po’ sorridere, lo ammetto. Più interessante il post su Facebook, in cui Saviano ha ripreso e analizzato le quattro «cartoline» (terribili) prodotte per pubblicizzare l’iniziativa.

Quattro claim, uno più brutto dell’altro. Per tacer delle immagini.

Eppure, il comunicato ufficiale del Ministero della Salute, ancora online, era stato sostanzialmente ignorato. Sul sito si leggono gli obiettivi di questa iniziativa:

«per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilltà e della sua protezione. La sua Istituzione è prevista dal Piano Nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi:

il pericolo della denatalità nel nostro Paese
la bellezza della maternità e paternità
il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori
l’aiuto della Medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini»

D’altro canto, il «Piano nazionale per la fertilità» del Ministero della Salute è un documento complesso (pdf, 137 pag) che è stato presentato a maggio del 2015. Con poca o nessuna eco mediatica.

Vai a sapere se queste trovate erano già state pianificate o se sono state immaginate per trovarla, questa eco mediatica. In quest’ultimo caso, be’. L’hanno trovata.

Tutto sbagliato

Al di là dello tsunami di Tweet e di ironie su Facebook, devo ammettere che, se devo provare a ragionare sui contenuti da un punto di vista equilibrato, penso che sia una campagna di sensibilizzazione mal condotta (fare figli sembra quasi un obbligo, da come se ne parla, e certi messaggi sui «giovani genitori» appaiono davvero da stato totalitario), con un nome tremendo, l’hashtag che invita all’ironia, un’errata comunicazione che ha distrutto qualsiasi possibilità di raggiungere il target desiderato (cioè coloro che vogliono avere figli) tentando di utilizzare mezzi pop e generalisti (cioè, coloro che figli non vogliono averne – e dunque eccoli a commentare: ma che volete da me, sembra di essere nel ventennio – , o magari non possono averne per problemi economici – e dunque eccoli a chiedere, giustamente: sì, ma come fa un freelance precario a far figli? Come programma la propria vita e quella della sua famiglia? – o per problemi di salute – apriti cielo, chiaramente.

Insomma, se c’era qualcosa di buono in questa iniziativa (gli incontri a tema medico nel programma provvisorio non sono tali da giustificare indignazioni), la sua comunicazione l’ha rovinata completamente.

404

Il risultato? Be’. Il risultato è che il sito, in questo momento, È farcito di errori 404 e c’è soltanto la homepage. Evidentemente i contenuti sono stati rimossi: offline il fertilitygame, offline le cartoline, offline tutto, tranne il logo. Offline persino i nomi di chi l’ha pensato, questo sito con i suoi contenuti.

Solo che, siccome tu puoi rimuovere tutto quello che vuoi ma, se ti muovi velocemente, l’internet non perdona, eccoli qui.Schermata 2016-09-01 alle 07.14.39

Designed by Mediaticamente SRL.

Anche il loro comunicato sul fertilitygame sul loro sito è stato rimosso. Si trovava a questa URL

https://www.mediaticamente.it/press-office/inizia-la-sfida-a-fertilitygame-il-gioco-creato-in-occasione-dellevento-fertility-day-2016-promosso-dal-ministero-della-salute/

ora c’è un 404. Il comunicato era del 27 luglio. E anche questo era passato sostanzialmente inosservato.

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Diciamo che il piccolo tsunami social su #fertilityday ha dimostrato che oggi quella storiella del «purché se ne parli» non vale più (personalmente l’ho sempre trovata un’idiozia).

Le tre bio dei tre «founder» di Mediaticamente rappresentano – lo avrei detto anche in assenza di questo fail – tutto quello che non vorrei mai leggere sull’internet. Questa simpatia guascona che mescola – non si capisce se sul serio o ironicamente. E quindi se non si capisce è un problema, visto che si parla di comunicazione – italiano a inglese, cose serie a strizzatine d’occhio e colpetti di gomito.

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Ma quanto mi costa?

Già che c’ero sono andato a cercare se si trovano gli affidamenti dei lavori con relativi importi, sul sito del Ministero. Ho fatto una ricerca per «Mediaticamente», ovviamente.

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Ecco qua. Servizio di event/campaign social management per 28.120 euro. Chissà, esattamente, per fare cosa. Vista la data (18 maggio 2016) e incrociando banalmente quel che ho trovato, presumo che sia per il fertilityday, appunto. La procedura richiama l’art. 125 del D.Lgs 163/2006. Ergo (oggi abrogato ma in vigore all’epoca dell’affidamento). È una procedura semplificata.

Già un paio d’anni fa Mediaticamente srl era stata contattata per lavorare e aveva ricevuto una commissione per realizzare un sito e altre cosette per la pubblicazione on-line di tre numeri dei quaderni del Ministero della Salute, la gestione del sito e la realizzazione di applicazioni per ambiente mobile.

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Il sito è questo.

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Vale 35.172 euro? Impossibile a dirsi, non sapendo cos’altro sia stato fatto nell’ambito di questa lavorazione. Si noti che l’affidamento è a cottimo fiduciario. Anche in questo caso, una procedura semplificata e discrezionale che, per importi sotto i 40mila euro ammette anche l’affidamento diretto. Cioè, in altre parole: il responsabile del provvedimento sceglie chi vuole.

Aggiornamento: Su Lettera43 ecco un pezzo sui costi complessivi dell’operazione, che si può ritenere complementare a quanto scritto sopra.

Giornalismo

Ecco: uno tsunami social potrebbe generare rilevanza giornalistica, se si andasse a scavare nelle pieghe di questi rapporti di lavoro, degli affidamenti diretti per ragione di necessità e urgenza e simili. Dopodiché, si potrebbero incrociare risultati ottenuti e complessità dei lavori eseguiti per capire se gli importi sono congrui, per esempio. Capire quanti lavori del genere vengono affidati, a chi, quanto si spende ogni anno in Italia per il digitale delle amministrazioni pubbliche, con che obiettivi, con che risultati, con che ritorno sull’investimento (non necessariamente in termini economici, ovvio. Magari anche solo in termini culturali, di pubblico raggiunto, di penetrazione dei messaggi veicolati. In maniera misurabile, tipo il metodo OKR). Da quel che vedo, però, non è questo che interessa alle testate, anche quelle che spiegano bene. E questo tipo di cose, di solito, è affidato semplicemente all’indignazione di pancia del momento (per la serie: «Vergogna, quanto ci costa, basta kasta»). Indignazione di pancia che, come tutte le cose istantanee, fa perdere di vista l’insieme delle cose, non vale niente e non porta risultati.

L’importanza di capire l’irrilevanza 

A proposito di questo, vale la pena di aggiungere un’appendice. Ieri, per puro caso, ho vissuto quasi tutta la giornata senza utilizzare i social. Non sapevo niente di #fertilityday. Niente.  Assolutamente niente. L’ho scoperto a sera, collegandomi e scrollando velocemente. Allora ho fatto un test: ho chiesto a un paio di vicini se sapessero qualcosa del #fertilityday. Niente di niente. L’irrilevanza di uno tsunami social nella vita di tutti i giorni è clamorosa: se facessimo scoppiare per bene le nostre bolle e imparassimo che quello che, sul momento, viene mostrato come importantissimo da un’istantanea o da un flusso sociale, non ha alcun ricasco sulla vita reale, be’, forse potremmo lavorare (addirittura vivere?) meglio. Online e offline. Le news sono tossiche, quello che va per la maggiore sui social è tossico. Ti fa perdere di vista tutto quello che conta veramente.

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