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Oltre il muro

Fughe

A venticinque anni Peter si ritrova a passare una notte a casa del signor Ammer, uno sconosciuto e misterioso imprenditore che solo il giorno prima gli aveva fatto una promessa ben chiara: domani farò in modo che tu scapperai dalla Germania dell’Est. Quella notte passata a dormire su un divano non è una notte semplice per Peter. A distanza di anni la ricorda ancora bene: «Non riuscivo a prendere sonno, avevo incubi e pensieri che si alternavano, non sapevo cosa sarebbe stato della mia vita. Non sapevo se il giorno dopo sarei scappato, sarei dovuto di nuovo tornare a casa sconfitto o se sarei morto».

 


Le domande che gli levano il sonno sono molto specifiche. Come in ogni avventura, la sua vita è legata a dei dettagli e lui lo sa. Gli agenti di frontiera controlleranno il camion? L’autista si farà prendere dal panico al momento dei controlli? Siamo sicuri che né l’autista né il signor Ammer siano agenti della Stasi? Rivedrò la mia famiglia?. «È che le risposte a quelle domande le avrei avute solo vivendo» dice Peter citando inconsapevolmente Lucio Battisti.

 

È il 1970 e le radio occidentali che ascolta di nascosto mandano in onda Roadhouse Blues dei The Doors a ripetizione. Avvolto nel buio del salotto in cui dorme, Peter si chiede anche se finalmente potrà ascoltare la radio senza la paura di esser scoperto.

 

«La mattina dopo andai in fabbrica insieme al signor Ammer, che mi mostrò il camion sul quale avrei dovuto viaggiare. Era già carico di mobili e odorava di legno e segatura. Mi…

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