EP4. Nostalgia canaglia

Gabriel vive in una casa piccola e umile al terzo piano di un condominio d’architettura residenziale socialista a Berlino. Dopo alcuni rapidi convenevoli intorno a uno strano cocktail analcolico e fruttato, chiede di seguirlo in una stanza che sembra un piccolo ufficio, con un computer vecchio e massiccio e una scrivania ricoperta di appunti scritti a mano.

 

Apre le ante di un guardaroba e con tre semplici gesti che sembrano ormai automatici tira fuori un contenitore di plastica rigida. Ha bisogno di un aiuto per quanto è pesante.

 

«Ecco, questi sono i documenti che la Stasi aveva su di me».

 


L’archivio della vergogna

 

Dentro il contenitore ci sono circa 30 chili di carte ammassate in modo sparso ma ordinato. I fogli non sono spillati, ma le pagine sono in ordine. Alcuni documenti sono semplici informative contenenti informazioni generali e fotografie, altri invece sono dei report stilati da chi lo seguiva e spiava.
«Guarda qui!» dice scorrendo freneticamente con l’indice sui fogli. Mentre sfoglia le carte che lo riguardano, Gabriel è preso da un’agitazione strana che non lo fa concentrare sui singoli fogli, ma lo porta a invece a muovere confusamente le carte da un angolo all’altro della stanza.
«Ancora non ci credo, guarda qui! Ogni volta che li rileggo scopro una cosa nuova».

 

Gabriel non è l’unico ad avere documenti simili in casa propria. Nel dicembre del 1991 il governo tedesco aprì al pubblico gli archivi della Stasi. Oggi chiunque ritenga di esser stat…

Share on facebook
Share on twitter
Share on telegram
Share on whatsapp