Perché una serie sugli anarchici?

C’è chi definisce gli anarchici come dei nichilisti, chi come dei pazzi, chi come dei terroristi o dei teppisti. In verità non è così: spesso e volentieri è quello degli anarchici lo sguardo più lucido sulle cose del mondo, il ragionamento che fa cadere i veli e smaschera la realtà oltre le convenzioni e le abitudini. Ecco, gli anarchici sono persone che non si sono mai abituate, che non vogliono cedere alle lusinghe di una società che sostiene di poterti dare moltissimo ma che poi alla fine ti abbandona a te stesso nel momento del bisogno. Le tracce degli anarchici sono ovunque in Italia: inseguirle e raccontarle vuol dire offrire un visione diversa di quello che ci circonda, un orizzonte laterale. Le loro storie, poi, appaiono irresistibili: c’è dell’epica, c’è dell’etica, c’è del pathos. C’è della civiltà, per quanto questa parola faccia storcere il naso a ogni anarchico che si rispetti. Ma è una questione di qualità: civiltà è tutto quello che permette alle persone di vivere meglio. E quale cosa migliore della libertà? Il problema non è tanto farlo, quanto capirlo per davvero. Gli anarchici sono sempre lì a provarci. 

«Hanno gettato testardi la vita alla malora, ma hanno tanto colpito che colpiranno ancora»
[Leo Ferré – Gli anarchici]

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