Episodio 4. CEVA

Nel frattempo la vita in libreria prosegue. Il secondo promotore ha quasi finito, mentre l’ultima, la terza, guarda i libri esposti in una saletta laterale e aspetta il suon turno. Di colpo alza lo sguardo verso di me e mi fa segno di avvicinarmi. Non sto registrando e quello che mi dice lo sto ripetendo a memoria. Ha quasi l’età della pensione, mi spiega, e vorrebbe arrivarci tranquilla, aggiunge ridendo. Non vuole che il suo nome appaia, ma ha sentito le domande che facevo ad Alfredo e voleva aggiungere una cosa. «È assurdo, dice, ma l’editore che io rappresento — un editore storico e molto conosciuto — quest’anno ha fatto un record assoluto di vendite nelle piccole librerie, solo che non li hanno presi da me».

 

È una promotrice, fa il giro di tutta una serie di librerie portando un catalogo monoeditore ed è preoccupata per il settore, ma anche se quel che sta succedendo è vero, se di librerie indipendenti ce ne sono sempre meno, ma la colpa non è di Amazon.

 

«So di alcuni librai che hanno semplicemente decido di accettare il franchising, e diventare Ubik per esempio», mi dice. Ubik è un marchio che si sta espandendo, me ne ha già parlato Maddalena. Offre ai librai di prendersi in carico l’approvvigionamento del catalogo, offre loro una magna carta di principi bellissimi: “radicamento sul territorio, soddisfazione del lettore “forte”, indipendenza del libraio nella costruzione dell’assortimento ideale, gestione semplificata della libreria, creazione di una comunità attorno alla libreria attraverso un calendario di eventi e incontri con gli autori“. Sulla carta tutto bellissimo, ma nemmeno Ubik è esattamente quello che sembra: è una holding, ed è di proprietà di EMMELIBRI – GRUPPO MESSAGGERIE.

 

Il secondo promotore intanto ha finito e prende anche lui la porta. Mentre entra al suo posto una signora di una sessantina d’anni che ha l’aria di essere familiare in libreria. Prende in pochi minuti cinque o sei libri, discute di un settimo e un ottavo con la libraria più anziana, poi scambia due battute con Alfredo, il più giovane dei due librai. Parla del suo romanzo che sta per proporre a una grossa casa editrice. È un’esemplare di lettrice forte, non ce ne sono più così tante. Il suo ingresso esuberante in libreria segna anche la fine della mia breve conversazione con la signora senza nome, che prima di incamminarsi per fare il suo lavoro e vendere i libri che rappresenta al capo di Alfredo, mi dice una cosa: informati su Ceva, lì c’è una parte della colpa di questa situazione. L’altra, ahimè, è l’amatorialità del settore».

 

Segnatevi anche questa, ci ritorneremo.

Ma CEVA? Che roba è? E cosa c’entra con tutto questo?

CE-VA. Due sillabe, un suono semplice che avevo già sentito nelle parole di Alfredo, un’oretta prima. CEVA sottintende “logistic” e se non ne hai mai sentito parlare, queste sono le informazioni minime che ti servono sapere: CEVA Logistic è una azienda multinazionale con sede in Olanda che, dieci anni fa, a Stradella, in provincia di Pavia, ha creato il progetto Città del l…

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