fbpx
Slow News Lab

Pizza di coscienza

di Bryan Salvo, Chiara Torelli, Diana Montalbotti e Lorenza Mariani

È un pomeriggio di fine novembre e il freddo si fa sempre più pungente ma questo non ferma Flavio che,
come quasi tutti i sabati sera, non rinuncia all’uscita con il suo gruppo di amici; una routine nata per caso
nei mesi estivi, per scappare dalla monotonia del piccolo paesino di provincia. 

Sono da poco passate le 18:30 e la corsa verso il Cotral è vana, l’unica alternativa è il treno.

Così, con il servizio taxi chiamato ‘Mamma’, pagato ascoltandola lamentarsi della scocciatura, Flavio arriva alla stazione, sale sul treno e l’unica cosa su cui riesce a concentrarsi da quel momento sono i 50 minuti davanti a sé prima dell’arrivo alla stazione Roma Tiburtina. Questa sera comunque, hanno deciso di incontrarsi tutti e quattro in una pizzeria vicino Città universitaria.

Sono le 20:15 e Flavio arriva con un ritardo di 30 minuti rispetto all’appuntamento prefissato.

Ad aspettarlo c’è Matteo, mentre Francesca e Claru sono stranamente in ritardo, nonostante abitino in
centro e siano “quelle del gruppo che arrivano sempre in anticipo”. Le due amiche però, scendono poco
dopo da un taxi fermatosi lì all’angolo.

«Ammazza ragà, ricche stasera!» esordisce scherzando Flavio mentre si incamminano dentro la pizzeria. Francesca e Claru lo guardano, entrambe visibilmente scosse e iniziano a raccontare di uno stronzo che le ha molestate sul tram poco prima di arrivare: «Si stava come le sardine, non appena il tram si è avvicinato alla terza fermata Claru ha lanciato un urlo perché qualcuno l’aveva palpeggiata. Abbiamo cercato di attirare l’attenzione ma nessuno si è fatto avanti, così siamo scese e questo ha avuto pure il coraggio di seguirci. Appena l’abbiamo notato ci siamo infilate in un albergo e ci hanno chiamato un taxi per arrivare fin qui».

Flavio rimane senza parole, vorrebbe confortarle in qualche modo ma, in quel momento, arriva il cameriere per prendere la loro ordinazione. È Claru però che, poco dopo, riprende l’argomento e confessa ai tre di come la notte viva la città in modo del tutto differente dal giorno. Quando si fa buio, infatti, mette in atto una serie di comportamenti inconsci che la fanno sentire più sicura, come il non ascoltare la musica per essere vigile su cosa la circonda oppure il parlare al telefono con un’amica e Francesca si trova a concordare: «La sera sono intimorita dal rimanere sola con persone del sesso opposto e, anche se prendo la macchina, cerco di parcheggiare il più vicino possibile a casa».

Matteo, dispiaciuto, interviene raccontando della volta in cui è stato aggredito in pieno giorno. Qualche
settimana fa, appena uscito dal lavoro, alle 12:30, si è diretto verso la fermata del tram di Porta Maggiore
per tornare a casa. Ad un certo punto un gruppo di ragazzi che non conosceva lo ha aggredito alle spalle, lo hanno spinto, è caduto ed hanno iniziato a picchiarlo. In quel momento si è sentito perso, non riusciva a comprendere che cosa avesse fatto loro, non li conosceva, eppure lo stavano menando.

«Ho urlato a squarciagola chiedendo aiuto ai passanti ma nessuno si è avvicinato per fermarli. Ho vissuto un incubo, mi sono sentito impotente ma soprattutto invisibile agli occhi degli altri. Forse questa è stata la cosa che mi ha ferito di più! Mi sono domandato se lo hanno fatto perché sono gay, ho i capelli lunghi oppure ero vestito in un determinato modo, ma in realtà non ci sono giustificazioni».

All’improvviso Flavio si sente un pesce fuor d’acqua, uno che scopre l’acqua calda, più i suoi amici vanno
avanti, più si rende conto che lui a tutto questo non ha mai dovuto pensare e non si è mai fermato ad osservare i dettagli: non si fa problemi ad uscire solo la sera, anzi vive la situazione con molta serenità; non si preoccupa di come si veste, se in modo troppo appariscente o in grado di attirare sguardi indesiderati e non ha mai dovuto prendere un taxi per paura di essere seguito. Dopo i racconti dei suoi amici, quei 50 minuti per arrivare a Roma centro che ha sempre considerato noiosi, sembrano un inferno.

Perché alla fine Roma è tante cose e ognuno di noi ne conosce solo una parte ma, stasera, Flavio ha aggiunto un altro pezzo al suo puzzle. Cercando di non appesantire la serata, Francesca fa cadere l’argomento con una battuta e la cena prosegue.

Sono le 23:30, la serata è finita e Flavio si dirige verso la stazione Tiburtina. Gli scappa un colpo di tosse e vede che la ragazza davanti a lui si gira di scatto e accelera il passo. Dato il ritardo si affretta con lei finché non inizia a notare la sua agitazione.

Ma non è che si pensa che la sto a seguì?
Se cambio marciapiede pensa che la sto a circondà
A sorpassarla non la posso sorpassà
Se provo a parlà tanto peggio
A fermà non mi posso fermà.

Alla fine, Flavio riesce a prendere l’ultimo treno e le strade si dividono, così rimane solo a pensare a quanto fosse assurdo che la ragazza fosse intimorita da lui che non stava facendo altro se non evitare di
spaventarla.

Non voglio essere causa di nessun’ansia, né tantomeno essere paragonato a quel viscido del tram.

Quello che mi sono domandato a quel punto è stato: “Io, in sti casi, che posso fa?”.

Oggi Internet è pieno di consigli utili per le persone che si trovano in situazioni di pericolo in strada, negli
anni infatti sono state elaborate vere e proprie tecniche e metodi di autodifesa, video e articoli di sensibilizzazione sul tema, app che suggeriscono quali strade sono meno sicure, account instagram e, recentemente, iniziative che coinvolgono il trasporto pubblico.