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Intelligenza collettiva

Schedare tutti sui social: l'intelligenza collettiva e la petizione-Marattin

Spesso sui social la conversazione diventa tifo. E altrettanto spesso va a finire che qualcuno accusa la controparte di non rispettare le idee altrui, di anti-democrazia.

Quando l’intelligenza collettiva è al lavoro lo capisci subito perché percepisci qualcosa di diverso rispetto al solito.

Facciamo un esempio: ai frequentatori dei social network è ben noto che, quando si scrive qualcosa, quando si parla di un qualsiasi argomento (dal finale di Games of Throne al calcio, dai dispositivi anti abbandono a un locale a cui qualcuno ha dato fuoco, dal razzismo alla nuova traduzione del Signore degli Anelli) la conversazione diventa spesso tifo.
Si parla per argomentazioni personali. Per impressioni. Per (pre)giudizi. C’è il muro contro muro. È un fenomeno complesso che si chiama polarizzazione emotiva della conversazione.

Per farla semplice, si tifa per una posizione o per l’altra, come se ci fossero di solito, va a finire che qualcuno accusa la controparte di non rispettare le idee altrui, di anti-democrazia. Di fascismo. Di nazismo. Spesso, portatori di idee estremiste accusano la controparte delle medesime idee estremiste.

Non è un caso che sia diventata molto popolare, fra i frequentatori storici degli spazi digitali, una battuta che ha preso il nome di legge di Godwin, che dice più o meno così:

«Più la conversazione si allunga, più è probabile che qualcuno paragoni qualcun altro ai nazisti o a Hitler».

Quando il tifo è in atto, non siamo in presenza di intelligenza collettiva.

Questo fenomeno, che non è molto diverso dalle conversazioni che si accalorano in un bar, non è un esempio di intelligenza collettiva al lavoro.

Al tempo stesso, le conversazioni dure, dove le persone finiscono per insultarsi, dove fioccano minacce, insulti, promesse di nefandezze di ogni genere, vengono spesso cavalcate da chi cerca in qualche modo di controllare la conversazione e da chi pensa che il web sia diventato una fogna.

È esattamente quello che pensa il deputato Luigi Marattin.

Solo che, quando lo ha detto, la conversazione che si è creata a commento delle sue idee è un esempio di intelligenza collettiva al lavoro.

Proprio da qui parte la prima storia di Slow News di questa serie che si intitola proprio Intelligenza collettiva. Se vuoi aiutarci in questo percorso, seguendo questo link scopri come fare e scopri anche perché abbiamo deciso di affrontare questo tema.

Per cominciare, dobbiamo creare il contesto.

La storia dell’idea di Marattin

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