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Ogni 17,4 ore in Messico si registra un attacco contro la stampa.

 

Ad aggredire i giornalisti, nel 31 per cento dei casi, sono esponenti delle autorità pubbliche e nel 23 per cento del crimine organizzato. Nel 19 per cento si tratta genericamente di “privati” mentre nel 27 per cento dei casi non ci sono stati elementi sufficienti a individuare i responsabili delle aggressioni.

 

In questo scenario, l’indice di impunità a livello nazionale dei reati contro la stampa che vengono denunciati è del 99,1 per cento (dati Fiscalía especial de atención a delitos cometidos contra la libertad de expresión).

 

Al 30 giugno 2019, in Messico i giornalisti sotto protezione federale sono 903. Nel 2014, quando è diventato operativo il sistema di protezione, erano 338.

Episodi
08 - Si chiamava María Elena Ferral Hernández
20 Marzo 2020
María Elena Ferral Hernández era una giornalista, corrispondente del quotidiano locale Diario de Xalapa e direttrice della pagina di informazione Quinto Poder de Veracruz. Dopo essere uscita da un ufficio notarile in pieno centro cittadino, due uomini a bordo di una moto le si erano avvicinati. Uno dei due ha sparato contro di lei diversi colpi di pistola calibro 45 ferendola all’addome, al gluteo, al fegato e ai polmoni. La corsa in ospedale non è servita a salvarle la vita.
07 - Chi ha paura del giornalismo?
21 Marzo 2020
La violenza contro i giornalisti è il crimine perfetto. In Messico la maggior parte dei media vive grazie al denaro pubblico del governo che investe cifre ingenti sotto forma di acquisto di spazi pubblicitari sui mezzi di comunicazione generando una censura indiretta e un forte condizionamento della linea editoriale.
06 - Violenza senza giustizia
22 Marzo 2020
Messico 2015. Témoris Grecko, giornalista indipendente, scrittore e documentarista è tornato nel suo paese dopo aver coperto la guerra siriana. È impegnato nelle riprese di un’inchiesta sulla morte e sulla scomparsa degli studenti della scuola rurale di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero, nella notte del 26 settembre 2014. Gli autobus su cui stavano viaggiando, diretti a Città del Messico, sono stati intercettati e attaccati a colpi di arma da fuoco da parte della polizia locale nella cittadina di Iguala.
05 - I rischi di fare inchiesta
27 Marzo 2020
Il rumore dell’acqua che sgorga dalla fontana riempie l’ingresso. Sullo sfondo un enorme orologio fatto di erba e fiori. Il Parque Hundido, il cui nome ufficiale è Parque Luis Gonzaga Urbina in omaggio a uno dei maggiori scrittori messicani, è il polmone verde del municipio Benito Juárez di Città del Messico.  È qui che incontriamo Ricardo Ravelo, autore di diversi libri sul narcotraffico.
04 - La voce della Terra
28 Marzo 2020
Chiapas. Venerdì 21 settembre 2018. Municipio di Yajalón. Mario Leonel Gómez Sánchez è in strada, a pochi metri dalla sua abitazione. Una moto rallenta la sua corsa, a bordo ci sono due uomini: quello seduto dietro estrae una pistola e apre il fuoco.
03 - Una mattanza senza verità
29 Marzo 2020
Città del Messico è considerata da giornalisti e attivisti per i diritti umani un rifugio sicuro. È veramente così? No.
02 - Resistere al silenzio
30 Marzo 2020
Il Quintana Roo è diventato lo stato messicano con più aggressioni verso la stampa. Nei primi sei mesi del 2019 ne sono state registrate 26, pari a quelle dell’intero 2018. Pedro Canché suo malgrado ha contribuito a formare questo numero.
01 - Cronaca tra paradiso e inferno
31 Marzo 2020
Il 26 maggio del 2018 gli avvenimenti portano Ricardo Torres Ojeda a pochi metri da casa: una donna è rimasta ferita da un colpo d’arma da fuoco. Come sempre, non appena arrivato sul luogo accende il suo smartphone e inizia a riprendere. «Trasmetto tutto in diretta per difendermi. Perché così, se mi dovesse succedere qualcosa, tutti saprebbero dove venirmi a cercare».
00 - Cronaca tra paradiso e inferno - Il minidoc
18 Luglio 2020
Il minidoc “Cronaca tra paradiso e inferno” è stato girato la scorsa estate lungo la Riviera Maya, conosciuta e nota a tutti per le bianche spiagge e le discoteche di Cancún e Playa del Carmen, le rovine di Tulum, i cenote. Nel paradiso estivo dei turisti, l’inferno quotidiano dei giornalisti.