fbpx

Diventa anche tu consulettrice o consulettore di Slow News

Consulettrici e consulettori come unicorni - La foto è di James Lee su Unsplash

Ciao!

Come forse saprai, noi di Slow News crediamo che nell’informazione e nel giornalismo di oggi ci siano molte cose che non vanno.

Tra queste, una delle più importanti da risolvere è il rapporto che i giornalisti hanno con i propri lettori e le proprie lettrici.

Storicamente, le redazioni hanno avuto un atteggiamento paternalista nei confronti del pubblico: «ti diciamo noi cosa è meglio per te, ti diciamo noi cosa devi sapere». Letterci e lettori, in quest’ottica, sono stati spesso considerati agenti passivi da indottrinare. Non solo: devono pure pagare e ringraziare, per questo indottrinamento.

Ebbene, quel mondo è finito.

Per questo motivo a Slow News abbiamo deciso di aprirci sempre di più nei confronti del nostro pubblico, che è una vera e propria comunità.

Slow News è molto più di un giornale: è un gruppo di esseri umani che credono in una serie di valori fondativi – primo fra tutti, il fatto che il buon giornalismo sia una colonna portante della democrazia – e che collaborano insieme per una stampa libera, indipendente, di qualità e d’approfondimento.

E come tutti i giornali, Slow News è il prodotto di un’intelligenza collettiva. Di cui, però, non fanno parte solo i giornalisti.

Il motivo per cui la comunità di lettori e di lettrici è così importante per noi è che senza di loro Slow News non esisterebbe.

Abbiamo optato per un business model che fa a meno della pubblicità ed è basato solo sulle iscrizioni di chi entra nella nostra community. Non solo: sei tu a decidere quanto pagare!

Questo ci obbliga a render conto del nostro operato solo ed esclusivamente ai nostri lettori, e a nessuna impresa privata o inserzionista.

Coinvolgere le persone significa anche – se lo desiderano – renderle consulenti delle storie che scriviamo.

Solo che consulente è un termine riduzionista rispetto a quel che abbiamo in mente. Così, abbiamo deciso di inventare una parola e li chiamiamo consulettrici e consulettori. Da queste parti ci piace inventare le parole e poi, in effetti, questo ruolo non esisteva prima che lo pensassimo.

Ma cosa significa davvero diventare consulettori di Slow News?

Primo: chi sono le consulettrici e i consulettori?

Sono anzitutto persone che fanno parte della nostra comunità in maniera attiva.

Decidono di mettere a disposizione le proprie competenze e abilità su base volontaria. Conoscono Slow News, la nostra filosofia e il tipo di giornalismo che facciamo (approfondisci cliccando qui, se vuoi).

E poi hanno una conoscenza diretta del fenomeno di cui stiamo scrivendo, per esperienza, per lavoro, perché sanno di cosa parlano.

Abbiamo smesso di credere nella figura del giornalista onnisciente, e ciò a cui puntiamo è offrire di volta in volta il miglior servizio possibile alla nostra comunità. Dunque per noi è fondamentale essere seguiti da chi ha studiato, ha lavorato, ha vissuto sulla propria pelle il fenomeno di cui stiamo scrivendo.

Per noi il giornalista ha delle competenze specifiche, ma anche la sua comunità ha delle competenze specifiche: è composta da persone esperte, non di soggetti ignoranti.

Secondo: cosa fanno consulettrici e consulettori?

Seguono i nostri giornalisti dall’inizio alla fine della storia, oppure per parti di essa.

Il lavoro di un giornalista di norma si divide in cinque fasi. Anzitutto c’è la ricerca delle domande di base a cui cerchiamo una risposta e delle giuste fonti con cui parlare, poi c’è la programmazione del calendario e l’organizzazione del lavoro sul campo. Fatto questo, si parte, si intervista, si raccoglie materiale e si torna a casa. Al ritorno c’è la fase di selezione e di verifica del materiale. Poi c’è la costruzione di una narrativa il più solida possibile e la scrittura.

Consulettrici e consulettori potranno essere al fianco dei nostri giornalisti in una o anche in tutte queste fasi, di persona ma anche a distanza, come desiderano. Grazie alle loro conoscenze e competenze ci aiuteranno a capire quali domande porci, quali fonti cercare e quali persone intervistare, oltre a darci dritte su posti da vedere, libri da leggere e film da vedere.

Ci possono aiutare persino nel fact checking: «Un intervistato mi ha detto XXX e ZZZ. Cara consulettrice, caro consulettore, ti torna quest’informazione o mi sto perdendo qualcosa?».

Un’altra attività importante è quella sui documenti. Il consulettore può suggerisce al giornalista dove cercare carte mancanti, oppure lo aiuta a tradurre da lingue che non parla.

Si costruisce così una narrativa partecipata.

È importante capire se ciò che stiamo scrivendo è viziato da pregiudizi, banalità o stereotipi, perché è esattamente ciò che rifiutiamo del giornalismo mainstream.

Consulettrici e consulettori sono anche le unica persona autorizzata a leggere la bozza finale prima che sia pubblicata oltre allo staff di Slow News.

Terzo: tutto bello, ma… cosa riceve in cambio la consulettrice o il consulettore?

In Slow News crediamo molto nella riscoperta del significato autentico delle parole.

Uno dei termini che ci piace di più è ‘felice’. La parola ‘felice’ viene dal latino felix, un’espressione che veniva usata soprattutto in ambito agricolo per indicare un albero, un terreno o una zona particolarmente fertile e ricca di frutti. Perché? Perché la felicità viene anzitutto dal donare frutti, più che dal riceverli.

I pezzi che pubblicheremo grazie al vostro aiuto avranno un disclaimer iniziale che spiegherà il lavoro che avete fatto e il modo in cui ci avete aiutati, e conterrà anche un rimando al vostro Linkedin o ai vostri social personali o professionali o quel che vorrete.

Ma c’è molto di più.

Consulettrici e consulettori sono persone che decidono di mettere a disposizione il proprio il tempo e la propria consulenza in maniera gratuita, perché fanno parte di una comunità. E i membri di una comunità si aiutano a vicenda perché questo li rende felici, appunto. Quindi ciò che riceve un consulente è esattamente ciò che dona: un servizio giornalistico migliore, più approfondito, accurato e privo di quella noiosa spocchia da tipico giornalista onnisciente e indottrinatore.

Soprattutto, un servizio giornalistico che non scade mai, perché è realizzato lentamente, con metodo e con l’aiuto degli specialisti.
Ciò che riceve la comunità di consulettrici e consulettori è un giornalismo migliore, che egli stesso contribuisce a fornire. E noi crediamo che un giornalismo sano sia fondamentale per poter vivere in una società sana.

Ci sono esempi pratici?

Sì, certo. Per esempio, la serie “Oltre il Muro”, che parla dell’eredità del Muro di Berlino.

La nostra consulettrice è stata Elena La Marca, una giovane germanista che ha vissuto a più riprese in diverse città della Germania e ha approfondito per anni la storia contemporanea e la cultura tedesca. Elena non conosceva Slow News, ma conosceva il nostro inviato. Allora si è abbonata, ha scoperto il progetto, le è piaciuto il nostro tipo di giornalismo e ha deciso di condividere con la comunità le sue competenze storiche, culturali e linguistiche. Elena ha spiegato al nostro inviato che cos’è la cosiddetta Ostalgie, il sentimento di nostalgia nei confronti della Germania dell’Est, e ha dato suggerimenti su posti da vedere, persone da incontrare e film da vedere.

Durante un’intervista, una persona ha raccontato delle vicende personali che – a suo dire – sarebbero state confermate da alcuni documenti. Elena ha visionato e tradotto i documenti in questione, aiutandoci in fase di fact checking. Ci ha anche confermato altre informazioni, oltre a fornirci dei contatti importantissimi a Berlino.
Elena ha interagito col nostro inviato solamente a distanza, via mail e WhatApp.

Come si diventa consulettrici o consulettori?

È molto semplice. Pubblichiamo periodicamente le storie a cui stiamo lavorando o a cui lavoreremo. Di solito le facciamo anticipare da pezzi come questi due:

Perché una serie sull’intelligenza collettiva e come puoi aiutarci
Perché una serie sull’emergenza e lo stato d’eccezione e come puoi aiutarci

Puoi contattarci via mail a info@slow-news.com. Puoi lasciare un commento sotto quelle storie. Raccontaci di te, dicci chi sei, cosa fai nella vita, perché ti piace Slow News e quali competenze potresti mettere a disposizione della comunità.

Se invece non puoi aiutarci ma conosci qualcuno che sarebbe perfetto per questo ruolo, mettici in contatto,

Se hai altre domande, contattaci e saremo felicissimi di fornire altri dettagli a riguardo.

Perché c’è un unicorno-salvagente nella foto?

Be’, sai, c’è tutta una narrativa sugli unicorni, anche un po’ abusata.
Di solito, poi, con unicorno, nel gergo digitale, si intende una startup che vale più di un miliardo di dollari.
Ecco, noi pensiamo che gli unicorni che sapremo aggregare in questa comunità valgano tantissimo. Più di un miliardo di dollari.