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Slow News e il fact checking

Prendiamo molto sul serio la nostra integrità e quella dei nostri contenuti, perché abbiamo a cuore il rapporto di fiducia con la comunità che ci sostiene. 

Per questo motivo, in Slow News adottiamo i più alti standard possibili di fact checking.

I nostri contenuti vengono pubblicati quando sono pronti e non quando c’è fretta di farli uscire. Questo ci aiuta a evitare di alimentare i fenomeni di disinformazione, mis-informazione, propaganda e simili, generalmente racchiusi nel neologismo (che non amiamo particolarmente, perché è un’etichetta poco accurata) fake news.

Per imparare questi standard, fra le altre cose, abbiamo tradotto in italiano e introiettato tutte le raccomandazioni del primo volume del Verification Handbook di Craig Silverman e abbiamo pubblicato a fine 2020 la traduzione del terzo volume della serie. Puoi scaricarli entrambi qui.

Mentre ci aggiorniamo, lavoriamo anche a corsi di teoria e pratica per la verifica delle fonti. Ne stiamo ideando uno che, pandemia permettendo, speriamo di poter lanciare in primavera.

I pezzi delle nostre collaboratrici e collaboratori vengono sottoposti a editing e controllo da parte della redazione e i pezzi scritti internamente vengono sottoposti a editing interno. Se non possiamo verificare in maniera indipendente un’affermazione non la riportiamo, oppure, se la riportiamo, spieghiamo perché e chiariamo le motivazioni della scelta. 

Abbiamo un rapporto strettissimo con lettrici e lettori, in modo da poter avere da parte loro pareri, piccole consulenze interpretative se l’argomento di cui si parla è di loro competenza, in generale un aiuto per evitare troppi errori (non solo i refusi, naturalmente). 


la foto è di Agence Olloweb e puoi trovare l’originale su Unsplash.