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Slow News Lab

Un malessere sociale: da nuove tecnologie nascono nuove dipendenze

di Valentina Papa e Sara Quattrola

La dipendenza dal sesso online

“Mi chiamo Alessandro e ho venticinque anni, durante l’età dell’adolescenza ho sofferto della porno dipendenza”.

Prima di raccontare l’esperienza personale del nostro intervistato Alessandro, capiamo cos’è la “la dipendenza dal sesso online” detta anche “dipendenza dal sesso virtuale.”

Il fenomeno del desiderio sessuale eccessivo online fa riferimento all’uso del Web allo scopo di raggiungere eccitazione e soddisfazione sessuale, le attività possono essere: la visione di siti pornografici, chatrooms a contenuto sessuale, la lettura di libri erotici, l’uso della webcam per attività sessuali online e la ricerca di incontri con persone che si prostituiscono; questo fenomeno è stato al centro di molte discussioni cliniche negli ultimi anni, in quanto coinvolge sia adulti che adolescenti.

Alcune ricerche affermano che ci sono tre fattori che alimentano la sessualità online tra cui:

  • accessibilità ai siti che sono disponibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7;
  • convenienza perché spesso il materiale sessuale online è a basso costo o addirittura gratis;
  • anonimato protegge la persona coinvolta.

Torniamo ora all’esperienza personale di Alessandro, che ci ha consentito di poter raccontare la sua storia.

Nel suo caso sono stati molti i fattori che hanno influito nel far sorgere la sua dipendenza da pornografia, fattori come la solitudine, la stessa che l’ha portato a scoprire il mondo dei videogiochi e la pornografia online.

Si definiva come il classico ragazzo sfigato, un po’ “nerd” era isolato dagli altri ragazzi. A 17 anni denota dei problemi di erezione che l’ha portato a scoprire dei forum online dove c’erano tantissimi altri ragazzi che soffrivano di questo malessere.

Alessandro inizia un processo terapeutico con un professionista andando almeno, per i primi tre mesi, una volta a settimana nel suo studio, successivamente essendoci stati dei miglioramenti, l’incontro era fissato una volta a mese per due anni, fino a quando non ne è uscito quasi completamente.

A 20 anni riesce a guarire da questa dipendenza sospendendo per un anno la visione di siti pornografici.

“La pornografia è una vera droga” dice Alessandro, durante il periodo di sospensione ha avuto attacchi di ansia sociale, disturbi sull’umore e il fenomeno del “flatline” ovvero la totale assenza di erezioni e desiderio sessuale, durati all’incirca tre mesi.

Le dipendenze sono frutto della solitudine e dello scarso contatto umano afferma Alessandro dicendo che è riuscito a sconfiggere questo “brutto mostro” grazie all’aiuto e al supporto della famiglia.

Le cause della dipendenza legata al sesso online sono molteplici , ma molto spesso possono essere legate alla mancanza di affetto da parte della famiglia, dalla depressione, uso smodato della rete, ma anche scarsa socialità con i coetanei.

Nel caso di Alessandro la causa maggiore era legata alla mancanza di attenzione da parte della famiglia, il padre molto spesso fuori città per motivi lavorativi e la madre assente e poco interessata alla vita del figlio; Il ragazzo parla di “mancanza di punti di riferimento” soprattutto nel periodo più delicato, quello dell’adolescenza.

La situazione nell’ambito scolastico non era migliore, perché era etichettato come “il nerd della classe” oppure “lo sfigato”, i ragazzi lo isolavano e le ragazze non lo consideravano minimamente.

Un fattore problematico è stato anche il fatto di non avere nessuno con cui potersi sfogare, con cui poter condividere questi problemi e chiedere aiuto.

L’unica valvola di sfogo per Alessandro era chiudersi in camera e guardare video pornografici e masturbarsi, tanto da diventare un’abitudine. A 20 anni però, riesce a guarire da questa dipendenza sospendendo per un anno la visione di siti pornografici e astinenza dai rapporti sessuali.

Alessandro ci racconta che è riuscito a sconfiggere la dipendenza grazie all’aiuto e al supporto della famiglia; infatti durante la terapia i genitori hanno cercato di stargli più vicino possibile e fargli sentire tutto l’appoggio e la considerazione che probabilmente prima non c’era.

Ci dice Alessandro:

“I miei erano un sacco assenti, mi sentivo sempre solo, un po’ annoiato e non sapevo che fare tutto il giorno, quindi guardare i porno mi teneva compagnia.”

“Poi mia madre e mio padre quando hanno capito che avevo bisogno di aiuto, hanno cambiato proprio comportamento e sono stati molto presenti, e a dire la verità non me lo sarei aspettato”

La madre lo accompagnava a tutte le sedute con lo psicoterapeuta, il padre iniziava ad essere più presente, lo accompagnava a fare qualche esperienza di guida in vista della patente, e questo faceva sentire il ragazzo molto considerato, e meno solo. Alessandro ci dice “Infatti poi quando mi hanno aiutato ho visto proprio che sono cambiati, e facevo più cose con loro, quindi avevo anche meno tempo per guardare i porno.”

Ad oggi Alessandro ha sconfitto la dipendenza, lavora in negozio di elettronica e convive con la sua ragazza. Sembra non manifestare nessun tipo di sintomo legato alla “malattia”, e afferma che questo “problema” abbia avvicinato i genitori a lui, tanto da instaurare un legame molto forte con loro.

La dipendenza da Internet

In Italia dal sondaggio del 2016 è emerso che il 75,5% dei ragazzi tra i 12 anni ed i 14 anni si collega ad Internet tutti i giorni; tra gli adolescenti tra i 15 anni ed i 19 anni l’88,8% si collega abitualmente, e tra gli adulti dai 35 anni ai 44 anni il 64,6% è connesso ad Internet abitualmente. Nella fascia d’età tra i 60 e i 64 anni troviamo il 25,2%.

Secondo lo stesso sondaggio ISTAT il 36,7% dei bambini è stato abituato ad utilizzare questo strumento.

Queste percentuali dimostrano che è evidente che oramai Internet sia entrato nella vita delle persone, basti pensare al fatto che tutto quello che facciamo oggi passa attraverso la rete.

Questo fenomeno ha raggiunto tutte le fasce d’età, dai i più giovani ai più anziani, con maggior influenza nei giovani e negli adolescenti.

Il web in pochi anni ha radicalmente cambiato le nostre esperienze quotidiane rendendosi indispensabile.

Ma la molteplicità degli stimoli su Internet hanno portato gli individui a farne un uso compulsivo, tanto da poter parlare di “dipendenza da Internet”.

Il dott. Luca Bidogia, psicologo, psicoterapeuta e formatore, ha accettato di parlare con noi dello sviluppo di questo fenomeno sviluppatosi sopratutto negli adolescenti.

Quali sono le origini della dipendenza dal web?

“Hikikomori, parliamo di dipendenza dal web che molto spesso i giovani ma anche i genitori vivono.”

Che cos’è Hikikomori?

“È un fenomeno che nasce in Giappone verso gli anni Ottanta, che letteralmente significa stare in disparte, perchè con questo fenomeno si intendono le persone che vogliono ritirarsi dalla socialità passando il loro tempo in casa.

La società giapponese è molto collettivista e questo ha a che fare con la vergogna, perché nel momento in cui la visione che hanno gli altri di me non è consona con alcuni criteri questo sentimento è molto forte.

In una condizione di ritiro sociale il tempo a disposizione è molto e viene speso su Internet.”

Prima di continuare l’intervista, ci sembra opportuno dire che la dipendenza da internet è stata inserita nel Manuale Diagnostico di studi mentali e psichici e comprende tantissime situazioni come per esempio l’utilizzo dei social network, dei videogiochi, ecc..ed è un fenomeno rilevante sopratutto nei giovani.

Chiedendo al Dr. Bidogia cos’è la dipendenza da internet lui ci risponde:

“Riferendoci a quest’ultima categoria, possiamo fare un esempio, supponiamo un ragazzo di 15/16 anni passa del tempo sui social network, il comportamento patologico sono le sue relazioni virtuali o ciò che sta dietro queste relazioni?”

Ogni sintomo implica un messaggio comunicativo che vale la pena essere ascoltato.

Quando si parla di dipendenza dal web tutti noi pensiamo ai ragazzini dipendenti dai videogiochi e alle ragazzine dipendenti dai social. In realtà il fenomeno è molto più complesso, perché con dipendenza dal web noi intendiamo molte cose, come la dipendenza da shopping compulsivo, da sesso virtuale o da informazioni. Quindi sono coinvolte le categorie di persone di diverse età.

Dal punto di vista clinico la dipendenza da web è stata diagnosticata per la prima volta nel 1995, quando internet era agli albori. Purtroppo la dipendenza cresce anche con la crescita del dipendente, facendo alzare l’età.

Il Dr. Luca Bidogia continua dicendo:

“Molto spesso io mi trovo a dover lavorare con i genitori per far capire loro che, se hanno un figlio che si è isolato dal mondo esterno per giocare tutto il giorno ai videogiochi, togliergli il videogame vuol dire togliere l’unica relazione sociale che lui ha con altre persone. In questi casi, bisogna guidare il ragazzo a trovare altri contesti relazionali, magari utilizzando proprio il videogioco, far venire un amico a giocare a casa con lui e poi spronarli ad andare a giocare a pallone. Quando la dipendenza non è proprio totalizzante, può essere utile porre dei limiti di orario, di tempo.”

Questo fenomeno è prevalente più nei giovani o negli adulti?

“Come ho già detto, questo fenomeno riguarda sia giovani che adulti, ma in forma nettamente superiore nei giovani, anche perché Internet è un fenomeno nuovo, giovane che si diffonde nell’Era Digitale che coincide con il 2002 ed è per questo che è maggiormente diffuso nei giovani e di conseguenza anche la dipendenza legata esso.”

Quali sono le cause della dipendenza?

“Sembrano più a rischio di sviluppare una dipendenza da Internet le persone affette da personalità di tipo ossessivo compulsivo, tendenti al ritiro sociale, alla timidezza, alla bassa autostima. Il fenomeno può essere favorito anche dalla presenza di altri disturbi comportamentali, per esempio il disturbo depressivo, disturbo bipolare, compulsione sessuale.”

Quali sono i sintomi?

“I sintomi possono essere alterazione del tono d’umore, sintomi d’astinenza ,l’individuo inizia a trascurare la famiglia e spesso entra in conflitto con essa e la dominanza ovvero l’attività domina il pensiero dell’individuo.”

Spesso, i giovani vengono emarginati per il poco utilizzo di Internet, come può essere spiegato questo paradosso?

“Molto spesso devo lavorare con genitori per far capire loro che se hanno un figlio che si è isolato e ha giocato tutto il giorno ai videogames, toglierlo significherebbe levargli l’ultima ancora per socializzare. Bisogna guidare il ragazzo nuovi contesti relazionali.”

Qual è il ruolo dei genitori nei confronti della dipendenza da Internet?

“Tante volte ci si scorda il ruolo importante di Internet e che per le persone potrebbe essere l’unica ancora di socialità. In una situazione in cui anche per i genitori è difficile immedesimarsi nel ragazzo che passa la giornata su Internet e fanno fatica a vedere questo tempo come qualcosa da non togliere.

Alcuni genitori cercano di togliere computer, console, ecc..e potrebbe essere controproducente.

Quando si configura un ritiro sociale?

“Un ritiro sociale si denota quando l’individuo, per esempio, non va a scuola, oppure non parla con gli amici ma preferisce stare su Youtube.”

Sono più uomini o donne a soffrire della dipendenza da Internet?

“Questo fenomeno è paritario qui in Occidente, anzi molto spesso la percentuali delle donne supera quello degli uomini.”

Alcune indicazioni utili?

“Diminuire la pressione sociale, gentilezza e pazienza perché il ritiro è una condizione ambigua e queste due caratteristiche danno la possibilità all’individuo di parlare di questo malessere, sentendosi più accettati.”

Dall’intervista effettuata al dott.Bidogia, il quale ringraziamo ulteriormente, si evince che il fenomeno che si diffonde sopratutto negli adolescenti, dovuto a cause legate al ritiro sociale, alla mancanza di autostima, timidezza estrema, disturbi psichici preesistenti, ecc.. ed è un fenomeno paritario.

Dipendenza da gioco online

La dipendenza da gioco online rappresenta una delle dipendenze da Internet.

Quanti di noi conoscono una persona che sta continuamente davanti alla playstation a giocare ai videogiochi?

In questo secondo episodio di dipendenze da internet, parleremo proprio di quanto questo può far sviluppare una dipendenza da gioco online; e riporteremo l’intervista fatta ad un soggetto che soffre tuttora di dipendenza da gioco online.

Mirko è un ragazzo di 30 anni, che passa la maggior parte del suo tempo libero giocando ai videogiochi. Non ha molti amici, o meglio, non ha molti amici al di fuori del suo mondo online.

Da un punto di vista delle relazioni interpersonali, chi soffre di dipendenza da giochi online preferisce passare il suo tempo con gli amici conosciuti in rete, e crede che queste relazioni siano molto più vere e intense rispetto a quelle della vita reale.

Mirko passa intere nottate davanti alla playstation, chiacchierando con i suoi amici di gioco;

Descrivere il suo profilo può esserci utile per comprendere alcune dinamiche attivate da un uso smoderato dei giochi online.

Lui preferisce giocare alla playstation rispetto ad uscire o guardare un film insieme a sua moglie, e questo dimostrerebbe come le relazioni offline, passano per lui in secondo piano rispetto al gioco e alle relazioni online.

Per questo motivo ha molto spesso litigi con sua moglie, che si lamenta del fatto di passare poco tempo insieme a lui, di avere poco aiuto in casa, e di sentirsi trascurata da lui.

La sua pratica di gioco continua lo porta ad avere conseguenze negative, da lui però ignorate.

Mente sul tempo passato a giocare, e a volte non si accorge nemmeno del tempo che passa davanti alla playstation rinchiudendosi nel suo mondo online.

No ma che stai dicendo, non sono passate tre ore, ho acceso la play un’oretta fa.
Tra poco spengo promesso.

Queste sono alcune delle frasi che le persone vicino a lui sentono ogni giorno. Mirko è dunque dipendente da gioco online? Risponderemo tra poco a questa domanda.

Molti sono i motivi che possono spingere un soggetto a giocare assiduamente online, e molti possono essere i sintomi da lui sviluppati, come isolamento sociale, preoccupazione, perdita di controllo e conflitti interpersonali o intrapersonali.

Teniamo presente che la maggior parte degli studi sostiene che la maggioranza dei videogiocatori non è dipendente, ma anche che l’immersione intensa e prolungata nella pratica di gioco e la dipendenza da videogiochi non sono la stessa cosa.

Secondo uno studio svolto attraverso un focus group negli USA vengono individuati tre sintomi associabili in modo affidabile ai casi di gioco problematico: tentativi infruttuosi di ridurre o interrompere il gioco, perdita di interesse per altri hobbies o attività, e la prosecuzione del gioco nonostante i danni da esso causati. Altri comportamenti come la preoccupazione, l’isolamento o l’ansia sociale, sono secondo questo studio utili a distinguere il gioco sano da quello problematico.

Questo studio ci porterebbe a definire Mirko un soggetto a rischio di dipendenza da giochi online.

Ciao Mirko quanti anni hai e dove lavori?

“Ciao, ho 30 anni e lavoro come commesso in un negozio di scarpe”

Che fai nel tempo libero invece?

“Diciamo che quando non lavoro mi piace stare a casa, e gioco spesso alla playstation.”

Quanto tempo passi a giocare?

“Diciamo che non lo so bene, però a volte quando non ho niente da fare, soprattutto quando non lavoro, magari ci sto anche tutto il giorno, però non è che gioco solo, chiacchiero pure un sacco con gli amici di play che giocano insieme a me.”

Con quanti amici parli mentre giochi, e che rapporto hai con loro?

“Diciamo che i più stretti sono una decina, parliamo la maggior parte del tempo del gioco al cui giochiamo, però poi alla fine ci ritroviamo a parlare di tutto tutto, qualsiasi cosa.”

Hai mai visto questi amici dal vivo?

“Eh no mai, mi piacerebbe molto, ma abitano tutti lontani, però alla fine penso che non conta il fatto di non vederci dal vivo perché abbiamo un rapporto che va ben oltre, ed è vero lo stesso.”

E le persone a te care che dicono che stai tutto questo tempo davanti alla play?

“Ehh, spesso mi rompono, tipo che mi dicono che io non le calcolo e mi chiudo con la play, ma non è vero perché se mi parlano io comunque ci sto, è solo che a me non piace tanto stare in giro per negozi o cose così quindi mi chiudo con la play, invece loro vogliono sempre andare in giro perché gli piace così, a me piace giocare invece.”

Ma litighi spesso con loro?

“Con mia moglie litigo parecchio, perché lei mi chiede sempre di andare a dormire presto, ma io non ho sonno quindi resto a giocare alla play, e poi la mattina dopo è incazzata con me.”

Tu pensi che giocare tutto questo tempo ti ha portato delle conseguenze negative?

“Diciamo che forse mi sto rendendo conto che non è proprio del tutto corretto, che mi fa male stare tutto il giorno a giocare, oppure passare la notte davanti alla play invece di andare a dormire con mia moglie, però non saprei, mi viene normale farlo, è come se non riesco a farne a meno.”

Ricordiamo ai lettori che Mirko, è ancora in cura da uno specialista per combattere la sua dipendenza da giochi online, non ha del tutto compreso di essere dipendente, o se lo ha fatto ancora non l’ha accettato. Sta solo all’inizio del suo percorso, e proprio per questo abbiamo preferito non esaltare molto nell’intervista il fatto che è realmente dipendente da giochi online. Questa intervista e molte delle cose che vi abbiamo raccontato è stato anche grazie ai suoi familiari, soprattutto a sua moglie, che ci ha dato un quadro complessivo delle sue giornate e del suo modo di vivere questa dipendenza che lo sta allontanando da tutti.

È proprio la moglie Federica a dirci:

“Io sono contenta che gli avete fatto queste domande e che lavorate su questo, perché è giusto aiutare le persone che soffrono di questa malattia e soprattutto aiutare i parenti di questi a comprendere che bisogna ammettere che c’è un problema, e bisogna accorgerci del problema il prima possibile, così da aiutare il proprio caro a risolverlo.”

La dipendenza dalle relazioni online

Internet negli ultimi decenni ha trasformato del tutto le nostre abitudini e anche l’aspetto relazionale. Circa la metà di coloro che naviga in Internet utilizza i social network per accedere agli incontri online e cercare l’amore in chat.

La dott.ssa Annamaria Venere, sociologa sanitaria, psicologa e criminologa, ci ha consentito di intervistarla riguardo la dipendenza dalle relazioni virtuali.

Cosa sono le relazioni online?

“Le relazioni online creano legami a qualsiasi livello di distanza tra persone. Ciò porta gli individui eterogenei a relazionarsi con individui a volte molto lontani, stimolando la curiosità e il desiderio di evasione dal contesto sociale di appartenenza.”

Da cosa derivano i rapporti virtuali?

“I legami virtuali sono sopratutto deboli e avviati per far fronte a mancanze personologiche interiori. L’instabilità dell’amore via chat è dovuto sopratutto allo scollegamento tra il rapporto relazione e il luogo sociale in cui viene vissuto. Alla base della relazione virtuale vi è soltanto il soddisfacimento di interessi secondari di tipo narcisistico.”

Quali sono i rischi delle relazioni online?

“Il rischio delle relazioni virtuali è che vadano ad amplificare le problematiche psicologiche insite in ogni persona. Il virtuale diventa un mondo parallelo su cui il soggetto si rifugia perdendo i connotati della vita reale. Per questo parliamo della dipendenza dalle relazioni online.”

Cosa si intende con il termine “dipendenza dalle relazioni online”?

“Con questo termine intendiamo un eccessivo coinvolgimento in questo tipo di relazioni nate sul web. La dipendenza dalle relazioni online si configura dal momento in cui le persone trascorrono molto tempo in chatroom, social network diventando dipendente da ciò.”

Quali sono le caratteristiche di questa dipendenza?

“La persona ha bisogno di passare molto tempo in rete per intraprendere relazioni; si verifica una perdita i interesse per le relazioni offline; la persona dipendente tende a ridurre il suo accesso in rete senza successo.”

Quali sono i sintomi?

“Diventa patologica quando ci si nasconde dietro l’oggetto per opporsi a un cambiamento, e può portare sintomi come gli sbalzi d’umore, la tolleranza, l’astinenza, e il conflitto.”

Quali sono le conseguenze legate alla dipendenza alle relazioni virtuali?

“La logica conseguenza di questo comportamento è che la persona si allontani sempre più dalle relazioni amicali reali diventando totalmente dipendente dalle relazioni online”.

Quali sono le possibili soluzioni?

“La psicoterapia e la psicoanalisi offrono la possibilità di ritrovare il proprio tempo attraverso un percorso che miri a conoscersi in profondità.”

Dall’intervista effettuata alla Dott.essa Venere, la quale ringraziamo ulteriormente, si evince che la dipendenza permette di fuggire da qualsivoglia assunzione di responsabilità. Nella dipendenza i soggetti si annullano, l’oggetto diventa il loro principale ed unico stimolo e non hanno desideri. Per quanto riguarda le relazioni virtuali queste diventano un rifugio e regno in cui non hanno rivali.