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EP6 – Zimbabwe, la piramide

Nonostante l’entusiasmo civile e politico per il ricambio al potere e per la fine dell’era-Mugabe durata 37 anni lo Zimbabwe è oggi sull’orlo del fallimento. Anzi, di un vero e proprio disastro economico. Non bastano la felicità e i buoni propositi per risollevare una nazione: l’economia arretra, la crisi di liquidità è sempre più grave, l’iperinflazione galoppa e sembra non arrestarsi mai e i prezzi dei principali beni di largo consumo, dal latte alla benzina, dalla carne ai vestiti (il paese dell’Africa australe importa quasi tutto) continuano a salire indiscriminatamente.

L’accelerata verso il declino è iniziata con l’aumento del prezzo dei carburanti: il 12 gennaio 2019 la benzina è schizzata da 1,30 dollari americani al litro a oltre il doppio, un aumento avvenuto nell’arco di una sola notte, e oggi si attesta a una media di +150%: un litro di carburante costa 3,32$, il prezzo alla pompa più alto del mondo. Il tutto è avvenuto in appena tre settimane. Questo ha provocato l’indignazione degli zimbabwani, in particolare nelle città di Harare e Bulawayo, che hanno organizzato manifestazioni contro i rincari, cosa che un tempo sarebbe stata impensabile. Ma oggi è tutto diverso o almeno così si credeva: il coraggio di scendere in piazza e di superare le barriere della paura si è scontrato con la durissima repressione dell’esercito. Nel primo giorno di proteste, secondo diverse organizzazioni non-governative, almeno 12 persone sono morte ammazzate dai proiettili dei kalashikov dei soldati e centinaia sono state ferite in seguito alle percosse degli agenti e dei militari. Molte persone, le ONG parlano di migliaia, altri analisti di centinaia e le autorità militari negano ogni cosa, sono state arbitrariamente arrestate e alcune di loro sono state prese direttamente in casa, dove gli uomini dell’esercito hanno fatto irruzione. Mentre il presidente Emmerson ED Mnangagwa si trovava al Forum economico di Davos, in Svizzera, per molti giorni molti cittadini hanno vissuto nella paura della repressione casa per casa.

Ma non era arrivato il momento di cambiare tutto? Il presidente non aveva promesso il rispetto dei diritti civili e sociali dei cittadini, la fine della repressione, la tutela dei diritti umani, la garanzia di libertà di associazione, di parola, di espressione? Ma soprattutto, si chiedono molti zimbabwani mostrando uno spirito deci…

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