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Il termine nonviolenza non descrive la negazione di qualcosa ma la promozione di un metodo in cui la teoria è anche pratica, in cui l’agire perseguendo un obiettivo è importante tanto quanto, se non più, dell’obiettivo stesso.

È il mettersi al centro per attirare, non per guidare.

 

Pietro Pinna è stato uno di questi “centri”, non un simbolo di nonviolenza ma la dimostrazione che il metodo è l’azione, anche fisica, per vincere e convincere: «La nonviolenza è una visione di vita, una concezione etica e non morale: l’etica riguarda tutta l’umanità».

 

Questa serie in 8 episodi, ideata e realizzata da Roberta Covelli, parte da un’intervista sbagliata, si sviluppa nel Sathyagraha di Ghandi e giunge fino a noi come una lunga onda d’amore, come la delicata forza della lotta della nonviolenza.

Episodi
08 - La rivoluzione è aperta!
1 Maggio 2020
Le domande che volevo porre a Pietro Pinna, in quanto primo obiettore di coscienza per motivi ideali, erano poche. Una di queste riguardava l’effetto della sua scelta sulla storia d’Italia: certo non fu solo merito suo se il servizio di leva smise di essere esclusivamente militare, ma il dibattito sulla possibilità di servizio alla nazione senza collaborare alla cultura bellica si apre proprio dall’esempio, dalla testimonianza di Pinna e degli altri che fecero altrettanto negli anni successivi.
07 - Dalla torre di Perugia
11 Maggio 2020
«Ha letto Capitini?». No, rispondo a Pietro Pinna, non più giovane obiettore ma anziano testimone della storia. Pinna sbuffa, ma in maniera molto cortese. «Legga Capitini».
06 - Inganno e disinganno
19 Maggio 2020
La liberazione simboleggiata nell’opera è quella dal peccato, anche se non mancano riferimenti al sapere massonico, con il passaggio dal buio alla luce. “Qui non vident videant”: quelli che non vedono vedranno.
05 - Nemico in avvicinamento
20 Maggio 2020
La nonviolenza, come metodo di azione, è “disponibilità sempre al compromesso”
04 - La scelta di metodo
21 Maggio 2020
Il nonviolento tende al cambiamento della realtà, persegue un’utopia confidando nelle proprie azioni, ma, nel contempo, è consapevole di non avere controllo sul risultato finale del suo impegno, quindi concentra il suo sforzo sull’elemento su cui è sicuro di poter influire, ovvero i mezzi. Non esiste obbiettivo raggiungibile senza un percorso con esso coerente. Non si può ottenere un fine giusto tramite mezzi ingiusti.
03 - La parola nuova
22 Maggio 2020
La difficoltà di trovare un’iconografia autenticamente nonviolenta non si limita alle questioni figurative, ma riguarda anche le parole. Torniamo alla fine dell’Ottocento, allora, anzi, ormai all’inizio del Novecento.
02 - Le immagini di copertura
22 Maggio 2020
Quella mattina di ottobre Pietro Pinna rispose alle mie curiosità: il rapporto con la sua famiglia dopo la sua scelta e durante la detenzione, le aspettative sul riconoscimento dell’obiezione di coscienza, le reazioni dei partiti. E poi gli chiesi se per favore potesse parlarmi di qualcosa a cui teneva, che gli importava comunicare, che pensava che la mia generazione dovesse sapere. E lui mi raccontò la nonviolenza.
01 - L'uomo in rivolta
22 Maggio 2020
Quella notte di Natale, a Napoli, c’è un ragazzo di Ferrara. Se guardasse fuori forse non ammirerebbe il mare, ma abbasserebbe lo sguardo sulle case, noterebbe le macerie che ancora punteggiano i quartieri, vedrebbe i lumi tremolanti alle finestre, testimoni dei lutti che la guerra di pochi anni prima aveva causato, che ogni guerra avrebbe causato. Dopotutto, è per protesta contro questa realtà se Pietro Pinna si trova a Napoli, prigioniero militare in tempo di pace.