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Media e comunicazione

Wolf, la newsletter per professionisti della comunicazione

Slow journalism

Slow, la prima newsletter di slow journalism

Economia

Leggi i nostri contenuti gratuiti. Scopri cosa pensiamo, come lavoriamo, quello che abbiamo in mente per il futuro:

  • Le slide dell’incontro al DIG 2017 sulla verifica delle fonti all’epoca della post verità, tenuto da Andrea Coccia e Alberto [...]
  • Da due giorni, la mia vita lavorativa e personale è “ostaggio” di Trenord. Mentre inizio a scrivere, mi trovo alla stazione di Gazzada, sulla direttrice Varese-Treviglio. Devo prendere il treno delle 13.18 per arrivare a Rho. Sono in stazione dalle 13.08. Sono le 13.41. Il treno è stato annunciato dall’altoparlante con 20′ di ritardo (se ho capito bene). Sul profilo Twitter della direttrice Varese-Treviglio l’ultimo Tweet è di aprile. Segno che è stato abbandonato. Suggerisce di seguire la app per gli aggiornamenti. Buongiorno dal SocialTeam #Trenord. Per INFO sulla circolazione treni seguici sulla #AppTrenord https://t.co/A64a1SHhCL — TRENORD_treVA (@TRENORD_treVA) 26 aprile 2017 La app non riporta alcun ritardo. Il treno [...]
  • Qui raccogliamo tutte le parole che bisogna conoscere, tradurre, capire, spiegare perché fanno parte del nostro lavoro. L’elenco è in fase di creazione, lo spunto parte da una conversazione sul gruppo di Facebook di Wolf. Questa pagina è provvisoria e serve a inserire, tanto per cominciare, parole, parole, parole. La trasformeremo in un wiki o in quel che si rivelerà più comodo Parole da disinnescare, tradurre e spiegare Leads Customer journey Funnel di conversione Marketplace Scale Targeting Retargeting Predictive Engine Per ora puoi aggiungerne nei [...]
  • Com’è che le persone hanno iniziato a commentare con voci di Wikipedia (o anche ricette o altro) le notizie-non-notizie che i quotidiani online si ostinano a pubblicare sulle loro pagine Facebook (e dunque anche sui loro corrispettivi siti) al solo scopo di farti fare un click? Assodato che è diventato un piccolo fenomeno, siamo con buone probabilità in grado di chiarire le origini del fenomeno che qui abbiamo chiamato wikibombing (sì, sappiamo che era anche una tecnica black hat SEO), e che qualcuno, come mi segnala Alessia Principe, chiama invece knowledge guerrilla bombing (nome più lungo ma chiarificatore), altri ancora le definiscono wikipediate (come le zingarate di Amici miei). Secondo uno dei wikibomber, Tommaso Ghezzi (che ha [...]
  • Una pianta marina che si spiaggia. Un pessimo percepito, un altissimo valore aggiunto. Osservare un fenomeno naturale e scoprire lezioni per il tuo lavoro. [...]
  • A volte, sul web, si parla di arbitraggio. Di cosa si tratta? Come spesso accade, non è stato inventato sull’internet. Anzi. Secondo la Treccani è un «comportamento che consente di trarre profitto da situazioni di incoerenza nel sistema dei prezzi o di differenziazioni regolamentari o fiscali fra entità istituzionali o territoriali». Secondo Wikipedia, che propone una definizione molto simile, «è un’operazione che consiste nell’acquistare un bene o un’attività finanziaria su un mercato rivendendolo su un altro mercato, sfruttando le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto. L’operazione è possibile se il ricavo che si ottiene supera i costi per il trasferimento del bene trattato da un mercato [...]
  • Dave Pell scrive una delle più belle newsletter che io abbia mai letto. La newsletter si chiama Next Draft. Ha uno sponsor. Uno sponsor bello grosso che si chiama Salesforce. Dave Pell è brillante, interessante, capace. Siccome ha uno sponsor bello grosso e ha scelto questo modello di business, la sua newsletter è gratuita, quindi è un po’ diversa dalle newsletter che propone Slow News, dove non troverai mai sponsor. Dave Pell si firma così, alla fine di ogni newsletter che manda: «Dave Pell, Managing Editor, Internet». È così, il personaggio Pell. Uno che non ha alcuna remora di chiudere il proprio sito personale con una foto di Muhammad Ali – ma la faccia è quella con occhialoni di Dave Pell – e la dicitura «I am the algorithm». Allora, [...]
  • Da quando l’Oxford Dictionary ha deciso che siamo nell’era della post-verità, da quando ha vinto Trump, da quando è colpa della rete, di Facebook, del digitale, è tutto un proliferare di convegni in cui si parla – spesso a sproposito – di fake news. Nel 1980 una reporter del Washington Post vinse il Pulitzer con una bellissima, struggente, drammatica storia di un bambino di 8 anni eroinomane di terza generazione. Era tutto inventato. Il public editor del Washignton Post – lo stesso giornale – fece un’inchiesta, dimostrò la cosa, pubblicò la storia, scusandosi con i lettori. Nel bellissimo editoriale del 16 febbraio su Internazionale, Giovanni De Mauro cita Robert Danton che, su The NewM York Review of Books racconta la vera [...]
  • L’anno che veniva / Com’era stato raccontato il 2016 e come è stato in realtà L’hanno previsto così, l’anno che verrà / Super-guida a tutte le tendenze del 2017 e una previsione fondamentale  Architettura dell’informazione, revisione, native advertising / Tre vere tendenze per il 2017 che dovremmo imparare a cavalcare sul serio  L’anno del realismo e del riflusso (o dell’exit strategy)    L’anno che veniva Com’era stato raccontato il 2016 e come è stato in realtà di Alberto Puliafito Per valutare la bontà di una serie di previsioni – di una è inutile: non rappresenterebbe un campione sufficientemente significativo – bisognerebbe fare una cosa che non ho mai visto fare. Cioè: [...]
  • Che cos’è lo slow journalism? Secondo la definizione offerta da Wikipedia nella versione inglese, lo slow journalism, il giornalismo lento, è una sottocultura delle news nata dalla frustrazione per la scarsa qualità del giornalismo cosiddetto mainstream. Quali sono le caratteristiche dello slow journalism? In un certo senso, il giornalismo lento è una sorta di reazione (esattamente come il movimento dello slow food reagisce come reazione al fast food e al junk food). Ma questo non basta: non si può definire un movimento o un modo di lavorare solamente per negazione. Cerchiamo allora di trovare caratteristiche generali che possano definire progetti di slow journalism (in alcuni casi sarà necessario, per forza di cose, operare anche per [...]
  • Da quanto è uscita questa faccenda delle fake news, la conversazione sul tema è fuori controllo. È colpa di Facebook. È colpa dei bufalari. È colpa della gente che non capisce. È colpa di Trump. È colpa di Grillo. È colpa delle élite. È colpa del giornalismo che non racconta più la realtà. Ognuno, come da copione, dà la colpa agli altri e racconta la propria storia. Fa, in altre parole, content marketing. Fedez se la prende con Repubblica – e sembra proprio che abbia ragione – Repubblica gli risponde e intanto se la prende con Grillo, che attacca tutti. E via dicendo. È una partita e sugli spalti ci sono, molto spesso, tifosi accecati dall’assenza di prospettiva, visto che guardano la partita dalla propria curva. Anche Slow News, in [...]
  • Realtà virtuale, realtà aumentata, umanità su Marte, auto che guidano da sole, assistenti personali per domotica spinta. L’evoluzione – qualunque cosa significhi – degli uomini ha sempre avuto bisogno di visionari. Ma, allo stesso tempo, ha avuto bisogno anche di grande concretezza. La ricerca folle, ossessiva della “next big thing” non è concreta e la proiezione garrula e positivista verso il futuro è utile esattamente quanto il rimpianto nostalgico e pessimista del passato. Cioè, lasciamelo dire con parole semplici: non serve a niente. E allora perché Facebook ci riprova, per la terza volta nella storia recente dell’umanità, con la realtà virtuale? Perché Musk vuole andare su Marte? Su The Information – interessante osservatorio, [...]
  • Che cos’è l’obsolescenza dei contenuti? Immagine tratta dal Maxi Manuale delle Giovani Marmotte del 1991 È quel processo naturale che rende un contenuto vecchio, non aggiornato o addirittura superfluo. L’estratto da una pagina del Maxi Manuale delle Giovani Marmotte del 1991 mostra chiaramente – si invitano i ragazzi a sotterrare carte, cartoni, latte e lattine dopo un picnic anziché lasciarle in giro – cosa si intende con questo concetto. 26 anni dopo la pubblicazione di questo “Manuale”, questo comportamento appare deprecabile e scorretto e di certo non verrebbe mai insegnato a nessuno. Con il cartaceo, l’obsolescenza dei contenuti è una condanna – lo scrivo chiaramente anche nella prefazione alla prima edizione [...]