Milano è una trappola di calore, e sarà sempre peggio
Lo è per tanti motivi, ma soprattutto per scelte urbanistiche e politiche. Le cose potrebbero migliorare, ma non sta succedendo
Lo è per tanti motivi, ma soprattutto per scelte urbanistiche e politiche. Le cose potrebbero migliorare, ma non sta succedendo
Un articolo su Repubblica dice che “la scommessa è vinta”. Ma è proprio così?
È il progetto per uno dei data center più grandi d’Europa
Quasi soltanto a parole, o in qualche report finanziato da progetti europei. Nella realtà le cose sono ancora molto indietro
Dopo gli ostacoli del Ministero dei Trasporti e dal TAR, il comune rilancia la Città 30. Mentre Bologna è il simbolo di uno scontro sulla mobilità sempre più politico, il bilancio è positivo, anche se migliorabile.
Se in Italia i militari hanno ottenuto sentenze e risarcimenti, in Kosovo la realtà è desolante. Nei luoghi in cui quasi trent’anni fa sono cadute le bombe non ci sono ancora risposte.
Dai primi anni Duemila a oggi l’avvocato Tartaglia ha collezionato circa 500 sentenze favorevoli per militari ammalati o deceduti, e la sua attività ha ispirato avvocati di altri paesi ad avviare cause simili
Dalla missione nei Balcani alla diagnosi di tumore, il caso di Emerico Maria Laccetti è il filo che unisce scelte militari, silenzi istituzionali e conseguenze che durano decenni.
Dobbiamo imporre ai governi di finanziare ciò che ha un futuro ed è sostenibile, lasciando andare e fallire ciò che non ce l’ha

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s. m. e f. [dal gr. ἀνταγωνιστής, “competitore, avversario”]
1. nel significato classico, l’a. è chi agisce in opposizione a qualcun altro, soprattutto in un conflitto narrativo, politico o simbolico. è la figura che si frappone, che ostacola, che rende visibile lo scontro. senza a., non c’è trama: c’è solo successione di eventi. 2. nel linguaggio mediatico contemporaneo, l’a. viene spesso ridotto a ruolo morale: il cattivo, il nemico, il problema da eliminare. questa semplificazione trasforma il conflitto in spettacolo e l’analisi in tifo. l’a. non è più una posizione, ma un’etichetta. 3. in politica e nel giornalismo, la costruzione dell’a. è una tecnica narrativa potente: serve a delimitare un “noi”, a compattare, a deviare l’attenzione dalle strutture ai soggetti. nominare un a. può essere più efficace che spiegare un sistema. 4. a., in senso culturale, è ciò che mette in crisi un racconto dominante. non necessariamente perché ha ragione, ma perché costringe a esplicitare le premesse. per questo l’a. è spesso scomodo: rallenta, complica, introduce attrito dove si vorrebbe scorrevolezza. 5. eliminare l’a. dal discorso pubblico non significa superare il conflitto, ma renderlo invisibile. e un conflitto invisibile è sempre più facile da gestire per chi detiene il potere.