Dei diritti umani in Libia non ci è mai interessato

In un video pubblicato su Twitter da Refugees in Libya, un’organizzazione che si batte per la tutela dei diritti dei rifugiati e per affermare il principio che “richiedere asilo è un diritto umano”, il portavoce e co-fondatore dell’organizzazione Yambio David intercetta il ministro degli Affari Esteri italiano Antonio Tajani per chiedergli conto dei recenti accordi firmati con la Libia e del perché né lui né la presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbiano mai menzionato le violazioni dei diritti umani in Libia.

Il video è questo:

Di come sia la realtà sul campo, in Libia, abbiamo parlato poche settimane fa con il direttore del quotidiano libico Libya Herald Sami Zaptia. Qui puoi recuperare la puntata di Slowly mentre di seguito puoi leggere uno stralcio in cui Zaptia ci descrive “il Paese delle milizie”:

«Prima di tutto bisogna capire cosa significa “milizia”. Una definizione semplice può essere quella di “un gruppo armato di cui il governo riconosciuto non ha il controllo: non ha il potere di cambiare i suoi leader”. In uno Stato dotato di pieni poteri, lo Stato ha il monopolio dell’uso legittimo della forza.

In Libia lo Stato ha “concesso i diritti”, vogliamo dire così, all’uso legittimo della forza cedendolo a una serie di milizie. Non può sopravvivere senza di esse, perché non c’è un esercito permanente, non c’è una polizia permanente, o almeno nessun esercito forte e nessuna polizia forte. E così i deboli governi ad interim in Libia, dalla Rivoluzione del 2011, devono fare affidamento alle milizie per imporre le regole e le leggi della politica.

Spesso ci sono conflitti di interessi con il capo di una milizia o con la stessa milizia, abbiamo visto per le strade di Tripoli scontri tra diverse milizie interforze mentre combattono per il controllo di diverse parti della città. Questo significa che la giustizia non è sempre assicurata».

Questo, raccontato da Zaptia, è il contesto della Libia di oggi. E, in questo contesto, l’Italia ha spolverato un accordo dal sapore antico: è dai tempi di Gheddafi che l’Italia vive di rendita in Libia, concentrandosi sui guadagni politici a breve termine in materia di energia e di migrazioni. Delle violazioni dei diritti umani sembrava importare poco all’epoca come oggi.

Una linea, questa, portata avanti con coerenza da 9 governi diversi.

Cose che restano

Cose che meritano di non essere perse nel rumore di fondo della rete, che parlano di oggi e che durano per sempre
  • Articolo
    Articolo
    2 giorni fa
    Smettere di finanziare la guerra

    Il primo quarto di questo XXI secolo, che si è appena chiuso con la fine del 2025, è stato segnato, a livello mondiale e in maniera incontrovertibile, da una costante: dall’Iraq all’Afganistan, dallo Yemen alla Libia, dal Pakistan alla Corea, dalla Siria all’Ucraina fino alla Palestina, senza dimenticare i conflitti interni nelle Afriche, questo nuovo […]

  • Foto
    Foto
    3 giorni fa
    Witness 1979, la protesta delle donne in Iran

    Da ormai quasi due settimane, nelle strade e nelle piazze delle principali città iraniane è in corso quella che sembra essere la più massiccia e rappresentata protesta popolari contro il regime degli ultimi anni. Durante le manifestazioni, la polizia iraniana avrebbe arrestato migliaia di persone e ne avrebbe uccise diverse centinaia. È molto complicato verificare […]

  • Video
    Video
    un mese fa
    Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli

    La cosa che resta di oggi è un cortometraggio di 11 minuti girato nel 1970 da Elio Petri e Nelo Nisi. Si intitola Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli, dura 11 minuti, è interpretato da Gian Maria Volonté, Renzo Montagnani e Luigi Diberti e ironizza amaramente sulle paradossali tre versioni prese in esame dalla […]

Leggi tutte le cose che restano