Dopo un discorso di Mario Draghi, tenuto in Belgio qualche giorno fa, è tornato di nuovo alla ribalta un grande classico del dibattito politico europeo: l’Europa deve essere una federazione o una confederazione?
Nella versione semplificata e polarizzata della domanda, le alternative sono due: o una federazione di Stati che cedono alcune delle proprie competenze a un governo centrale fino a sparire lentamente a favore di una struttura centrale; oppure una confederazione di Stati che al contrario restano indipendenti e delegano a una strutta centrale soltanto pochissimi aspetti della vita economica dell’Unione.
C’è però anche una terza via, come spesso accade, una via che non porta né alla costituzione di un gigastato europeo, né al ritorno dei nazionalismi degli Stati nazionali. È la via tracciata dal pensiero anarchico, in particolare da uno scritto da Pierre-Joseph Proudhon, Del principio federativo, attraverso il quale il filosofo francese propone una interessante rete federativa dal basso, fatta di comunità, associazioni e gruppi informali.
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