La responsabilità delle morti di Cutro

Quando muoiono persone che non dovrebbero morire, si va a caccia delle responsabilità. Credo sia normale: è già difficile accettare la morte, qualcosa che pone fine a tutto. Figuriamoci quando avviene in circostanze come quelle di Cutro.

La ricerca delle responsabilità, quando muoiono persone migranti, a quanto pare è viziata dall’ideologia, ma anche dalla furbizia comunicativa.

In realtà la questione è molto semplice.

La responsabilità delle persone migranti che muoiono per raggiungere altri paesi è da ricercarsi nel mondo che abbiamo costruito. È della politica che respinge. È di chi fa leggi e decreti che reprimono la migrazione.
È di chi fa discorsi violenti e elitari.
È di chi vuole un mondo chiuso e respingente. Di chi alza muri.

La Presidente del Consiglio Meloni ha detto: «Mi chiedo se in questa nazione c’è qualcuno che in coscienza ritiene che il governo volutamente abbia fatto morire oltre 60 persone tra cui qualche bambino».

La domanda è chiaramente fallace perché finge di spostare la questione dalla politica migratoria in generale al caso particolare.

La risposta va articolata aggirando la domanda: sì, il governo vuole un mondo chiuso, sì, il governo vuole respingere, sì, il governo vuole impedire di partire, sì, il governo rappresenta una visione del mondo in cui ci sono vincitori e vinti, e tutto sommato i vinti se la sono cercata (potevano evitare di partire, in questo caso).

Sì, il governo ha sulla coscienza i morti.
E come ce li ha il governo, ce li hanno tutti coloro che, più o meno dalla Bossi-Fini in avanti, hanno perseguito un’idea del controllo delle migrazioni disumana.

 

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