Il rabbit R1 ha una fotocamera incorporata. La fotocamera utilizza un’intelligenza artificiale image-to-image – cioè: riceve in ingresso un’immagine, offre in uscita un’altra immagine. Di fatto, è come avere una fotocamera modifica la realtà. Nella sua versione originale, l’ia del rabbit R1 trasformava le foto scattate con un’estetica a 8 o 16 bit, come le vecchie immagini dei computer.
Negli aggiornamenti successivi, la macchina fotografica del rabbit R1 è diventata multimodale. Cioè: puoi fotografare qualcosa e aggiungere un comando vocale, chiedendo di modificare quel qualcosa secondo un certo stile o trasformandolo in qualcos’altro.
Ho scritto per Slow News un reportage di viaggio illustrandolo con le foto trasformate sul rabbit e ho continuato a sperimentare. Ad un certo punto mi sono accorto che, fotografando alcuni oggetti specifici – per esempio, dei pupazzetti – l’ia del rabbit smetteva di fare le immagini a 8 o 16 bit e faceva dei render iper-realistici. Gli oggetti fotografati mantenevano la caratteristica estetica “a pixel”, ma come se fossero in tre dimensioni.
A furia di fare esperimenti con pupazzetti e sfondi vari, il rabbit ad un certo punto ha generato questi due personaggi che vedi: un giocattolo cavaliere e il suo coniglio.
Sì, perché come watermark il rabbit aggiunge – quasi sempre – un coniglio nascosto da qualche parte nell’immagine.
Appena li ho visti ho deciso che dovevano essere personaggi di una storia. L’immagine era quadrata, l’ho espansa in 16:9 con Canva.