Cartello di Bologna Città 30 con scritto "VAI PIANO SALVA UNA VITA"

Bologna vuole andare piano

Bologna Città 30 riparte in fretta, per andare di nuovo piano. Una serie per capire cosa c’è dietro l’esperimento della prima Città Metropolitana d’Italia a 30 km/h. 

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Bologna ha scelto di rallentare: da inizio 2024 è la prima grande Città 30 d’Italia, un laboratorio per cambiare la mobilità urbana e, proprio per questo, un terreno di scontro.

 

Il 20 gennaio 2026 il Tribunale TAR (Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna) ha annullato i nuovi limiti di velocità nel comune, in seguito al ricorso di due tassisti sostenuto dal governo. 

 

Il TAR non ha contestato il merito delle misure di sicurezza stradale, ma il metodo con cui sono state deliberate. 

 

Su spinta dei comitati cittadini, il comune lavora a un progetto di rilancio di Città 30, per ripristinare i limiti e aumentare le infrastrutture di rallentamento del traffico. Ma potrebbero arrivare contromosse dal governo, in quella che ha assunto i contorni di una battaglia politica tra centrosinistra e centrodestra, comune e Ministero dei Trasporti.

 

Intanto, i dati comunali dei primi due anni di Città 30 parlano di un calo di 17 morti in strada, 348 feriti, 709 incidenti, meno inquinamento da t e più mobilità su bici rispetto al biennio 2022-2023. Un quadro positivo in linea con le altre città 30 in Europa, anche se a Bologna i miglioramenti di sicurezza sono stati più significativi nel 2024 rispetto al 2025.

 

Ma i numeri fanno poco rumore in un dibattito sempre più polarizzato: in questa serie proviamo a spiegarli, dare contesto, capire cosa funziona e cosa si può migliorare nell’esperimento che per la prima volta ha visto rallentare una grande Città Metropolitana d’Italia. 

 

Un esperimento che vuole ripartire in fretta, per andare di nuovo piano.

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