Nel 1961 la migrazione delle persone dal sud Italia al nord è un fenomeno che viene analizzato anche giornalisticamente. Così, Brando Giordani e Ugo Zatterin, allora giornalisti del Telegiornale Rai, vanno a Torino a raccontare chi è arrivato dal sud per lavorare in fabbrica. Entrano nelle vecchie caserme trasformate in alloggi, chiedono ai torinesi cosa […]
Bilanci di fascismo
La cosa che resta di oggi è un documento che, letto oggi, fa impressione per la sua precisione nel raccontare l’impatto di un governo fascista sull’economia e sulla società di una nazione. Si intitola Un anno di dominazione fascista, l’ha compilato — è più un report tecnico che un testo argomentativo — Giacomo Matteotti nel 1923, è lunga poco meno di 100 pagine e si articola in tre sezioni.
La prima è una analisi della situazione economica e finanziaria delle spese sostenute dal Governo Mussolini, la seconda è una analisi delle sue scelte politiche e la terza è una raccolta di frasi pronunciate da Mussolini, dai membri del suo partito, ma anche scritte da testate giornalistiche allineate al fascismo, e che raggruppano anche un lungo elenco di intimidazioni avvenute tra il novembre 1922 e il dicembre 1923.
Non è un documento facile da leggere, sia chiaro, ma scorrendo l’indice e armandosi di una buona dose di pazienza, emergono pezzi che di questi tempi ci tornano molto utili: dalle menzogne da campagna elettorale smascherate poi dalla vera attività di governo, passando dall’abuso di decreti legge del governo Mussolini e fino da ad arrivare alla costituzione delle milizie fasciste, Matteotti ci ha lasciato più di un avvertimento.

Cose che restano
- I bambini meridionali
- Restare umani
“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
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