“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
Il modo in cui i media parlano di incidenti stradali è un problema
All’inizio di ottobre, una adolescente di Trento è stata uccisa da un motociclista che l’ha investita con la sua moto mentre spingeva sulle strisce pedonali il suo monopattino. In seguito all’impatto, anche il motociclista è morto.
La notizia, però, almeno in prima battuta, è uscita con parole diverse: «Tragedia a Trento, moto travolge monopattino», o anche «Incidente stradale a Trento: una 16enne in monopattino uccisa da una moto».
Al di là del fatto che la ragazza il monopattino lo stava spingendo, quindi formalmente era a piedi, questo titolo incarna la prima assurda tendenza nell’uso del linguaggio da parte dei giornalisti italiani quando scrivono di incidenti stradali che coinvolgono automobili a turno contro biciclette, pedoni o monopattini: il transfer della colpa dall’utente allo strumento.
Non sembrano mai i conducenti o le conducenti i responsabili degli incidenti, ma le auto, come se si guidassero da sole.
Ma questa tendenza linguistica è solo una delle storture che fanno della cronaca stradale (ahinoi genere che non manca mai sulle pagine dei quotidiani) un genere giornalistico pericoloso, che contribuisce ad alimentare un immaginario sbagliato e che ha come risultato la colpevolizzazione delle vittime e non dei carnefici.
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Cose che restano
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