Legalizziamo la cocaina!

Nel 2020, la produzione di cocaina ha raggiunto il record di 1.982 tonnellate, ed è persino probabile che si tratti di una sottostima. Un record che è stato raggiunto nonostante decenni di faticosi e costosi sforzi per interrompere l’offerta: tra il 2000 e il 2020, in Colombia, gli Stati Uniti hanno investito 10 miliardi di dollari per cercare di interrompere la produzione, pagando le forze armate locali per irrorare le piantagioni di coca con erbicida o per strappare i cespugli a mano. Tutto inutile: quando la coca viene sradicata su una collina, si sposta su un’altra. E la Colombia è piena di colline.

Sempre nel 2020, lo stato americano dell’Oregon è stato il primo a legalizzare piccole quantità di cocaina, eroina e metamfetamine. Come è stato possibile? Con un referendum, attraverso il quale i cittadini dell’Oregon hanno anche legalizzato la psilocibina per le persone dai 21 anni in su. I promotori, tra le altre cose, hanno messo l’accento sul fatto  che la mossa consentirebbe di utilizzare il farmaco per trattare la depressione, l’ansia e altre condizioni.

Ma allora, alla luce dell’esperienza perché non cambiare paradigma e chiudere per sempre con la guerra alla droga? Perché, come si chiedeva l’Economist in un editoriale di ottobre, non legalizzare persino la cocaina?

Piccola nota editoriale: su Slow News prestiamo molta attenzione alle parole. Per questo, per esempio, la tag che abbiamo deciso di usare quando tutti gli altri usano Droghe, è Sostanze.

Cose che restano

Cose che meritano di non essere perse nel rumore di fondo della rete, che parlano di oggi e che durano per sempre
  • Report
    Report
    3 giorni fa
    Il lavoro non pagato

    In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]

  • Articolo
    Articolo
    6 mesi fa
    L’anonimato di Banksy è un atto politico

    La cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]

  • Fumetto
    Fumetto
    6 mesi fa
    La guerra alle porte

    La cosa che resta di oggi è una inchiesta a fumetti scritta dal giornalista Antonio Mazzeo e disegnata dall’artista siciliano Lelio Bonaccorso, pubblicata nel numero 4 della Revue. È un viaggio alla scoperta di come viene usata una delle basi più strategiche del Mediterraneo, ovvero la base di Sigonella, in Sicilia. L’inchiesta è stata scritta […]

Leggi tutte le cose che restano