Precedente Successivo

Il terremoto dentro. Utopia e distopia

Prima che arrivasse il terremoto, Castelsantangelo sul Nera era un piccolo comune in provincia di Macerata. E lo era anche Visso, la patria del ciauscolo. E anche Ussita. Adesso sono poco più di cumuli abbandonati di macerie che risplendono di un bianco accecante sotto ai primi soli estivi dell’anno. Nonostante siano diventati famosi per la distruzione di Amatrice, i terremoti in Centro Italia del 2016 hanno colpito violentemente non solo il Lazio, ma anche Abruzzo, Umbria e Marche, per un totale 138 comuni e 600mila residenti.

La gestione del post terremoto ha avuto varie fasi. O, come dicono da queste parti, non ha avuto molte fasi. Chi vive ancora in queste terre spiega che dopo un primo momento emergenziale, l’attenzione dei media, della gente comune e della politica è sparita. Dopo l’emergenza non c’è stato più niente. O, almeno, niente di sistematico.

Nella prima puntata de Il terremoto dentro, Luciana Vattani, una donna amatriciana la cui vita è stata stravolta dal sisma del 2016, ha fornito un’immagine potente per descrivere la latitanza delle istituzioni in questi territori: «Hanno saputo solo usare la mia terra come passerella elettorale». Senza un soggetto esplicitato, a sottolineare una differenza netta tra “noi”, chi è rimasto, e “loro”, chi invece li ha lasciati da soli.

Il dottor Valerio Valeriani, 56 anni, è uno di quelli che sono rimasti. Valeriani lavora come psicologo e psicoterapeuta nelle Marche, dove è coordinatore di tre diversi ambiti sociali in 34 diversi comuni. Poiché non si sono verificati crolli a seguito della prima scossa del 24 agosto, in questa zona il sisma non ha ucciso nessuno, ma ha comunque generato il 60% dei danni e degli sfollati complessivi. Negli ultimi tre anni Valeriani ha studiato sul campo come si trasforma ed evolve una comunità il cui territorio viene disintegrato da un giorno all’altro e poi abbandonato a sé stesso, e in cui 21mila persone sono ancora senza una casa.
***

Testi e interviste di Gabriele Cruciata, foto di Marta Clinco.

Categorie: Reportage

I numeri che mancano Seduto nel suo ufficio, Valeriani inizia a raccontarci la difficoltà di lavorare in un territorio in cui nessuno sembra voler raccogliere dati in maniera scientifica. «Io più volte ho chiesto alla Regione Marche dei numeri sistematici su cui lavorare, e quando non mi rispondevano ho anche sollecitato. Ma poi non è successo niente, e allora i dati ho iniziato a raccoglierli io insieme al mio team» spiega. I numeri che lo psicoterapeuta stava cercando sono relativi ad un ampio spettro di fenomeni capaci, nel loro insieme, di fornire una fotografia adeguata di ciò che sta succedendo […]

Da nulla a tutto quello che vuoi.
Decidi tu quanto costa!


Continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi seguiti da un asterisco sono obbligatori.

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>