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Accadueò

Conteremo anche le gocce

L'acqua dovrebbe essere un diritto. Invece è una merce, ed è sempre più richiesta.

Tutto ciò che provoca la scarsità di un elemento è un fattore di valorizzazione di tutte le attività che estraggono, gestiscono, distribuiscono e vendono quella risorsa. Non importa quale sia la natura di quell’elemento e non importa nemmeno se nella storia umana esso sia stato trattato come un bene comune: la scarsità lo trasformerà in una merce e la trasformazione in merce lo assoggetterà alle leggi del mercato e, di conseguenza, a quelle della finanza.

Nell’ultimo mezzo secolo, il raddoppio della popolazione mondiale e il riscaldamento globale hanno trasformato l’acqua in una merce sempre più richiesta e la finanziarizzazione di questo elemento imprescindibile per la vita è, giorno dopo giorno, una realtà sempre più concreta.

Se facciamo ruotare il mappamondo e vogliamo trovare i promotori di questa tendenza alla privatizzazione, il nostro indice finisce sul Regno Unito.

A mettere in discussione il riferimento giuridico del Codice di Giustiniano (534 d.c.) che affermava la natura pubblica dell’acqua è il Trattato del Governo di John Locke, opera che nella seconda metà del XVII secolo legittimava l’appropriazione dei commons (beni comuni) sulla base di un diritto di proprietà derivante dalla trasformazione, per mezzo del lavoro e dell’utilizzo di energia, delle risorse naturali in beni utili all’uomo. Ci volle un secolo perché le idee di Locke trovassero applicazione giuridica con gli Enclosures Acts, dando il via alla tendenza anglosassone alla privatizzazione dei beni comuni, acque e terre in primis.

Un altro giro del mappamondo, lungo un paio di secoli, ci riporta ancora una volta nel Regno Unito.

È il 28 novembre 1989. A un anno esatto dalla fine del suo terzo e ultimo mandato, Margaret Thatcher accende la miccia: “Persino nella Francia a guida socialista hanno capito che privatizzare l’acqua è meglio che nazionalizzarla. E penso che la privatizzazione dell’acqua porterà dei grandi risultati”.

Le parole della madre del neoliberismo avviano un lento e inesorabile processo di privatizzazione dei servizi idrici: reti, infrastrutture e concessioni per la captazione finiscono nelle mani di società private che iniziano a tagliare la fornitura a coloro che non pagano le bollette. A cavallo fra il vecchio e il nuovo millennio, nel Regno Unito viene approvata una legge che vieta di tagliare le forniture elettriche, ma il mondo della finanza h…

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