“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
Lavoro povero
Una delle grandi battaglie culturali che si sta svolgendo ormai da anni è quella sul lavoro. Per questo ne parliamo in maniera sistematica su Slowly. Ci sono due elementi di questa battaglia che avvelenano la conversazione:
– il mercato del lavoro, che non è sinonimo di lavoro (e che mostra tutti i suoi limiti, visto che i lavori delle persone indispensabili che mandano avanti interi settori sono spesso sottopagati)
– l’idea che lavoro significhi per forza sacrificio
C’è poi una costante umiliazione dell’altro nella conversazione: il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon che dice che anche i laureati devono accettare di fare i camerieri, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che dice che lo stato non può mantenere chi aspetta il lavoro dei sogni sono solo alcune delle dichiarazioni che buttano benzina sul fuoco.
In effetti, i giornali da anni non fanno che enfatizzare tutti i problemi del reddito di cittadinanza, dimenticandosi sistematicamente i veri numeri.
E dimenticandosi sistematicamente che esiste, sebbene sommerso e per nulla rappresentato, il problema del lavoro povero. Cioè di tutte quelle persone che lavorano – 1,3 milioni secondo l’ISTAT – ma comunque non raggiungono una retribuzione di almeno 12mila euro l’anno.

Cose che restano
- Restare umani
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
Articolo6 mesi faL’anonimato di Banksy è un atto politicoLa cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]
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