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EP2 – Pinelli, allora e oggi

Il problema della storia di Giuseppe Pinelli è che la conosciamo tutti. Il ferroviere anarchico, la finestra aperta al quarto piano della questura di Milano, il commissario Calabresi. E la bomba di piazza Fontana, le inchieste, le controinchieste, le sentenze storte.

Sappiamo tutto, nel dettaglio.

Abbiamo letto libri, ascoltato interviste, incontrato gente che a quel tempo già c’era e che ricorda, ricorda, ricorda. Mettere in fila i fatti è un lavoraccio tremendo quando di fatti ce ne sono così tanti e sono così tanto contraddittori. E poi il tempo, maledetto. Più passa e più i dettagli sfumano via, si mischiano tra di loro, ognuno li vede come li vuole vedere. Vale per tutte le storie, figuriamoci per quelle irrisolte. Già, perché malgrado sappiamo praticamente tutto di Pinelli, la sua è una storia senza finale.
Certo, si dirà, ci sarebbe una sentenza, ma quella forse è meglio lasciarla perdere.

Ci sono delle scene. E da una di quelle vale la pena cominciare.

Giuseppe Pinelli al Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Milano. Foto scattata tra il 1968 e il 1969. Autore sconosciuto.

La notte tra lunedì 15 e martedì 16 dicembre 1969, la stanza del giovane commissario dell’Ufficio politico della questura di Milano Luigi Calabresi è piena di fumo. L’interrogato ha 41 anni, di lavoro fa il ferroviere e risponde al nome di Giuseppe Pinelli. In questura, Pinelli ci è entrato tre giorni prima, la sera del 12 dicembre, a poche ore di distanza dalla bomba scoppiata alla Banca dell…

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