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Gli anarchici van via

Il mondo come volontà e agitazione

Roma, quartiere Prati, piazzale degli Eroi. C'è una targa appesa a un muro, un po' nascosta come molte cose nella Capitale: sono lì ma in pochi se ne accorgono. Bisogna farci attenzione, oppure andarle a cercare. La targa di piazzale degli Eroi è dedicata a Errico Malatesta, e sopra si parla di lui come di un «apostolo della libertà».

Roma, quartiere Prati, piazzale degli Eroi. C’è una targa appesa a un muro, un po’ nascosta come molte cose nella Capitale: sono lì ma in pochi se ne accorgono. Bisogna farci attenzione, oppure andarle a cercare. La targa di piazzale degli Eroi è dedicata a Errico Malatesta, e sopra si parla di lui come di un «apostolo della libertà».

La scelta delle parole, per gli anarchici, è una delle cose più difficili del mondo. Nella sua biografia di Malatesta [“Non ho bisogno di stare tranquillo”, Elèuthera 2012], Vittorio Giacopini ammoniva che troppo spesso i militanti anarchici sono innamorati della retorica, pur in fondo ripudiandola, e quindi accade che le parole significhino troppo o troppo poco, che insomma non siano mai adeguate a una visione del mondo che fa della libertà l’assoluto più assoluto di tutti gli assoluti. Non si può nemmeno far conto sulla memoria, perché essa stessa, in fondo, è fantasia. Insomma, la realtà non può essere che un terreno di scontro tra bisogni e pensieri diversi. E si finisce con il parlare tanto, tantissimo. Troppo.

Errico Malatesta, però, era un uomo di non moltissime parole. La sua è indubbiamente la biografia di uno degli anarchici più importanti degli ultimi duecento anni, ma di sue prove scritte c’è pochino. Certo, c’è il famoso “Programma anarchico”, un manifesto ancora valido per quasi tutti gli anarchici del pianeta Terra. Ma sono poche pagine, in fondo. Il resto, a scartabellare tra le bibliografie, è un insieme di opuscoli, articoli, interventi, cose scritte probabilmente in mezz’ora o poco più, legate alle contingenze. Risposte, attacchi, difese, atti più o meno dovuti. Nessuna opera organica, come si dice. Niente tomi pensati per durare, niente solchi sulla terra per indicare la strada. Chi vuol essere anarchico deve arrangiarsi e prendere Malatesta per quello che è stato: «il rivoluzionario più temuto da tutti i governi e le questure del Regno» (ancora Giacopini). Anzi, «il Lenin d’Italia», anche se i due non …

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