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Gli anarchici van via

Il Virus è potere

A un certo punto abbiamo creduto che ne eravamo usciti. Dopo l’estate, ma prima ancora di rimettere i cappotti, del lockdown andato in scena tra marzo e maggio si parlava come di un ricordo non molto piacevole e che ci ha costretto a rivedere gran parte delle nostre abitudini. Qualcosa con cui dover ancora fare i conti fino in fondo, ma tutto sommato passato. Non era così. Qualcuno lo diceva, l’espressione «seconda ondata» affiorava in qualche discorso, ma alla fine nessuno ci pensava davvero. Era la speranza che si sostituiva alla razionalità, il pensare positivo a tutti i costi che ha allontanato per qualche tempo una realtà che comunque non è mai stata meno che drammatica.

E così, alla fine di ottobre, l’uscita dei dati sulla ricrescita dei positivi al Covid-19, del numero delle vittime e del progressivo riempirsi degli ospedali è tornata ad essere un argomento di stringente attualità. Ed è ripartito anche il balletto di DPCM, chiusure, restrizioni. Nel dibattito si è insinuato di tutto, dal complottismo a qualche critica piuttosto motivata, fino a qualche giornata, anzi serata, che ha visto decine di migliaia di persone scendere in piazza per manifestare un dissenso difficile da definire con esattezza ma sicuramente esistente nella società. Prima Napoli, poi Milano, Torino, Genova, Firenze, Ancona. Qualche disordine, come amano scrivere i giornali, qualche confusione, qualche stupidaggine, qualche cosa sensata. Una convinzione: questa classe dirigente non ha idea di come venir fuori dalla situazione.

«Andrà tutto bene», lo slogan esibito sui balconi a primavera, non si dice più.

Le piazze, come spesso accade, sono comunque durate poco. È ancora presto per fare un’analisi, e ogni posizione netta è una coperta corta: se tiri da una parte ne scopri un’altra. Difficile dire. Vero è che nella protesta c’era di tutto: sono state piazze spurie, in qualche modo sporche, piene di neofascisti, di tamarri, addirittura di criminali più o meno organizzati.

Cosa ne pensano gli anarchici? Ecco, per cominciare dicono che «i giornali dovrebbero smetterla di accostare la confusione delle istituzioni all’anarchia». Il riferimento è ai vari titoli che mettono quella parola – «anarchia» – per cercare di definire lo stato di confusione generalizzato di queste settimane. Chiarita la nota semantica, sulle piazze nello specifico, il giudizio è sospeso: molti anarchici «sono andati a vedere», cioè hanno partecipato alle manifestazioni, ma non c’è un giudizio preciso su come sono andate le cose.

«La logica dei famigerati DPCM – si legge sull’edi…

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