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EP1 — Dai monti di Carrara

Comincio a pensare che lui abbia ragione soltanto quando esco dalla stazione di Carrara e la guida locale, il producer insomma, a cui ho deciso di affidarmi mi aspetta appoggiato alla sua macchina. È una vecchia Cinquecento gialla che si muove in avanti non solo per merito della benzina, ma anche delle bestemmie che il conducente sfodera con inquietante frequenza all’inizio e alla fine di ogni frase: «Siamo comunque in Toscana, qui è un intercalare».
Luca è un ex giornalista convertito all’insegnamento. Pure lui, prima ancora di salutarmi, mi domanda come diavolo mi sia venuto in mente di occuparmi degli anarchici. «Portano solo guai», dice. «Vedrai, qualsiasi cosa sarai in grado di scrivere, loro non saranno d’accordo», aggiunge.

Ho una vaga idea di quello che intende, ma come si fa a non lanciarsi alla ricerca di persone così? Se il raccontare le storie ha un senso, sono esattamente queste le storie che ha senso vengano raccontate. Le storie di chi ha una grande storia ma che vuole tenerla per sé, per tutta una serie di motivi che riguardano più la sfera emotiva che quella razionale, più i sentimenti che gli ideali o, peggio, la politica. Gli anarchici oggi vengono considerati dei teppisti (quando va bene) o degli inguaribili romantici (quando va male), e l’immaginario è diviso tra gli abiti stracciati e luridi dei punk odierni e l’inappuntabile eleganza dei compagni del passato, persone sobrie, discrete e insospettabili. Ecco, una Cinquecento gialla forse può essere sobria ma, nel 2020, non è assolutamente discreta né insospettabile. Al nostro passaggio sul vialone che dalla stazione porta verso il centro ho la sensazione che la gente che passeggia sui marciapiedi si fermi soltanto per guardarci.

Una panoramica di Carrara.

«A Carrara – dice ancora Luca – sono tutti anarchici. Persino mio padre, che era democristiano, in fondo in fondo era un po’ anarchico e lo è ancora adesso». Non posso non domandarglielo: e tu? Luca accosta la macchina in doppia fila. «Devo fare un salto in banca», bofonchia. Scende, torna dopo un quarto d’ora e cambia argomento.
Comunque, che da queste parti siano tutti anarchici me lo dirà dopo anche Marco Rovelli, scrittore, cantante, autore del libro «Il contro in testa», dedicato proprio a Carrara, ai suoi cavatori di marmo e ai suoi anarchici. «Qui la gente è dura. I carrarini sono contestatori quasi a prescindere. Sono contro e basta». E questa potrebbe sembrare una battuta anche vagamente provocatoria, ma dietro c’è una nobiltà di pensiero che non può lasciare indifferenti. La risposta alla domanda su cosa sia un anarchico non c’è ancora, ma forse capire che cos’è un carrarino può aiutare a fare qualche passo avanti.

Avvolta dalle montagne bianche e po…

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