fbpx
Il lungo viaggio. Storia universale della psichedelia

Arte e controculture

Come sono state usate le sostanze nel mondo dell'arte?

Un altro ambito fortemente influenzato dall’immaginario lisergico è stato il mondo delle arti plastiche. In questo campo, dove paradossalmente in certi casi l’influenza psichedelica risulta evidente, si è lungamente rimandato (per non dire rimosso) il discorso sul contributo esercitato a partire dagli anni ’60 dalla diffusione delle sostanze psicotrope per scopi ricreativi tra le classi artistiche e intellettuali nordamericane ed europee. Ad affrontarlo in modo originale e organico è stato per la prima volta il critico d’arte del New York Times Ken Johnson, che nel suo Are you Experienced? scioglie l’equivoco che riconosce l’arte psichedelica confinata a quel pugno di artisti che – come Alex Grey, Robert Venosa o Al Held – hanno provato a rappresentarne alcuni elementi esplicitamente ispirati da uno stato di visione alterata dalle sostanze (come i colori particolarmente saturi, i motivi geometrici ricorrenti, i sistemi a griglia o, anche, la mancanza di elementi narrativi nei film di avanguardia). Per Johnson l’influenza della psichedelia va molto più a fondo, fino a diventare addirittura la fonte primaria di gran parte dell’arte nata a partire dagli anni ’60. Il suo è un esame olistico, secondo cui l’espansione della coscienza in quel frangente ha inconsciamente ma profondamente alterato il panorama artistico, creando di fatto il postmodernismo (è una tesi ardita ma è anche l’unica al momento sul piatto). In quel momento, la pervasiva diffusione della psichedelia nel sottobosco artistico statunitense influenzò il modo in cui l’arte visiva veniva prodotta e percepita. Una volta alterato lo Zeitgeist, non era più necessario che questo o quell’artista avesse fatto esperienza diretta delle sostanze, perché, per usare le sue parole «ormai era l’America ad aver preso l’LSD» – rendendo la mutazione parte integrante del nuovo corso internazionale.

Per Johnson da un certo momento in poi diversi artisti, più o meno consapevolmente, hanno condiviso l’idea che lo scopo dell’arte non fosse tanto quello di creare oggetti esteticamente rilevanti ma di fornire esperienze in grado di dialogare con la coscienza degli spettatori. «La cultura psichedelica degli anni ’60 – afferma il critico – riguardava la maggior parte delle stesse aspirazioni dell’arte contemporanea, e divenne per me il fulcro in cui tutte le strade si intersecavano», e ancora «le energie creative e intellettuali che hanno preso vita [in quel momento] stanno ancora alimentando l’immaginazione degli artisti di oggi».

Contribuisci
Sicuramente si può fare di meglio! Se hai idee, suggerimenti, integrazioni, o correzioni da proporre, questo è lo spazio!

Diventa un membro e unisciti alla conversazione

Slow News è una piattaforma per il giornalismo finanziato dai membri, senza pubblicità e l’iscrizione è scegli cosa paghi! Partecipa alle conversazioni con corrispondenti, esperti invitati e oltre 10.000 membri da tutto il mondo diventando un membro oggi.