fbpx
Feminism(s): la rivoluzione è plurale

Esiste uno specifico femminile? Intervista a Antonella Lattanzi

Ad oltre sei mesi di distanza dai primi articoli sul caso Weinstein pubblicati sui giornali americani il tema ora sembra semplicemente scivolato via dall'agenda del giornalismo italiano, e l'effetto liberatorio e potenzialmente emancipante di tutto lo scandalo è finito per diventare un affare morale

Parlare di dinamiche di genere, in Italia, è sempre un affare complicato. Anche dopo che il caso Weinstein ha travolto Hollywood, allargandosi immediatamente in tutto il mondo e superando i confini del cinema e dello spettacolo, qui da noi tutto il clamore e l’indignazione di fronte all’abuso sistematico del potere sotto forma di molestie sessuali si sono risolti in settimane di polemiche e attacchi personali contro le donne che hanno avuto il coraggio di parlare.

A più di sei mesi di distanza dai primi articoli sul caso Weinstein pubblicati sui giornali americani — NY Times e New Yorker furono i primi — il tema ora sembra semplicemente scivolato via dall’agenda del giornalismo italiano e l’effetto liberatorio e potenzialmente emancipante di tutto lo scandalo è finito per diventare un affare morale, perdendo tutta la sua radicale carica rivoluzionaria.

Qui su Slow News, però, l’agenda dettata dai quotidiani non ci interessa. O meglio, non ci interessa quella girandola impazzita che chiamiamo «agenda» e che genera tifo e indignazione più che comprensione e analisi. Per questo abbiamo preso un treno e siamo andati al di là delle Alpi, a Locarno, in Svizzera, dove tra 16 e i 18 marzo scorso, il festival ha organizzato una tre giorni per dare spazio alle immagini e le parole di tre donne: Laura Bispuri, Susanna Nichiarelli e Antonella Lattanzi.

Con quest’ultima, scrittrice e sceneggiatrice, abbiamo avuto la possibilità di parlare proprio di questi temi, subito dopo il suo intervento al festival.

«Non credo che ci sia una specificità femminile nella letteratura», attacca quasi sussurrando nel foyer del Gran Rex, mentre in sala va in onda Che fine ha fatto Baby Jane? e continua: «Esistono libri buoni e libri cattivi, esattamente come esistono film buoni e film cattivi ed è veramente importante che smettiamo di focalizzarci solo e sempre sul sesso dell’autore, ma leggere i suoi libri, guardare i suoi film al di là del fatto che sia uomo o donna.

Se proprio devo trovare una differenza, è che, almeno per quanto mi sembra, i film delle donne e i libri delle donne siano guardati e letti meno di quelli degli uomini. Un po’ perché ci sono meno autrici, meno registe, meno sceneggiatrici, di quanti ce ne siano invece del sesso opposto. È per questo che poi vengono organizzati momenti come questi, una tre giorni dedicata alle voci delle donn…

Contribuisci
Sicuramente si può fare di meglio! Se hai idee, suggerimenti, integrazioni, o correzioni da proporre, questo è lo spazio!

Diventa un membro e unisciti alla conversazione

Slow News è una piattaforma per il giornalismo finanziato dai membri, senza pubblicità e l’iscrizione è scegli cosa paghi! Partecipa alle conversazioni con corrispondenti, esperti invitati e oltre 10.000 membri da tutto il mondo diventando un membro oggi.