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Feminism(s): la rivoluzione è plurale

«Il femminismo? O è radicale o è capitalismo»: intervista a Jessa Crispin

«L'idea base del femminismo è migliorare la condizione delle donne in generale. Ma il problema di questa nuova ondata di femminismo è che la sua definizione di donna mi sembra un po' troppo stretta».

A praticamente un anno di distanza dal più grosso scandalo che abbia mai investito lo show business, quello partito dalle denunce di molestie verso Weinstein e poi propagatosi in tutto il mondo, a diversi livelli e a diverse intensità, il movimento femminista ha vissuto un momento strano. Da una parte, grazie all’attivismo di alcune intellettuali e a grandi movimenti di piazza, pare essersi rafforzato, dall’altra, se dobbiamo invece guardare a come si è diffusa la protesta sui social network e nella opinione pubblica internazionale, quello stesso movimento, ingrassato nelle fila e massificato nei contenuti, sembra invece aver perso per strada una vera carica radicale e rivoluzionaria.

In questo contesto, qualche mese fa la casa editrice Sur ha pubblicato un libro decisamente interessante intitolato Perché non sono femminista?, scritto dalla attivista Jessa Crispin, un personaggio decisamente interessante, radicale per davvero, il cui lavoro, oltre che dare voce a una posizione che per il femminismo mainstream potrebbe risultare scomoda, ha una potenza ideologica fenomenale e sul serio rivoluzionaria.

«L’idea base del femminismo è migliorare la condizione delle donne in generale,» inizia a dirmi per rispondere a una prima, generica domanda su cosa intenda lei per femminismo e su quali siano i problemi del movimento di questi anni. Parla veloce, ma spezzettata, come se continuasse a riflettere nel frattempo. «Ma il problema di questa nuova ondata di femminismo», continua dopo una di quelle pause strozzate, «è che la sua definizione di donna mi sembra un po’ troppo stretta».

© Pixabay

Che cosa vuol dire? Qual è la loro definizione delle donne?
La loro definizione di donne è molto semplice: intendono riferirsi solo alle donne che sono in grado di migliorare il proprio stato di vita, che possono pensare di essere indipendenti, che sono ambiziose e via dicendo. È evidente che questa definizione lascia fuori le donne più povere, le donne migranti, le donne che non hanno accesso ai social media e così via. Queste ultime sono emarginate quasi completamente dal discorso femminista.

Perché questa chiusura?
Perché tendono a non capire che il discorso femminista riguarda tutte. E io credo che dipenda quasi tutto da…

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