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Mobilità

Il punto di partenza

Muoversi è uno dei diritti inviolabili di ogni individuo, così come sancito dall’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, del 10 dicembre 1948.

Eppure, ogni anno di più, il senso di quel diritto inviolabile di ognuno di noi sta cambiando lentamente ma molto radicalmente fino al punto che, ormai, il diritto di muoversi equivale sostanzialmente al dovere di avere un’automobile, pena l’immobilità e l’esclusione.

«Il mondo del trasporto sta cambiando rapidamente e il suo futuro è incerto», iniziava nel 2017 un report pubblicato dall’iniziativa “Sustainable Mobility for All”, che metteva in guardia sul fatto che un certo futuro della mobilità rischia di «generare gravi disuguaglianze in termini economici e di progresso sociale; può promuovere l’uso di combustibili fossili, degradare l’ambiente e aumentare il numero di morti da incidenti legati ai trasporti e inquinamento atmosferico»

Come per molti altri campi, anche in questo le scelte che prenderemo nei prossimi mesi e anni stabiliranno la direzione che prenderemo per decenni.

Da una parte chi lavora per l’esasperazione ancora più netta della dipendenza di quel diritto dal trasporto individuale ad alto impatto energetico, ovvero dall’auto; dall’altra, chi sul territorio prova a costruire le alternative, individuali e collettive, diffuse e a basso impatto energetico.

La prima delle due parti è quella capeggiata dai colossi industriali che producono automobili, dal settore energetico e assicurativo, da quello bancario, e la loro ricetta è la stessa che ci ha portato fin qui. La seconda parte, invece, è composta da gruppi di cittadini, attivisti e ricercatori che si stanno organizzando e iniziano a lottare per un mondo libero dalle macchine.

I primi — pochi e molto ricchi — dispongono di una quantità di risorse economiche e politiche enormi, possiedono giornali, investono da decenni miliardi in pubblicità e in strategie lobbistiche per difendere i propri interessi. I secondi – cittadine e cittadini di ogni origine ed etnia — queste leve economiche e politiche non le hanno, e devono faticare ogni giorno per farsi ascoltare dai rappresentanti delle proprie comunità, per ora con esiti scarsi.

Se c’è però una cosa che ci ha insegnato la quarantena è che quell’universo di spostamenti è composto in gran parte di spostamenti indotti, obbligati, che spesso potrebbero essere evitati attraverso un ripensamento radicale delle abitudini lavorative e non solo di tutti noi.

Questo lavoro, insieme agli altri del Mondo Nuovo, non vuole semplicemente presentare il problema, ma vuole anche proporre delle soluzioni dando voce alle persone e alle comunità che sui media mainstream non trovano spazio.

Una questione politica

Come tutti i grandi temi che affrontiamo in questa serie del Mondo Nuovo, come tutto quel che facciamo nel nostro rapporto con la società (persino nelle nostre scelte individuali), anche la mobilità è un tema profondamente politico.

Perché se rivoluzioniamo la mobilità e usciamo dalla dipendenza dalle automobili mettiamo in discussione l’intero vecchio mondo capitalista industriale, quello basato sulla concentrazione di ricchezze e di poteri, sulla sovrapproduzione, sull’utilizzo massiccio di risorse ed energie. Ed è lì che cominceremo a costruire realmente un mondo realmente nuovo.

Nel mondo dell’informazione mainstream, il tema è trattato semplicemente dal punto di vista di chi quel mondo sovvenziona e possiede – produttori di automobili e di energia — tanto che esiste in ogni giornale il settore Motori, ma mai il settore Mobilità. È il loro modo, quello del mondo vecchio che ha tutto l’interesse di convincerci che all”automobile non ci sia alternativa, di cercare di garantirsi un futuro.

Noi, invece, crediamo in un altro giornalismo, quello che non dipende da loro, ma che dipende da tutti noi.

Le domande da cui partiamo

Quanti degli spostamenti che facciamo ogni giorno sarebbero evitabili?
Che cosa comporta la dipendenza quasi totale dei nostri spostamenti dall’automobile?
Come facciamo a liberarcene?
Come ci si può muovere in maniera diversa, collettivamente o individualmente, senza sacrificare i nostri desideri ma in maniera sostenibile per il pianeta e per le nostre vite?

Se hai risposte a questi interrogativi, se ne hai altri da aggiungere, se hai letture da consigliarci, storie da raccontarci e soluzioni da suggerirci, puoi aiutarci a costruire anche tu questo pilastro del mondo nuovo.

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Come ci prepariamo alla scrittura di questo pezzo

Anche per scrivere questo pezzo stiamo studiando, da tanto tempo.
In particolare, dopo aver dedicato l’ultimo anno a studiare questo tema e pubblicando il pamphlet Contro l’automobile (Eris Edizioni) e la serie Realismo automobilista (Slow News), sto frequentando un corso dell’Università di Amsterdam che si chiama Unraveling the Cycling City.

Che approccio mentale serve?

Bisogna prendere coscienza del fatto che la mobilità è un diritto collettivo, non individuale. Bisogna iniziare a pensare all’uso delle auto come una dipendenza e non come una libertà. Bisogna immaginare oltre i limiti imposti dal pensiero dominante, usare il pensiero laterale, cambiare punto di vista e immaginare cose che non avresti mai osato immaginare.

Bibliografia

Ivan Illich, Energy and equity
Colin Ward, Dopo l’automobile
AA.VV., Il rombo del motore
Loan Sloman, Cars Sick
Mimi Sheller, Mobility Justice
Taras Grescoe, Straphenger, saving our cities and ourselves from the automobile
S. Parissien, The life of the automobile
Peter Newman, Jeffrey Kenworthy, The End of Automobile Dependence
Paul Ingrassia, Crash course, the American automobile industry’s road from glory to disaster
Jane Holtz Kay, Asphalt Nation, How the Automobile Took Over America and How We Can Take It Back
Jeffrey R. Kenworthy, Felix B. Laube, Dr. Peter Newman, An international sourcebook of automobile dependence in cities
Paul Mees, Transport for Suburbia, Beyond the Automobile Age
John A. C. Conybeare, Merging Traffic, The Consolidation of the International Automobile Industry
Catherine Lutz, Anne Lutz Fernandez, Carjacked, The Culture of the Automobile and Its Effect on Our Lives
Andres Duany, Elizabeth Plater-Zyberk, Jeff Speck, Suburban Nation: The Rise of Sprawl and the Decline of the American Dream

Le foto

La foto di copertina è di Sergio Souza e la puoi trovare su Unsplash.

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