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Alessia Arcolaci

Scrivo da sempre, sì tutti quelli che scrivono lo dicono, ma è davvero così. Da quando ho comprato un quadernone con gli anelli e l’ho riempito di fogli verdi, azzurri e gialli. Ero piccola e ho iniziato a raccogliere lì dentro le storie dei personaggi della mia famiglia, degli amici e naturalmente degli amori.

Quando avevo dieci anni ho visto passare alla televisione le immagini dell’attentato a Falcone e Borsellino. Per molto tempo ho pensato che sarei diventata un magistrato e avrei combattuto contro le ingiustizie. Per questo ho iniziato a studiare giurisprudenza ma dopo i primi esami ho capito che non era quella la mia strada. Troppe regole e rigore, io volevo
raccontare il mondo.

Mi sono trasferita a Roma, dal paesone dell’Emilia Romagna in cui sono nata, e mi sono iscritta a Lingue Orientali all’Università La Sapienza. Mentre studiavo la lingua araba e mi specializzavo sul Medio Oriente ho iniziato a collaborare con alcune redazioni locali romagnole. Sono arrivate le prime interviste e le prime storie a cui mi sono appassionata. Ho
iniziato raccontando la mia terra per riuscire dopo, ad andare molto più lontano. E ci sono andata. Ho preso un aereo diretto a Damasco e con un numero di telefono in tasca sono arrivata in Siria. Sapevo solo che avrei continuato a studiare la lingua araba all’Università di Damasco e che avrei incontrato Zeina, la cugina di un mio amico italo-siriano. È stata lei ad accompagnarmi a Bab Touma, nel quartiere cristiano della capitale siriana, a cercare una famiglia che volesse affittarmi una stanza. In Siria ci sono rimasta diversi mesi. Ho incontrato Padre Dall’Oglio, era il giorno del mio compleanno e la magia del monastero che ho scoperto grazie a lui, non la dimenticherò mai. Solo deserto, stelle e marmellata di albicocche.

In Siria ho scritto il mio primo reportage, poi a Lampedusa, in Congo, in Libano con i rifugiati, in Tunisia durante le prime elezioni post rivoluzione. Sono stata nel bel mezzo di un rito vudù in Benin e ho attraversato il Togo in motorino. Così ho iniziato a collaborare con le principali redazioni giornalistiche italiane. In due parole sono giornalista e autrice.

Oggi scrivo, tra gli altri, per Vanity Fair, Elle, F. Sono appassionata di Medio Oriente, Esteri e Diritti. Soprattutto mi piace incontrare le persone e raccontare le loro storie. Sono fissata con gli adolescenti e il loro occhio sul mondo. È passato molto tempo da quando ero anche io arrabbiata come loro, ma non dimentico quella voglia di saltare l’orizzonte per ritrovarsi anche solo un metro più avanti ma completamente diversi. Raccontarli, è la mia seconda ossessione.